Chissà quanti bambini almeno una volta nella loro vita hanno sognato ad occhi aperti di lanciarsi attraverso un cunicolo metallico per piombare su una piccola navicella lanciata verso un luogo nascosto, ignoto. E poi il salto e l'urlo «Goldrake, avanti». Era il 4 aprile del 1978 quando per la prima volta in Italia comparve uno strano cartone animato giapponese, capace di attirare fin da subito l'attenzione del pubblico. Lo chiamavano «Atlas Ufo Robot» a causa di un divertente scherzo del destino, in quanto Atlas non era altro che la casa di distribuzione francese incaricata di inviare quel prodotto nel nostro Paese.

E c'è una foto, anzi per la precisione un fotomontaggio del Corriere della Sera del gennaio 1979, di un terzino sinistro nato a Milano da genitori originari di Corato, in provincia di Bari, alle prese con la trasformazione nell'ormai noto robot capace di contrastare le forze del male di Re Vega. Il suo nome era Aldo, il cognome Maldera: sulle figurine Maldera III, con i numeri romani perché prima di lui erano venuti al mondo Luigi e Attilio. Figli di genitori emigrati al Nord per lavorare in un negozio di frutta e verdura e garantire un futuro migliore ai loro eredi.