Comincia oggi e andrà avanti per cinque puntate la pubblicazione integrale sul Romanista del programma del candidato alla Presidenza Figc Damiano Tommasi. A noi piace parlar chiaro: lunedì 29 gennaio saremo con Tommasi. Ciò non significa che ignoreremo i programmi dei suoi avversari (già oggi trovate in altra parte del giornale la sintesi dei buoni propositi depositati da Gravina e da Sibilia) o che non cercheremo di intervistarli. Significa solo che per noi l'unica vera espressione di cambiamento sarebbe incarnata da un "governo" calcistico guidato da un ex calciatore. E se questo ex calciatore si chiama Tommasi ne siamo ancora più convinti perché la conoscenza diretta in tanti anni romanisti ha solo rinforzato la buona opinione che tutti quelli che fanno parte del mondo del calcio hanno di lui.

Il paradosso è che a uscire allo scoperto finora sono stati quelli che non votano, da Di Francesco a Totti, da Prandelli a Spalletti, mentre chi fa parte oggi dell'establishment calcistico non solo lo percepisce come un pericolo per lo status quo, ma addirittura scansa il rischio dicendo che non avrà mai i numeri giusti per essere eletto proprio perché è un calciatore (ex non gli si addice, visto che a 43 anni suonati ancora gioca, quando può, in seconda categoria con la squadra del suo paese, nel veronese). Come dice lui, nessuno che affermi che non va eletto perché è un incapace. No. Non va eletto «perché è un calciatore». E i calciatori devono giocare, e basta. Il loro mondo deve essere gestito da altri. Dai manager, dagli imprenditori, dai finanzieri. E pazienza se hanno precedenti penali, se hanno fallimenti alle spalle, se hanno mandato in bancarotta società, se hanno distrutto il nostro calcio, se hanno partecipato alla peggiore gestione possibile della storia del movimento, quella degli anni che ci hanno visti precipitare dalle eccellenti posizioni di guida mondiale degli anni Ottanta allo sfacelo dell'ultimo decennio, passando attraverso Calciopoli, Dopingopoli, Pareggiopoli, Speculopoli, Stadiopoli (Paperopoli no, perché lì almeno i cialtroni sono simpatici, i ricchi pure e alla fine trionfa la giustizia).

Leggete tutti i punti su cui Damiano ha impostato la sua "rivoluzione". Il suo programma è lungo 28 pagine, 14 capitoli, un'introduzione e una conclusione, 34.500 caratteri, una copertina e un titolo semplice e intrigante, "Palla al centro", perché negli ultimi anni al centro dei pensieri dei nostri governanti c'è stato tutto meno quel pallone. In una bellissima intervista pubblicata ieri da Repubblica lo spagnolo Xavi Hernandez ha spiegato perfettamente perché la Spagna è cresciuta tanto negli ultimi anni. Sarebbe anche lui un fantastico presidente federale per noi. Ma qui non lo voterebbero. Perché è un calciatore.