Se si chiedeva alla Roma una prova di maturità di fronte alla più forte squadra portoghese nella gara d'andata degli ottavi della più importante competizione calcistica per club al mondo, non si può dire che la risposta sia stata ambigua: la squadra di Di Francesco ha risposto in maniera assolutamente adeguata al suo valore, ha messo alle corde gli avversari, li ha mandati vicinissimi al ko con un uno-due di rara bellezza ed efficacia e poi ha avuto il solo torto di prendere un gol assolutamente casuale nell'ispirazione e nelle modalità, rimandando così alla gara di ritorno la questione qualificazione. Ma se la paura dei più era relativa alla solidità della fase difensiva, dall'Olimpico è arrivato il terzo indizio che ha così confezionato la prova che nel nuovo corso (dopo i patimenti di Firenze nella sera del 7-1) l'equilibrio tattico è diventata la prima necessità per la squadra e per l'allenatore.

Zero fuorigioco

Anche le statistiche supportano la teoria. Una squadra abituata a mettere ad esempio in fuorigioco gli avversari mediamente 4-5 volte a partita l'altra sera ha totalmente rinunciato a tale facoltà. Zero sono state infatti le volte in cui gli attaccanti portoghesi si sono ritrovati in offside. Con Di Francesco era capitato solo altre tre volte (in campionato, mai in Champions League), ma due di queste solo per l'assoluta incapacità degli avversari di attaccare la linea difensiva. In archivio troviamo traccia di questo zero solo nelle sfide col Verona (4 febbraio 2018), col Napoli (3 marzo 2018) e contro il Frosinone, lo scorso 26 settembre 2018. Eppure in un caso tale accorgimento sarebbe stato necessario: in occasione del gol del Porto, se avesse prevalso l'attitudine di Fazio a restare alti (vedi grafiche nella pagina a fianco), Manolas e Florenzi avrebbero lasciato Adrian in fuorigioco e l'azione sarebbe stata immediatamente neutralizzata. Oppure si sarebbero potuti abbassare tutti un po' di più. Ma nel nuovo corso di Di Francesco è previsto per l'appunto anche il passetto in più all'indietro e la immediata riaggressione, e questo nulla toglie alla mentalità comunque offensiva e propositiva che caratterizza il calcio disegnato dall'allenatore abruzzese.

Gli equilibri del 433

Dopo il "bagno" del Franchi, Di Francesco ha cambiato il sistema di gioco tornando all'amato 433, il modulo migliore sia se si vuole esasperare la fase offensiva sia se si vuole contenere gli avversari scegliendo pure dove collocare il proprio baricentro. Da un po' la Roma ad esempio ha deciso di tenerlo più basso del solito. E contro il Porto la differenza tra le due squadre è stata notevole, di circa dieci metri. Più basso quello romanista (43,8 metri) rispetto a quello degli ospiti (54,4). E anche il dato del possesso palla è piuttosto significativo: 43% a 57% di media, con un secondo tempo in cui il Porto ha gestito il pallone addirittura nel 61% del tempo. E così anche i palloni giocati sono stati molti di più per i lusitani (486 passaggi contro 357). Eppure sotto il profilo della pericolosità offensiva non c'è stato paragone: la Roma ha tirato verso la porta 14 volte (9 nello specchio, 5 fuori) contro 7 (di cui solo 2 nello specchio).

E sotto il profilo delle occasioni il dato degli expected goal parla chiaro: 1,17 a 0,55. A vedere nel dettaglio, nel primo tempo si ricordano 6 occasioni romaniste tra potenziali e effettive (Pellegrini che ruba la palla a Felipe, Kolarov che serve basso Dzeko anticipato da Casillas, Dzeko che cerca Pellegrini solo in area e se avesse tirato, Casillas già proteso in avanti non sarebbe mai arrivato sul diagonale del bosniaco, il cross di Kolarov schiaffeggiato dal portiere spagnolo che finisce a un passo da Cristante, la punizione di Pellegrini deviata da Manolas di testa fuori e il clamoroso palo di Dzeko) contro una per il Porto. E nella ripresa oltre ai due gol la Roma è andata vicinissima a segnare con Cristante, con Pellegrini e con Kolarov nel finale, mentre il Porto oltre al gol (casuale) ha avuto due sole occasioni su corner (vedi grafiche pagine accanto) e sul tiro a giro di Herrera che ha sfiorato l'incrocio dei pali: una palla inattiva e una prodezza individuale.

I punti deboli del Porto

La gara ha confermato poi l'esistenza di alcuni punti deboli che i portoghesi non sono ancora riusciti a risolvere. Intanto le marcature preventive: ad ogni transizione, la Roma ha trovato quasi sempre appoggi avanzati nei suoi giocatori liberi dalle attenzioni dei difensori. E in una di queste occasioni (proprio nei secondi finali), la Roma si è trovata ad attaccare in un quattro contro tre con tutti i difensori sbilanciati su un lato e se la ripartenza fosse stata gestita meglio (soprattutto da Nzonzi, che ha ricevuto da Dzeko, a non è andato ad attaccare l'avversario con la dovuta forza, preferendo servire subito Kolarov che però a quel punto si è trovato chiuso) la Roma avrebbe ipotecato la qualificazione e Conceiçao avrebbe avuto mille rimorsi per quell'atteggiamento spregiudicato a pochi secondi dalla fine. Difficile immaginare adesso che partita sarà al Do Dragão.

Di sicuro sarà una gara complicatissima perché la ricchezza di soluzioni offensive del Porto potrebbe consentire loro di spingere parecchio sull'acceleratore e la Roma non ama essere assediata, ma magari i padroni di casa non andranno all'assalto all'arma bianca perché bastando l'1-0 non hanno alcun interesse a scoprire il fianco da subito. Sarà un'altra partita da giocare a scacchi, in cui sarà fondamentale per la Roma non abbassarsi troppo (anche nella rinnovata mentalità più equilibrata) e pensare sempre di poter colpire gli avversari. Un gol la metterebbe al riparo da rimonte beffa, due potrebbero dare la qualifazione.

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📝 TATTICAMENTE 📝 Di @danielelomonaco Si può discutere a lungo alla ricerca dell'eventuale errore alla base del gol con cui il Porto ha dimezzato lo svantaggio di fatto rimettendo in discussione il discorso qualificazione, fino a quel momento piuttosto compromesso per i portoghesi. Ma a rivedere il film in fotogrammi dell'azione, non si notano errori particolarmente gravi, se non per il posizionamento iniziale non perfettamente allineato di Florenzi rispetto alla posizione di Fazio (centrale zona palla e dunque più in alto in grado per comandare nell'azione specifica: è lui che si deve piazzare e gli altri due che sono tenuti a seguirne l'allineamento). In quella zona franca (fotogramma 1) Adriàn Lopez va a cercar gloria andando ad attaccare alle spalle di Manolas che, sorpreso, cerca di recuperare una posizione migliore e ci riesce comunque. Subito dopo, infatti (fotogramma 2), Manolas è nuovamente in controllo dell'avversario che a quel punto può solo cercare una sponda per un compagno a rimorchio (Soares): Fazio in quel frangente dovrebbe stringere più possibile per evitare proprio la sponda all'avversario. Quando poi Soares va al tiro, Manolas lo fronteggia, mai pensando che la traiettoria possa tornare utile per Adriàn. E invece la Roma è sfortunatissima perché l'attaccante brasiliano svirgola il pallone che s'alza a picco (fotogramma 4) e ricade esattamente alle spalle dei difensori giallorossi, giusto sul piatto ancora di Adriàn Lopez. Mirante non potrà fare niente.

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📝 TATTICAMENTE PARTE 2📝 Di @danielelomonaco Il Porto ha battuto un unico calcio d'angolo e per poco non ha fatto gol (si era sullo 0-0): sulla palla decisamente invitante di Telles, è Danilo ad andare ad infilarsi sul primo palo tra Cristante e Dzeko, schierati come sempre a zona (ma di solito il primo è Edin, implacabile nel respingere questo tipo di insidia). Chi sta primo nella seconda fila del castelletto difensivo (stavolta De Rossi) dovrebbe anche provare ad assorbire il movimento in avanti degli avversari, ma nello specifico il capitano sembra esente da responsabilità perché si preoccupa più che altro di togliere il tempo a Pepe. Nel dettaglio del secondo fotogramma, si vede che il balzo di Cristante non è stato sufficiente a contrastare l'avversario con adeguato vigore

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