L'analisi di Genoa-Roma 2-1: i dettagli la condannano, ma quella di Gasp è una squadra
Le disattenzioni nelle ultime due partite hanno bruciato cinque punti, ma sono tanti gli elementi che rendono ottimista il tecnico giallorosso
(GETTY IMAGES)
«Mi piace l’odore del Napalm la mattina presto». Speriamo non si offenda nessuno, oltretutto in tempi in cui la guerra non è solo una finzione cinematografica, ma ad ascoltare i commenti post partita di tutta la giornata di ieri su quello che sta avvenendo intorno alla Roma, si avverte quella stessa puzza di bruciato che in qualche modo esaltava l’adrenalina dei soldati americani in Vietnam nell’interpretazione di Robert Duvall nel capolavoro “Apocalypse now”. Basta, è finito tutto, tabula rasa, restano le macerie. Solo 100 minuti fa la Roma meritava di guardare al secondo posto del campionato perché sembrava la squadra più in forma per raggiungere questo risultato. Mancava poco alla fine di Roma-Juventus, la vittoria con largo margine - tale da ribaltare anche ai fini della classifica il passivo di misura dell’andata - era solo l’esaltante frutto di un lavoro spettacolare portato avanti da Gasperini e dai suoi indomiti ragazzi. Poi però ci sono stati gli ultimi 10 minuti della sfida con la Juventus, e in due palle lette male dentro l’area di rigore sono arrivati altrettanti gol che hanno riavvicinato la Juventus a quattro punti e staccato ancora in avanti il Milan e il Napoli. E poi è arrivata la partita di Genova, in cui Gasperini ha dovuto fare delle scelte che qui proveremo anche a spiegare in un contesto storico davvero inusuale che ha comunque tolto al tecnico della Roma due tra i migliori protagonisti della prima parte della stagione, Dybala e Soulé, mentre diventava cronica l’assenza di due che protagonisti non lo sono mai stati, ma che erano stati scelti per esserlo in estate, Dovbyk e Ferguson. Così il tecnico si è ritrovato con un campione prelevato in Premier League, l’olandese Malen, uno che più passa il tempo e più stupisce, compagni e avversari (l’ultimo della lista ad iscriversi tra i “sorpresi” è stato Daniele De Rossi a fine partita), ma anche con dei rinforzi che evidentemente non aveva richiesto e che sono stati ritenuti comunque utili investimenti da parte della società, e in quanto tali non ancora giudicabili.
Pisilli, Cristante e Venturino
Che cosa fa Gasperini per scegliere la formazione anti Genoa? Decide di dare un turno di riposo, che poi si rivelerà per necessità solo mezzo, a Cristante, uno che ultimamente non era sembrato brillantissimo e che probabilmente tornerà molto utile con il Bologna nell’idea di dover scendere in campo al Dallara con un trequartista e due punte, e quindi magari Bryan potrà anche tornare utile alle spalle di Malen e un altro attaccante (Zaragoza?). Ma ci sarà tempo per parlare della formazione anti Bologna. Quel che è certo è che per giocare a Marassi il tecnico ha preferito affidarsi a dei centrocampisti incursori, tenendo un posto di rilievo a Pisilli che è in uno stato di forma tale da non poter pensare di lasciarlo fuori dalla formazione iniziale; accanto a lui ha messo Koné e al fianco di Pellegrini ha inserito invece Venturino, sperando una risposta positiva da parte dell’ex giocatore del Genoa. Poi però sono bastati 30 secondi per capire che tipo di partita sarebbe stata quella con il Genoa. E qui dobbiamo aprire una parentesi.
Il gioiellino Genoa
Se infatti la durezza dell’avversario è stata una sorpresa per molti tifosi della Roma, chiunque abbia visto tutte le partite recenti del Genoa sapeva a che cosa sarebbe andata incontro la Roma nella sfida di Marassi, a maggior ragione perché si gioca lì: andare a prendere punti su quel campo sarà difficile per chiunque e chi ci è riuscito lo ha fatto solo in capo a sforzi non preventivabili (o magari, vedi il Napoli, per un regalino arbitrale all’ultimo minuto, mentre alla Roma è stato sicuramente tolto il diritto di poter battere un rigore sull’1-1). De Rossi ha giocato uno scherzetto a Gasperini annullando i rapporti di forza teoricamente a vantaggio della Roma e sorprendendo i giallorossi con uno schieramento a specchio molto muscolare in cui Ekuban, Ekhator e Messias hanno funzionato da apriscatole per tenere altissimi i ritmi e stancare i giocatori della Roma, su cui peraltro gravavano diffide condizionanti che, per esempio, hanno penalizzato Ndicka, ammonito dopo soli 12 minuti. De Rossi ha ordinato pressioni altissime che hanno messo a dura prova sia le resistenze fisiche dei giocatori della Roma, sia la loro proprietà di palleggio, con quella tipica manovra a “ciambella” (raddoppiando gli uomini sull’esterno per svuotare il centro) che è stata mortificata dai continui raddoppi studiati dal tecnico rossoblù, un fuoriclasse della panchina mandato via prematuramente da Trigoria con una decisione che - allora come oggi - non ci stancheremo mai di definire folle. Nel secondo tempo, poi De Rossi ha alzato il livello tecnico, riducendo in qualche modo l’impatto dinamico, inserendo giocatori che avrebbero fatto assai comodo alla panchina della Roma: Malinovskyi, Colombo e Vitinha, forse non per caso protagonisti nell’azione decisiva del due a uno. La partita poi è stata decisa proprio dall’episodio del gol, proprio quando la Roma sembrava sul punto di poterla vincere.
Le certezze di Gasperini
È qui che si innestano i giudizi più ingenerosi su tutto quello che di buono anche nella partita di Marassi la Roma stava provando a costruire, nelle difficoltà del contesto e dell’avversario, ed è qui che prorompe quel sentore di bruciato che lasciano tanti commenti sommari arrivati nella giornata di ieri a invelenire il clima intorno alla Roma. A guardarla a mente fredda, restano però tanti punti di conforto su cui può contare Gasperini. Intanto per il cammino in Europa League, la Roma si conferma una squadra che nessun avversario riesce a mettere sotto e nel doppio confronto questa è una qualità fondamentale, perché riduce i rischi di brutte figure e strani rovesci e porta a pensare che la qualificazione, anche contro avversari di primo livello, si potrà giocare sui dettagli ed è lì che c’è maggior margine di miglioramento, visto quello che i difensori della Roma hanno concesso nelle ultime due partite, con quattro gol lasciati agli avversari in un contesto di ingiustificata facilità. Se dall’infermeria non sembrano uscire buone notizie, è dalle risorse interne che Gasperini saprà trarre il massimo, sapendo di poter contare su una difesa che 10 giorni fa, non 10 mesi, era omaggiata come la più forte d’Europa, sapendo di avere ormai diverse scelte in mezzo al campo tali da consentire le più diverse soluzioni, e sapendo di avere davanti un centravanti che ci invidiano tutti i direttori sportivi d’Italia e d’Europa, quelli che si sono fatti sfilare l’olandese da sotto il muso a un prezzo che per il suo valore tecnico è stato clamorosamente conveniente. Le soluzioni per affiancarlo non mancheranno, in base alle diverse partite che si andranno a giocare. Chiaro che sarebbe fondamentale il recupero di Soulé, così come se si potrà accelerare la fase di ambientamento di Zaragoza ci sarà un’altra arma offensiva da poter utilizzare. E anche Pellegrini e Venturino torneranno utili. Mai a dar morta una squadra di Gasperini. In passato questo errore lo hanno commesso molti avversari dell’Atalanta, a volte la stessa Roma. Quest’anno però Gasperini sta sulla panchina giusta.
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