Questo documento programmatico è frutto di un processo di condivisione e confronto. Obiettivo del processo è stato quello di dare seguito concreto alla richiesta di «cambiamento» espressa con decisione all'indomani della clamorosa esclusione della nostra Nazionale dal prossimo Campionato Mondiale. Ma il 13 novembre 2017 deve diventare un inizio e non soltanto la fine di un processo. Le strategie, gli investimenti e le priorità devono prendere un'altra direzione e far ritornare il progetto sportivo al centro della discussione. Dal fischio finale del 13 novembre, da quel risultato e dalle radici che lo hanno generato, dobbiamo ripartire. Con progetti ed idee, il più possibile condivisi, capaci di costituire un credibile rilancio del calcio italiano. All'interno di questo documento sono sinteticamente elencate le priorità di intervento, suddivise per aree, con le relative proposte concrete elaborate attraverso il confronto tra calciatori e addetti ai lavori delle diverse anime che compongono il sistema calcistico italiano. Per la prima volta i calciatori hanno la possibilità di partecipare attivamente al processo di gestione del sistema del quale fanno parte, con idee e proposte, ma anche attraverso un concreto atto di impegno (vedi contrattazione collettiva nell'ottica della distribuzione delle risorse). Le parole chiave sulle quali tutti ci siamo trovati d'accordo sono: «responsabilità», «cultura sportiva», «credibilità», «competitività» e «gioco di squadra». Concetti sportivi semplici, di immediata applicazione, che ci portiamo dietro dalle recenti esperienze elettorali, vissute con l'intensità e l'impegno di chi era convinto che le cose non stessero andando nella giusta direzione per il calcio e per il futuro del nostro sistema. L'unica «filosofia» possibile, oggi, è: ripartire dal calcio, dai «fondamentali» della passione per il gioco. Rimettere, come dopo ogni goal o come all'inizio di ogni tempo, la «palla al centro». Serve un programma semplice e servono professionalità capaci e credibili per garantirne l'applicazione. (...) Questo momento deve diventare un punto di partenza per rifondare dalla base il sistema, puntando sulla sua capacità di rinnovarsi e sul bisogno di guardare avanti. Se non riusciremo a costruire un'altra visione del calcio, se continueremo a programmare pensando al consenso o alle dinamiche elettorali senza concentrarci sul progetto sportivo, avremo perso due volte.

Distribuzione delle risorse

OBIETTIVI:

- Favorire un nuovo processo di concertazione istituzionale;
- Ottimizzare le risorse distribuite.

La sconfitta con la Svezia non rappresenta esclusivamente una sconfitta sportiva, quanto piuttosto il momento più evidente di una pianificazione carente e di una mancata concertazione tra le componenti. Per non ripetere gli stessi errori la Federazione deve, con urgenza, riprendere a svolgere il proprio determinante ruolo di coordinamento nella politica di distribuzione delle risorse interne al sistema. La possibilità di incidere, anche attraverso la contrattazione collettiva, sulla redistribuzione dei diritti televisivi, con tutti i criteri collegati, è certamente la prima fondamentale azione da pianificare. La modifica di alcuni dei vigenti criteri potrà rappresentare il presupposto per una più funzionale assegnazione delle somme disponibili. Serve per questo una Federazione forte, garante degli accordi e soprattutto attiva nel far sedere al tavolo l'Associazione Calciatori, l'Associazione Allenatori e le Leghe interessate. Obbiettivo primario è incidere sui passaggi di categoria, ottimizzando l'effetto di disequilibrio competitivo interno ai campionati professionistici, generato dal cosiddetto «paracadute» (il sistema studiato per ammortizzare le ricadute economico-finanziarie dell'eventuale retrocessione). A tale riguardo è fondamentale la partecipazione degli atleti, al fianco dei club, nel raggiungimento degli obiettivi di equilibrio e sostenibilità espressi dal sistema, per quella che potrebbe diventare una svolta epocale sul ruolo che avranno i calciatori in un'ottica sempre meno di contrapposizione e sempre più di compartecipazione. La realizzazione, inoltre, del progetto delle «seconde squadre» porterà nelle Leghe inferiori maggiore attenzione e maggiori ricavi, sia attraverso le presenze allo stadio, sia in termini di visibilità. Le «seconde squadre», non partecipando alla mutualità o ad altre forme di redistribuzione, di fatto faranno aumentare la quota parte di mutualità delle altre società iscritte. Le «seconde squadre» saranno senza dubbio un volano per il mercato dei giovani non ancora pronti per la Serie A e già troppo maturi per le formazioni Primavera. La tanto attesa riduzione del numero delle società professionistiche, per aumentare gli introiti singolarmente destinati ad ogni Club, avverrà, di fatto, con l'avvio di questo progetto che avrà una valenza prettamente sportiva.

Licenza Nazionali - Sostenibilità

OBIETTIVI:

- Partire dalle regole per creare la sostenibilità del sistema calcio;
- Il progetto dovrà avere durata di almeno un triennio.

Premesso che il fatto di «partire dalle regole» non esclude la riduzione dell'area professionistica, riteniamo che la vera riforma passi dall'innalzamento della qualità delle società ammesse ai campionati professionistici. La proposta è quella di mantenere per il momento l'attuale numero di club professionistici restringendo i paletti d'ingresso e selezionando così le società ritenute professionistiche anche nei fatti. Una valutazione specifica dovrà essere fatta per la Serie B, già pronta in passato a modificare il format a 20 squadre. Resterebbero per ora inalterati i sistemi di promozione e retrocessione tra la Serie A, la Serie B e la Serie C, con obbligo di ricostituzione dei rispettivi format tramite i ripescaggi. Questi ultimi, in Serie C, dovranno prevedere l'alternanza tra una «seconda squadra» e una squadra retrocessa. Il Sistema delle Licenze Nazionali dovrà progressivamente perseguire l'obiettivo, condiviso, di avere società ammesse ai campionati che garantiscano continuità e solidità economico-finanziaria, oltre alla disponibilità di strutture adeguate. Chi inizia il campionato deve essere in grado di portarlo a termine. Si propone l'introduzione di un "Casellario Sportivo" da affiancare al sistema di requisiti e controlli oggi vigente nel caso di acquisto di quote pari o superiori al 10% nelle società di calcio professionistico. Occorrerà prevedere, all'interno dell'art. 52 delle NOIF, l'espresso divieto di attivare la procedura di concordato preventivo e intervenire sul sistema delle fideiussioni per garantire la continuità sportiva delle società a campionato in corso, sia per il torneo di Serie B, sia per quello di Lega Pro. Per le società di Serie A e Serie B dovremo insistere sul miglioramento delle strutture sportive, inserendo progressivamente l'obbligo, per ogni club, di un centro sportivo di qualità. Partire dalla «casa» per proporre progetti di medio-lungo periodo, perché la presenza nel calcio prof abbia una valenza anche, se non soprattutto, territoriale.