Chissà che avranno pensato in tribuna Dan e Ryan. Nel vedere la loro prima Roma alle prese con un evidente, per molti versi, vorrei ma non posso. Ci ha fatto piacere vederli a Verona con mascherina giallorossa d'ordinanza. Per ritrovare un presidente seguire la Roma in trasferta, bisogna tornare al primo anno degli americani di Pallotta, Thomas DiBenedetto a Bratislava nel preliminare di Europa League. Ricorderete come è andata.

Non è che a Dan e Ryan sia andata troppo meglio. Perlomeno non si è perso, ma certo è che la Roma che si è vista in campo al Bentegodi con un Verona ai minimi termini rispetto a quello bello e convincente del passato campionato, tutto ha fatto meno che alimentare non tanto un sogno, quanto una speranza. Soprattutto in un secondo tempo che per i primi 30' per la gente con il cuore giallo e rosso è stato un viaggio nella sofferenza.

Dopo una partita non è certo tempo di puntare il dito e fare spazio nel banco degli imputati. Certo, però, che sono pochi gli aspetti positivi a cui aggrapparsi: un Pedro che ha confermato di essere di un'altra categoria anche se con un'autonomia ancora limitata; uno Spinazzola che ha ribadito che quando sta bene su quella fascia ha pochi rivali; una porta rimasta inviolata pur aiutata da un palo e un doppio palo subito. Poi basta. Nel senso che ci sono una marea di problemi da risolvere.

Cominciando dall'acquisto almeno di un centravanti che, pure, a Verona c'era, solo che è rimasto in panchina. Sarebbe stato meglio lasciare Dzeko a casa a fare le valigie per la Juventus. Colpevole, da parte di tutti, aver fatto questa scelta. Proseguendo con una condizione atletica che lascia perlomeno perplessi, 45' accettabili, poi 30' di affanni, quarto d'ora finale da vivi ma forse perché era scoppiato pure il Verona. Concludendo con una conduzione tecnica della partita che c'è sembrata al rallentatore.

Sia chiaro, nessuna intenzione di puntare il dito contro Fonseca che in questo momento tra le mani ha la Roma che ha, ma certe scelte nel corso della partita le abbiamo trovate perlomeno ritardate. In particolare la gestione dei cambi, il primo arrivato solo perché Karsdorp lo aveva chiesto, gli altri due (ma non ce ne sono 5 a disposizione?) troppo tardi rispetto a quello che stava dicendo il campo, con la ciliegina, si fa per dire, di spedire in campo Villar all'89'.

Ma l'aspetto che ci preoccupa di più, è che il Fonseca che abbiamo visto in queste prime settimane di stagione, ci sembra lontano parente dall'allenatore che un anno fa si era presentato gridando ambizione, coraggio, attacco, vittoria. C'è l'esigenza di ritrovare quel Fonseca. Sperando che la società gli stia al fianco, supportandolo, cominciando da un mercato che finora è sembrato al motto vorrei ma non posso.

Non si può avere tutto e subito, siamo i primi a sapere che la nuova proprietà si è insediata poco più di un mese fa. Ma la dirigenza, a parte Mauro Baldissoni che ormai ha chiuso gli scatoloni, è rimasta la stessa. Sarebbe il caso di accelerare le operazioni di mercato, questo soprattutto sembra raccontare in maniera esemplare la partita di ieri. I conti devono essere messi a posto, ma forse sarà più facile farli tornare costruendo una Roma il più competitiva possibile