Dall'11 gennaio 1942 al 6 maggio 2001: gol che valgono tutto, o quasi. Gol che stravolgono un copione che sembrava già scritto, in extremis, come nel finale di un film che lascia a bocca aperta. E senza voce, tanta è la gioia per quell'esplosione in extremis. Dall'autogol di Faotto, che decide un derby nella stagione del primo Scudetto, al pari di Montella in Juve-Roma del 6 maggio 2001. L'arbitro ha praticamente il fischietto in bocca, come Manganiello allo "Stirpe", ma prima del triplice c'è il fischio singolo e la mano che indica il centrocampo. Gooo! L'adrelina ti esplode dentro e non puoi fare altro che gridare a pieni polmoni.


Come l'8 dicembre 1982, quando il Divino completa la rimonta sul Colonia negli ottavi di Coppa Uefa: è l'88' e siamo avanti 1-0 (dopo il ko con lo stesso risultato in terra tedesca), lo spettro dei supplementari è più concreto che mai, quando il diagonale destro di Falcao illumina a giorno l'Olimpico. È il boato più grande, che fa tremare lo stadio e s'innalza al cielo. Sembra quasi un antipasto di quello che accadrà pochi mesi dopo, quando Roma tornerà sul tetto d'Italia al termine di un'attesa lunga quarantuno anni. Un tricolore che passa per la vittoria al 90' col Verona: è la seconda di campionato, ma la Roma esordisce in campionato all'Olimpico con un 1-0 firmato da Agostino, che al 90' trasforma un calcio di rigore e dà ufficialmente il via alla cavalcata trionfale.
A proposito di boati e di Coppa Uefa, come dimenticare il 24 aprile 1991, quando raggiungiamo la finale grazie al tocco sotto porta di Voeller: sulla respinta di Schmeichel si avventano il Tedesco Volante e Rizzitelli, quasi calciano insieme, l'importante è che il pallone che vale il 2-1 finisca dentro e permetta ai sessantamila dell'Olimpico di urlare fino a far bruciare i polmoni. E Nela, sguardo stravolto e braccia al cielo, crolla a terra stremato e felice.


Dalla Uefa alla Champions: nel 2008 raggiungiamo i quarti di Champions grazie al doppio 2-1 rifilato al Real Madrid. Il ritorno al Santiago Bernabeu lo decide la zuccata di Mirko Vucinic al 92': e poco importa se l'1-1 sarebbe stato sufficiente per entrare tra le migliori otto del mondo; vincere nel Tempio del calcio non ha prezzo, così come il settore che si abbraccia e viene travolto dall'amore. Per non parlare di un'altra incornata, quella di Yanga-Mbiwa che vale la vittoria nel derby del 25 maggio 2015: parlami d'amore, Mapou.
Non solo Montella: prima di Vincenzo c'è stato un altro 9, anzi, il 9, a firmare un 2-2 a Torino con la Juve. In rovesciata, al 90', dopo il sombrero di Chierico a Platini. È il 4 dicembre 1983, abbiamo il tricolore sul petto e le sfide con i bianconeri valgono tutto. Pruzzo li raggiunge all'ultimo respiro, a testa sotto, come in un mondo capovolto. Ci mette la testa, 27 anni dopo, John Arne Riise: cuore di "Roscio" deve semplicemente aspettare che il lancio telecomandato di Pizarro lo raggiunga. È il 93' di Juve-Roma, il 23 gennaio 2010, e il terzino norvegese ci riporta alla vittoria in casa bianconera. Dalla Juve al Torino. Anche contro i granata non mancano le emozioni all'ultimo respiro: nel 2009 Baptista al 91' in rovesciata decide la partita. Controllo di petto e girata da figurina Panini. Dici Toro, leggi Totti: il 20 aprile 2016 il Dieci entra all'86' con la Roma sotto 2-1 e pareggia subito i conti, quindi trasforma il calcio di rigore che vale il 3-2 sotto la Curva Sud. Tutto in tre minuti. A proposito di Totti e di 3-2, la partita col Genoa del 28 maggio 2017 la decide Perotti al 90'. E ci ritroviamo ancora una volta abbracciati, dieci o dodici file più in basso. Col cuore in gol, per la gioia e per la commozione.