Èil sogno di ogni allenatore quello di poter gestire una squadra con il joystick, proprio come quando giochi a Fifa o Pes. Ci vorrebbe quando la partita ti sfugge di mano e non te ne capaciti. Un'altra chiara aspirazione è quella di poter decidere attraverso le sostituzioni il destino di una sfida. Dopo, le sostituzioni sono state giuste o sbagliate a seconda del risultato. Prima, tocca a uno a decidere e le responsabilità saranno tutte sue. Ecco perché a Cagliari si può dire che abbia vinto Mourinho, quando per tre volte ha cambiato l'assetto della sua squadra riuscendo sempre a raggiungere il traguardo a breve termine che si era posto.

Sliding doors

Bisogna essere bravi, bisogna essere fortunati, ma innanzitutto bisogna essere coraggiosi. E ne ha avuto tanto, di coraggio, il portoghese quando sotto di un gol e con fosche nubi grigie ad approssimarsi sulla testa della sua squadra peraltro stanca, ha inserito a sorpresa l'ultimo arrivato, il diciottenne Felix, togliendo addirittura un terzino, Viña, schierando di fatto la squadra con due soli difensori più Karsdorp che però non riusciva a frenare l'istinto di scatenarsi sulla fascia per ribaltare il risultato. Il primo effetto del rischiosissimo cambio è stato quello di veder concretizzata subito una clamorosa palla-gol per gli avversari. Proprio sfruttando la mancanza del quarto difensore a sinistra (il ruolo era stato affidato a El Shaarawy, con le conseguenze che si possono immaginare: eppure il Faraone aveva dato in fase offensiva molti più impulsi di quanti non ne avesse garantiti Mkhitaryan), il Cagliari ha bucato a destra richiamando fuori dal cuore dell'area nell'ordine prima Mancini, poi Ibañez e infine lo stesso Karsdorp, con Pavoletti libero di calciare un rigore in movimento senza più alcuna pressione. Ci vuole bravura, a fare certe scelte. Ci vuole fortuna, infatti Pavoletti si è incartato su se stesso e di fatto ha passato il pallone a Rui Patricio. Ma ci vuole coraggio: Mourinho ne ha avuto tanto, e in quell'occasione mancata può essersi deciso il destino, o una parte di esso, della stagione giallorossa. Da quel momento in poi sul campo c'è stato un monologo giallorosso: in questa versione molto più aggressiva la squadra ha alzato quasi naturalmente le pressioni e sostanzialmente ha chiuso il Cagliari nella propria area, il pallone si è mosso molto più velocemente di quanto non fosse accaduto nel primo tempo e alla fine il Cagliari ha capitolato, non nello sviluppo di azioni palla a terra (ma la Roma c'è andata vicina più volte con Felix, Zaniolo e lo stesso Pellegrini), ma sfruttando alla perfezione il piede caldo del suo capitano su due calci piazzati. In quei minuti il possesso palla è arrivato a punte del 73% e le azioni offensive, nel secondo terzo del secondo tempo, sono state 0,93 al minuto. Una volta raggiunto il vantaggio, Mourinho è tornato esattamente al sistema di prima, inserendo Calafiori e ritrovando l'assetto più equilibrato. Proprio come il ragazzino che con il joystick decide i destini della sua squadra virtuale, il portoghese ha smontato e rimontato la sua Roma, chiudendo addirittura con un 541 con cui negli ultimi minuti ha ritenuto di poter blindare la porta di Rui Patricio. Bisogna essere bravi, fortunati, sicuramente coraggiosi: Mourinho e tutto questo.

Mazzarri, spunti e pianti

Interessante lo schieramento tattico scelto da Mazzarri, evidentemente anche lui alla ricerca di nuove verginità tattiche. Il suo Cagliari partiva sempre da una base di 352, ma poi in fase di non possesso diventava altro, un 451 con l'interessante Bellanova da una parte e il sacrificio di Joao Pedro dall'altra, con il solo Pavoletti davanti. Nel finale anche Mazzarri ha rischiato la punta in più ma per avere successo in questi casi bisogna essere bravi, fortunati, oltre che coraggiosi. Nell'occasione a Mazzarri è mancato qualcosa. Uno spettacolo poco dignitoso l'ha dato invece nel post partita, attirando l'attenzione degli stupefatti interlocutori soprattutto sulle interpretazioni arbitrali, evocando un dominio della sua squadra che può solo aver sognato e inventando dettagli (come quello secondo cui Pavoletti sarebbe arrivato sul pallone nell'occasione dell'involontario sandwich con Mancini e Ibañez) davvero clamorosi. In questo senso non è affatto cambiato rispetto a quello di prima.

Si vola sui piazzati

La Roma ha creato le premesse per segnare in manovra, invece i gol sono arrivati entrambi su calcio piazzato. In stagione, si è trattato del quarto gol su calcio d'angolo: due sono arrivati in campionato, entrambi messi a segno da Ibañez (il primo al derby, svettando sul primo palo, stavolta invece ha schiacciato da centro area), due in Conference League (Smalling contro lo Zorya, Shomurodov contro il Trabzonspor, entrambi in trasferta). Quello di Pellegrini è stato invece uno dei soli quattro gol realizzati finora direttamente su calcio di punizione su cento partite di campionato. Curiosamente, tre di queste quattro reti sono state realizzate contro il Cagliari: a segno infatti sono andati finora solo Dimarco per l'Inter contro la Sampdoria, e poi Vlahovic per la Fiorentina, Tonali per il Milan e Pellegrini per la Roma, tutti contro il Cagliari.

La mira da migliorare

Anche a Cagliari, a fronte di un elevato numero di conclusioni (16) appena 2 sono state indirizzate nello specchio, proprio le due reti. La percentuale è bassa e alla Roma accade spesso. Basti pensare che nella classifica degli expected goals (e cioè i gol che ogni squadra dovrebbe realizzare in base al numero e al tipo di conclusioni cui arriva), la Roma (17,93) è seconda solo dietro all'Inter (20,58). Ma nel numero delle reti realizzate, mentre i giallorossi hanno segnato esattamente per quanto prodotto (18 reti), l'Inter ne ha messe a segno 26. E altre cinque squadre hanno segnato più della Roma, nonostante il numero più basso di xg: in pratica anche Milan, Verona, Lazio, Napoli e Atalanta hanno fatto meglio sotto il profilo offensivo di quanto non abbiano meritato. Segno che hanno sin qui avuto attaccanti migliori di quelli schierati da Mourinho. A difesa di Abraham, inamovibile centravanti titolare della Roma, la classifica in serie A dei pali colpiti: l'inglese è in testa con tre legni (due traverse, una con la Fiorentina, l'altra incredibile con l'Empoli, e il palo con il Sassuolo), a cui andrebbero sommati i due pali in Conference, con i turchi in casa e gli ucraini in trasferta. Bisogna essere coraggiosi, bravi e fortunati. Anche a lui per ora manca qualcosa.