La Roma si è qualificata come prima del suo girone di Conference League dopo aver passato i preliminari con una doppia vittoria, vincendo nel gruppo C quattro partite su sei (perdendone una sola), segnando, in tutte e otto le gare giocate, 23 gol e subendone 12, di cui sei solo nella nefasta serata norvegese. Prima di qualsiasi altra considerazione sul momento della squadra giallorossa bisogna partire dai numeri. E i numeri dicono che la qualificazione della Roma è avvenuta secondo pronostico e poco conta che proprio all'ultima giornata sia arrivato il favore dello Zorya per stabilire le gerarchie definitive del gruppo. La storia del calcio è piena di cammini trionfali di squadre che hanno scritto pagine memorabili di questo sport che però hanno vissuto momenti di snodo decisivi passati attraverso eventi fortunati e/o immeritati. Così come è pieno di squadre che avrebbero meritato di tagliare traguardi prestigiosi ma che alla fine non ce l'hanno fatta, sprecando magari l'occasione della vita per un singolo episodio poco fortunato. Ecco perché con un pragmatico come Mourinho sulla panchina è necessario guardare innanzitutto i risultati. La Roma in Conference League ha fatto il suo dovere, raggiungendo peraltro un risultato impressionante ove si consideri che per la 20ª partita consecutiva la squadra giallorossa è andata in gol: l'ultima sfida in cui era rimasta a secco fu proprio con i bulgari del CSKA di Sofia in gara due del gruppo di Europa League dello scorso anno. Le successive 12 sfide più le 8 di quest'anno hanno visto sempre la squadra giallorossa segnare almeno una rete. In Italia il record è detenuto dalla Juventus che a cavallo degli anni 1996 e 1997 ha segnato in 21 partite di seguito.

Quei cali di tensione

Poi c'è la partita di Sofia, complicata sia per il momento psicologico sia per la questione ambientale. Non è stato facile viaggiare in una settimana difficile come quella che sta per terminare, dopo la brutta sconfitta con l'Inter, né esprimersi ad un accettabile livello di prestazioni con la temperatura sotto zero dello stadio di Sofia. Ma la Roma nel primo tempo ha espresso un buon calcio, dominando il gioco, segnando due volte, sfiorandone altri e portandosi ad inizio ripresa su un liberatorio tre a zero. Quello che è accaduto successivamente è comprensibile ma non scusabile. I cali di tensione che hanno fatto prendere due gol, che Mourinho ha definito «naif», restano imperdonabili per una squadra alla ricerca costante di continuità come la Roma. Immaginiamo che cosa sarebbe potuto succedere dal punto di vista delle ripercussioni ambientali se il Cska avesse trovato all'ultimo secondo anche il goal del 3-3. Ma visto che non è successo, si possono respingere le polemiche più deteriori (quelle che mirano solo a distruggere senza portare alcun contributo al dibattito) e andare invece a capire in concreto che cosa significa abbassare una tensione emotiva, tecnica o tattica.

Gli errori di Cristante

Lo abbiamo fatto ad esempio andando a isolare gli episodi dei due gol incassati per capire dove sia nato l'errore. E rivedendo tutti i gol subiti quest'anno è venuto fuori che lo stesso tipo di disattenzione si è verificata già altre sei volte. L'errore commesso da Cristante sia sul primo sia sul secondo gol di Sofia è lo stesso ed è spiegato nei dettagli nella grafica della pagina accanto: un centrocampista che segue l'azione correndo verso la propria porta ha il dovere di supportare l'azione difensiva dei suoi compagni di squadra (che la maggior parte delle volte hanno la schiena alla propria porta e quindi possono fronteggiare gli avversari) proprio occupandosi della marcatura dei giocatori che arrivano da dietro. Sta di fatto che entrambe le volte Cristante avrebbe dovuto provare ad "aprire" di più la sua postura rispetto agli avversari e coprire il passaggio orizzontale, più che provare a rinforzare lo schieramento dei suoi compagni che andavano ad opporsi frontalmente ai portatori.

Sei reti molto simili

Questo problema quest'anno nella Roma si è verificato almeno altre sei volte: pensiamo alla rete di Džeko con l'Inter, con Kumbulla che non ha seguito il contromovimento dell'attaccante bosniaco e non si è abbassato con lui nel momento in cui ha trasformato in oro il suggerimento all'indietro di Çalhanoğlu. Ma anche in Norvegia due delle sei reti sono state incassate perché i difendenti giallorossi hanno negligentemente seguito la traiettoria della palla invece di preoccuparsi di inibire il passaggio ai sostegni all'azione offensiva: è capitato nelle due reti di Botheim con l'errore commesso prima da Ibañez e poi da Kumbulla. Ricorderete poi il gol incassato nel derby con la Lazio, con lo stesso Ibañez che si fa attrarre da Immobile su cui era già in marcatura Mancini lasciando tutto lo spazio per il passaggio orizzontale per Pedro, e parzialmente anche nel terzo gol di Anderson con lo stesso Ibañez che sul dribbling insistito di Immobile si è abbassato a proteggere la porta invece di coprire il passaggio verso il brasiliano. E sempre Ibañez è andato a chiudere su Berardi contro il Sassuolo scoprendo il passaggio a Djuricic, autore del gol del momentaneo 1-1.

Come armeni e finlandesi

Questo della fragilità difensiva resta un difetto evidente di questa Roma e stupisce un po' il fatto che sulla panchina ci sia Mourinho, uno che è passato alla storia proprio per la solidità che riusciva a garantire le sue squadre. E c'è un altro dato a proposito della permeabilità difensiva che vogliamo aggiungere al dibattito. Lo scarto tra gli expected goal concessi e quelli realmente subiti nella Roma è altissimo, tra i più alti della Conference League: solo l'HJK di Helsinki e la squadra armena dell'Alashkert hanno numeri simili a quelli dei giallorossi, che avrebbero meritato di subire 7,19 goal e ne hanno presi invece in questa prima fase 12, quasi il doppio. Che significa questo? Questi numeri trovano giustificazione solo quando ad accusarli sono squadre che hanno in porta portieri scarsi oppure difese abituate a concedere facili occasioni agli avversari. Considerando il valore di Rui Patricio, pure non esente da errori in queste sfide di coppa (per non parlare di Fuzato, decisamente incerto in occasione del secondo gol dei bulgari giovedì), il problema riguarda probabilmente più il valore della difesa, o, per meglio dire, della fase di non possesso. E su questo Mourinho dovrà ancora lavorare.