Parole di Eusebio Di Francesco (per la musica immaginate un coro della Sud): «Eravamo già consapevoli di essere arrivati ad un alto livello, ma non eravamo ancora consacrati. Abbiamo dimostrato che possiamo giocarcela con tutti con questa mentalità, con questo pensiero collettivo». Sono due concetti diversi: la mentalità e il pensiero collettivo. Su questo punto ha battuto dal primo giorno, trovando terreno fertile in menti già allenate nella stessa direzione da Spalletti. La mentalità è quella che ha portato Di Francesco alla vigilia della sfida col Chelsea a parlare (alla squadra e poi con i giornalisti) di partita da giocare attaccando, perché a «restare sotto la traversa ad aspettare gli altri non può essere un vantaggio». Il pensiero collettivo è quello che invece porta una squadra a ridurre al minimo le necessità individuali, sacrificate sull'altare della cooperazione. Così succedono miracoli tipo quelli di far giocare terzino Manolas che da quella parte di giocare proprio non ne vuole sapere. Come mostriamo a parte, quando al 75' è entrato in campo ha rilevato uno stanchissimo Florenzi, mettendosi lì dove Alessandro stava giocando, da terzino destro. Ma è nota l'idiosincrasia per il greco per il ruolo, così Di Francesco gli ha messo accanto un tutore, Gerson, a cui è stato chiesto un sacrificio supplementare: tatticamente avrebbe dovuto sostituire El Shaarawy, ma praticamente avrebbe dovuto occuparsi anche di Alonso, per non lasciare a Manolas l'impressione di giocare in un ruolo sgradito. Così in pratica la Roma ha giocato con quattro difensori, ma per il diretto interessato in quella fase si è giocato a tre.

La vecchia squadra

Da fine psicologo anche la spiegazione che l'allenatore ha dato relativamente alla formazione scelta per affrontare il Chelsea: «Mi sembrava giusto dare un riconoscimento alla squadra dello scorso anno, che con i risultati raggiunti si era meritato questo traguardo». Kolarov escluso, ovviamente. Ci viene logico pensare che se avesse avuto a pieno regime Karsdorp e Schick o se Ünder si fosse già inserito e affermato con autorevolezza, avrebbe fatto magari pensieri diversi. Ma ci sta, in questa situazione, giustificare la scelta di De Rossi al posto di Gonalons anche con una teoria affascinante come quella della riconoscenza. Psicologia, appunto. Mentalità vincente. Pensiero collettivo.

La crescita della Roma

Certo che a vedere la sfida con l'Atletico Madrid e quella con il Chelsea (considerando che lo scontro diretto tra loro è stato dominato dal Chelsea) sembra che a giocare siano state due Rome diverse. Ma è più probabilmente la suggestione delle tre o quattro occasioni maturate per gli spagnoli nel secondo tempo ad influire nel ricordo di quanto accaduto. Nel primo tempo fu una sfida piuttosto equilibrata. Basti dare un'occhiata ai dati che pubblichiamo in questa pagina, per un confronto rapido su diversi punti. Dove la Roma è sicuramente cresciuta è nella tenuta di squadra. I secondi tempi delle due sfide sono diametralmente opposti: con l'Atletico, dopo un buon primo tempo la Roma si fermò e gli spagnoli sfiorarono più volte il gol del vantaggio; con il Chelsea, chiuso il primo tempo in vantaggio e resistito alla spinta reattiva degli inglesi, la squadra di Di Francesco ha colpito ancora e poi frustrato qualsiasi tentativo di reazione, sfiorando più volte il 4-0 contro i campioni d'Inghilterra e con un allenatore noto in tutto il mondo per quanto riesce a trascinare il suo gruppo a dare in ogni sfida il 120% delle proprie possibilità.

Tagliati per il 433

Il 433 di Di Francesco si sta dimostrando un vestito perfetto per questa squadra, sia per l'equilibrio in fase di non possesso (Conte aveva provato ad allargare il gioco per colpire sui cambi, ma mai la Roma si è fatta trovare impreparata) sia per la varietà di soluzioni in fase di possesso. E per capacità di gestire i momenti difficili (ricordiamo i minimi vantaggi in campionato tenuti senza sforzi o il doppio svantaggio di Stamford Bridge) la squadra sta mostrando una maturità da top club. Tutto merito della mentalità vincente e del pensiero collettivo.