Medaglia Toro. Sono loro i primi in ordine di tempo, i granata, ad aver "organizzato" il tifo. Già negli Anni 50, con i Fedelissimi. Un'era geologica fa: la guerra finita da poco, i palloni ancora di cuoio grezzo, una stella di inusitata grandezza spenta sulla collina di Superga.

È proprio il Grande Torino a costituire il mito fondante della tifoseria. Non potrebbe essere altrimenti. Oggi lo stadio che ospita le gare interne porta quel nome, in omaggio a quella squadra irraggiungibile, mentre il 4 maggio (l'anniversario) scandisce il pellegrinaggio comune verso il luogo sacro:squadra, dirigenti e tifosi, tutti insieme per onorare la leggenda. Un corpo unico, come il colore granata nel tessuto cittadino. A dispetto dello strapotere Fiat e dei titoli juventini, il torinese tifa Toro.

Ulteriore simbolo del legame ancestrale fra città e squadra è il rinato Filadelfia - epico impianto casalingo fra il ‘26 e il ‘63, rimesso a nuovo dopo decenni di abbandono - dove oggi si allena la squadra e giocano le giovanili. Cuore del tifo, anche in senso logistico. All'esterno del campo si trova il Bar Sweet, storico luogo di ritrovo degli ultras. E proprio gli Ultras Granata sono il gruppo trainante della Curva Maratona fin dal 1969. Antesignani del movimento in Italia, insieme ai sampdoriani. Nei decenni Settanta e Ottanta, fra i più calorosi e colorati del panorama nazionale. Memorabili alcune coreografie nei derby, o i bandieroni a tutto settore ripresi poi da molte altre tifoserie. Messi in scena anche con il contributo degli altri gruppi nati in seguito: Granata Korps e Quinta Colonna (di destra) da un lato, Viking (di sinistra) dall'altro, quasi a segnare uno spartiacque ideologico fra le due anime della Maratona.

Ma il cuore pulsante della tifoseria non si fonda su una vera e propria connotazione politica e a partire dagli Anni 90, la Curva non espone simboli di alcuna fazione. L'identità con il territorio da contrapporre agli "apolidi" in bianco e nero sulla sponda opposta del Po, l'orgoglio per una storia immensa anche se in evidente declino rispetto alle glorie del passato, la primigenia dell'aggregazione da settore popolare, fondano i cardini del tifo granata. Segni distintivi, insieme ai gemellaggi pluridecennali: quello con il Genoa durato più di mezzo secolo, in crisi per questioni di campo (i rossoblù mandarono in B il Torino), ma poi ricomposto; e quello con la Fiorentina, alimentato dalla comune avversione ai nemici di sempre juventini. Non i soli: rivalità anche nei confronti di sampdoriani, veronesi, atalantini e bolognesi.

E un'acrimonia reciproca con gli ultras della Roma, che ha origine negli Anni 70 ed è stata recentemente rianimata da qualche incontro ravvicinato poco amichevole nella città sabauda. Dopo una scissione che ha portato alcuni gruppi a spostarsi nella Curva Primavera, il tifo granata tenta di tornare agli antichi fasti. Quelli di chi ha fatto da apripista.