«Di paura ne abbiamo avuta abbastanza, ora stiamo vivendo la fase della speranza». Speranza e attesa, sono queste le parole d'ordine che ripete Andrea Palermo, uno dei soci del Roma Club Bergamo. Lui è romano di nascita, ma bergamasco d'adozione: da trent'anni vive lì, e anche quando è scoppiato il caso coronavirus è rimasto in Lombardia, dove ormai c'è tutta la sua vita. E tra le attività, gli impegni e gli affetti, una piccola (grande) parte della sua quotidianità a Bergamo è il Roma Club, a cui già abbiamo avuto il piacere di dar voce sulle nostre colonne in passato, ma che oggi più che mai rappresenta al meglio la risposta della gente romanista a uno dei periodi più bui della storia del nostro Paese.

Una risposta fatta d'amore, amicizia e solidarietà. «Stiamo facendo la nostra parte, come sempre. Da tempo siamo attivi sul sociale con attività di volontariato e donazioni per le associazioni e le fondazioni della provincia, e in un momento come questo non potevamo tirarci indietro - racconta Andrea - Quando ci siamo resi conto dell'emergenza che stava affrontando l'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo abbiamo voluto dare una mano, e come Roma Club della città abbiamo deciso di avviare una raccolta fondi per sostenerlo».

Un appello lanciato, non poteva che essere così, attraverso le parole del calcio, ma con la consapevolezza che la vera partita non si deve giocare su un prato verde: «Chi decideva di sostenere la nostra iniziativa acquistava metaforicamente un biglietto per la partita più importante, quella per aiutare i medici dell'ospedale Giovanni XXIII: in una settimana abbiamo raccolto più di 1500 euro». E non sono mancate le sorprese: «Tra i tanti amici che ci hanno aiutato, molti non erano nemmeno di Bergamo: abbiamo ricevuto diverse donazioni da Roma, da parte di tifosi che ci seguono sulla nostra pagina Facebook e ci hanno voluto sostenere».

Non c'è da stupirsi, il tifoso romanista c'è sempre. Sia quando si tratta di seguire la propria squadra in capo al mondo, sia quando è il momento di dare un aiuto concreto a chi ne ha bisogno. Non è un caso che proprio ieri si sia chiusa a quota 20mila euro la raccolta fondi per lo Spallanzani "United we stand", ideata una settimana fa da alcuni tifosi, a cui molti hanno contribuito con il rimborso dei biglietti di Roma-Siviglia e con le spese che avrebbero sostenuto per la trasferta in Spagna. Chi altri doveva andare da quelle parti e non c'è potuto andare sono i tifosi dell'Atalanta, che a loro volta hanno donato il rimborso ricevuto per i biglietti della partita con il Valencia a favore dell'ospedale Giovanni XXIII.

Roma e Atalanta, due tifoserie diverse ma unite dalla solidarietà. E il trait d'union tra Roma e Bergamo è proprio il Roma Club Bergamo, che non poteva che essere in prima linea per fronteggiare questa emergenza. «La nostra iniziativa è finita anche sull'Eco, il giornale della città, e ha avuto grande risonanza tra i bergamaschi. Siamo stati sostenuti addirittura da atalantini.com, il portale online dei tifosi nerazzurri, con i quali storicamente la convivenza è stata piuttosto difficile - ammette Andrea - Noi abbiamo sempre cercato di instaurare un clima positivo e sereno con loro, per noi è importante vivere in armonia con i tifosi locali, ma non è sempre stato facile: speriamo che questo momento di difficoltà ci unisca e che quando finirà, perché finirà - sottolinea - potremo uscirne più uniti, magari con una bella cena tutti insieme, romanisti e atalantini».

Purtroppo questo periodo è ancora lungi dall'essere al capolinea, ma il Roma Club Bergamo - e la città intera - resiste: «La nostra sede è chiusa ormai da tempo, le ultime tre partite della Roma non le abbiamo potute vedere insieme, e in città c'è un clima surreale. Siamo tutti chiusi in casa e usciamo solo per andare a lavoro, è l'unico modo per fronteggiare questa emergenza. Ci stiamo attenendo scrupolosamente alle disposizioni che ci vengono date, siamo diventati tutti più diligenti, c'è un forte senso di responsabilità tra i cittadini».

Non che prima non ci fosse, ma si è rafforzato col passare dei giorni: «Nei primi tempi dell'epidemia non eravamo così disciplinati. Ma è bastato vedere il numero dei contagi crescere a dismisura dall'oggi al domani per capire che noi cittadini dovevamo essere i primi a impegnarci per il bene comune, e così abbiamo fatto e stiamo facendo». È dura, ma si guarda avanti: «Ormai viviamo nella speranza e nell'attesa. Speriamo ogni sera di accendere la tv e sentire la Protezione Civile annunciare un numero di contagi e di decessi minore rispetto al giorno precedente. Speriamo finalmente che si sia raggiunto il picco, così da poter presto tornare alla normalità». Una normalità ancora lontana, ma che presto tornerà a sorridere sulle vite di ognuno di noi, compresi i ragazzi del Roma Club: «Cosa faremo appena tutto tornerà come prima? Di solito a fine campionato ci vediamo e festeggiamo con una grigliata, ma stavolta potremmo fare un'eccezione e anticiparla...».