Brutti, sporchi e cattivi. Ma soprattutto vincenti. Come aveva richiesto Di Francesco alla vigilia. Vittorie come quelle di Torino segnano il cambio di marcia nella mentalità vincente. Non è un caso che il match winner sia stato Kolarov, l'uomo che chiama la carica.

ALISSON 6
Termina immacolato. Si permette il lusso di giocare più con i piedi che con le mani, agitando una metaforica bandiera (giallo)rossa, ma il Toro non incorna, semmai sbuffa. Lui di più. Annoiato.

FLORENZI 6
Comincia timido, anche se Niang punge poco. Pian piano acquista fiducia. E campo. Fino a sfiorare uno dei "suoi"gol, con un tiro da oltre 40 metri che rimbalza in area piccola, stimolando i sudori freddi di Sirigu, costretto alla smanacciata in angolo.

MORENO 6
Al debutto in giallorosso dal primo minuto, il messicano non tradisce emozioni. A fine primo tempo un suo intervento in scivolata a chiudere un'azione granata, giustifica la presenza in campo degli attaccanti avversari. Qui non si passa, gringo. Sicuro.

JESUS 6,5
Stamford Bridge è lontano e non ha lasciato scorie. Il brasiliano non è di ghiaccio quasi per definizione, ma difficilmente toppa due volte di seguito. Recupera in velocità su Sadiq in apertura, nel finale quando la Roma si chiude un po' troppo è lui a sbrogliare le matasse. Risorto.

PELLEGRINI 6,5
Ancora una volta il più intraprendente del centrocampo. Svaria fra la corsia destra e la zona centrale, defilandosi e accentrandosi a seconda delle esigenze di squadra. La parte per il tutto.

DE ROSSI 6
Primo tempo rivedibile. Nella ripresa (ri)assume il controllo di un reparto poco incisivo nella prima frazione. Nel finale diventa il consueto difensore aggiunto, a far muro davanti ai compagni.

STROOTMAN 5,5
Allo scadere del primo tempo, la palla del vantaggio gli atterra a un metro dalla porta sguarnita sul piede. Quello sbagliato. Poi vanifica un contropiede 4 contro 2, fallendo il più facile degli assist. Due errori non fanno una prova, ma Kevin non è quello di sempre.

NAINGGOLAN 6
Tenta più volte il tiro dalla distanza. Invano. Poi si dedica all'assistenza ai compagni e il rendimento migliora, ma non dispensa acuti. Resta nel coro.

DZEKO 6
Prima della partita avverte qualche malessere fisico, ma chiede di essere ugualmente schierato, come rivelerà poi Di Francesco nel post gara. Non è al top e si vede, anche se i compagni fanno poco per metterlo in condizione di nuocere. Sempre prezioso nelle sponde aeree. Ma arriva al tiro solo all'inizio, di testa, con un bel taglio sul primo palo. Dopo le magie di Londra un pomeriggio sottotono si può concedere anche al bomber.

EL SHAARAWY 6
Corre, si danna, affonda sull'esterno sinistro, dove pure ha alle spalle Re Kolarov, il migliore in campo. Resta poco insidioso in zona gol, prima di cedere il posto all'alter ego Perotti.

ÜNDER 6
Subentra a Pellegrini nella mezzora finale, regalando alla fase offensiva quel pizzico di vivacità che fino a quel momento latita. Ha due volte sul mancino la palla per apporre una firma sul match, ma se la preparazione al tiro è tanta roba, la conclusione è pochina. Polveri bagnate.

PEROTTI S.V.
Dieci minuti in campo, il tempo di tenere palla un paio di volte, quando c'è bisogno di addormentare la partita.

PERES S.V.
Quattro minuti per far rifiatare Florenzi in debito d'ossigeno.

Il migliore: KOLAROV 8
Il volto truce di chi ne ha viste troppe per intimorirsi di fronte a chicchessia. La testa e la gestualità del leader nato. Un piede che "po' esse fero e po' esse piuma", a seconda delle esigenze. A Torino è stato ferro e piuma insieme. Potente e dolcissima la pennellata su punizione che si spegne sotto l'incrocio. La seconda decisiva in campionato per il numero 11, che firma l'undicesima vittoria consecutiva in trasferta e la solita prestazione da incorniciare. Tutta personalità, sapienza tattica, maestria tecnica, tempi dettati ai compagni e persino agli avversari. E la sensazione è che il serbo abbia in... serbo ulteriori magie. Acquisto capolavoro: la Roma difranceschiana che vince partite "sporche" dopo aver incantato in Europa, ha il suo volto. Quello di Aleksandar il Grande.