L'analisi di Bologna-Roma 1-1: se il gioco troppo fisico abbassa lo spettacolo
Si accende il dibattito sulla muscolarità di certi duelli. Ma l'importante è prevedere lo sviluppo del gioco in fase di possesso palla
(GETTY IMAGES)
La discussione si fa appassionante. Nell’infinito dibattito sulla qualità del gioco del calcio italiano, ma anche europeo e mondiale, si sta piano piano inserendo un nuovo capitolo: la fisicità che richiedono gli uno contro uno a tutto campo forse tolgono qualcosa allo spettacolo. Attenzione, il tema è scivoloso e controverso. Qui bisogna cercare di capire quale sia il vantaggio che cercano gli allenatori che puntano tutto sui duelli individuali. E a quale costo? E lo spettacolo poi non ne risente? L’obiezione viene facile: ma Gasperini è proprio il primo che ha impostato la sua filosofia di gioco in realtà sul contro gioco, cioè su una modalità aggressiva/difensiva che prevede come ingrediente principale la capacità di impedire agli avversari di sviluppare significative trame di gioco. È vero, la filosofia gasperiniana si fonda proprio su questa aggressività individuale che costringe anche avversari molto tecnici a ripensare le proprie modalità di costruzione. Non serve, ad esempio, provare ad allargarci in un giro palla sia pur veloce, se ogni nostro giocatore è preventivamente marcato da vicino. Il giro-palla funziona quando una squadra avversaria ti marca sostanzialmente a zona e dunque per scelta “battezza” di lasciare qualcuno libero, magari nella zona opposta rispetto a quella in cui si muove il pallone, e quindi se sono bravo a girare questo pallone velocemente, se sono capace di un cambio gioco di 70 metri, se costruisco con rapidità trame di gioco che prevedano lo scarico al giocatore più libero per costruire magari poi con sapiente verticalità la mia azione più efficace. Ma se invece queste linee di passaggio sono continuamente oscurate da una feroce pressione individuale diventa quasi impossibile giocare. E allora lotto su ogni pallone e sfrutto gli errori degli avversari. E lo spettacolo, però, ne risente.
La costruzione di Gasperini
Insomma, quando il piano di Gasperini funziona, la squadra avversaria non riesce a giocare e dunque, per estrema ratio, sceglie di lanciare solo il pallone su un attaccante e andare a lavorare in una zona di campo diversa sullo scarico veloce per un giocatore sotto-palla capace di liberarsi correndo, magari in diagonale, dalla marcatura più stretta. E qui c’è forse il nucleo della questione. Anche quando la Roma è pressata individualmente in maniera feroce, nell’idea di gioco di Gasperini raramente è contemplato il lancio lungo per il centravanti, e si ricorre a questo solo come ultima soluzione. La costruzione ideale per Gasperini è quella che dà un po’ di tempo definiamo per comodità “a ciambella”, quell’allargamento del gioco da centrale, a braccetto, a centrocampista che si allarga, ad esterno, con verticalizzazioni, scarichi e rapidi triangoli che consentono poi di guadagnare campo velocemente e andare attaccare, magari dal lato opposto, con efficacia e in superiorità numerica, trovando spesso sfogo nella famosa combinazione quinto su quinto che ha fatto le fortune dell’Atalanta di Gasperini. Quando ci si lamenta invece della scarsa spettacolarità delle partite molto fisiche e dei duelli individuali si fa riferimento soprattutto all’incapacità poi della squadra che subisce questa pressione di costruire qualcosa di efficace e spettacolare.
I lanci su Castro (e i presunti falli)
Questo è quello che sostanzialmente a fine partita Cristante e anche un po’ Gasperini hanno rimproverato al Bologna, una squadra capace solitamente di trame di gioco veloci e spettacolari, che contro la Roma ha fatto ricorso invece molto spesso al lancio lungo su Castro che ha ingaggiato un duello molto fisico con Ndicka e di cui sia l’attaccante sia l’allenatore del Bologna Italiano si sono a posteriori lamentati, accusando il difensore ivoriano di presunte scorrettezze. A vederla con occhi più oggettivi, sembrava chiaro il tentativo dello stesso Castro di impedire al difensore di anticiparlo attraverso strattonate, tirate di maglia, puntamenti fisici, e dunque, le scorrettezze sono state spesso reciproche e forse bene ha fatto il direttore di gara tedesco Jablonski a lasciar correre il più delle volte, esattamente come si fa nei principali campionati europei che non siano il nostro.
I diversi piani contro la Roma
Partite di questo tipo, quindi, automaticamente perdono di bellezza e vengono decise soprattutto dagli episodi. Alla Roma è capitato recentemente anche con il Genoa e qualche settimana prima con l’Udinese, quando i tecnici avversari hanno puntato sul dinamismo e la fisicità in opposizione alle marcature individuali della Roma e hanno sostanzialmente vinto la partita grazie alla generosa disponibilità di muscoli e centimetri in più. Gasperini se ne lamenta, ma non possiamo biasimare i tecnici che trovano delle soluzioni al controgioco romanista magari rinunciando a qualcosa sotto il profilo della qualità, ma aumentando la prestanza fisica. In qualche modo, si può pensare che se non si dispone della qualità eccelsa che abbiamo visto per esempio col Bayern Monaco contro l’Atalanta o in passato con il Manchester City (che pure soffrì) contro la stessa Atalanta di Gasperini, diventa quasi naturale accettare la strategia e scendere sullo stesso piano per provare a vincere la sfida lottando in maniera più efficace. Tutto questo va a scapito dello spettacolo e ci introduce ad una partita che inevitabilmente si presenta diversa. Il Como di Fabregas, infatti, non può avere la stessa fisicità messa in campo dall’Udinese, dal Genoa e in qualche modo anche dal Bologna e punta sicuramente tutte le sue fiches sulle geometrie e sul dinamismo di trame di gioco indubbiamente spettacolari, con principi precisi ereditati dalla più recente tradizione iberica. Insomma, la partita di domenica nasce su presupposti diversi. La speranza del Como sarà quella di uscire attraverso la velocità del palleggio da queste marcature insidiose, la speranza della Roma è impedire attraverso quelle marcature al gioco del Como di svilupparsi secondo i consueti spartiti. Chi ha ragione e chi ha torto? A comandare dalle nostre parti resta sempre il risultato. E solo attraverso la migliore qualità dei giocatori si ottengono risultati importanti. Questo lo sa Fabregas, lo sa Gasperini, lo sa De Rossi, lo sa Italiano e lo sanno tutti gli altri. Como-Roma, in questo senso, sarà sicuramente una partita spettacolare e vedremo due grandi interpreti delle nostre panchine cercare la vittoria attraverso le proprie convinzioni. Chi ci riuscirà sarà considerato più bravo. Almeno per questa domenica.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
PRECEDENTE