Proviamo a tornare indietro di due mesi. E proviamo pure a ricordare quello che si diceva e si scriveva di un campionato che era appena iniziato: Juventus come sempre favorita, Napoli e Inter a insidiarla, è l'anno buono per la Lazio, l'Atalanta si ripeterà, Torino e Fiorentina stupiranno e via discorrendo. La Roma? Più o meno dimenticata. Ecco, oggi, alle quindici, all'Olimpico, quando i giallorossi scenderanno in campo contro il Napoli, Fonseca e i suoi ragazzi si ricordino tutto questo. Dando uno sguardo anche alla classifica che li vede davanti a Napoli e Lazio, quarti in classifica, una sola partita persa delle tredici ufficiali fin qui disputate comprendendo anche l'Europa League, nonostante tutti gli scempi arbitrali subiti. Nessuno avrebbe immaginato che questa sfida che una volta chiamavano il derby del sole, avrebbe visto la squadra di Ancelotti nel ruolo di inseguitrice. Vero, demerito del Napoli, ma soprattutto è merito di una Roma ritrovata come squadra nel senso più pieno della parola, come gruppo nonostante si conoscano soltanto da pochi mesi, come senso di appartenenza che ci ha fatto scoprire un Mancini che sembra stare qui da una vita, uno Smalling che spinge per rimanere ancora a lungo, un Dzeko che ha brindato al rinnovo del contratto, uno Zaniolo che fa sognare e si potrebbe continuare. Il tutto, poi, tra una serie di guai fisici che avrebbero steso qualunque squadra. E invece questa Roma, attraverso un condottiero portoghese che è entrato nel cuore della gente romanista, è riuscita ad andare sempre oltre ogni contrattempo, aggrappandosi a uno spirito vero e trascinante che vale come un top player.

Ed è con questo spirito che la Roma dovrà scendere in campo oggi pomeriggio contro il Napoli, indipendentemente dagli undici che Fonseca sceglierà. Anche se le assenze saranno ancora tante (Pellegrini, Diawara, Cristante, Zappacosta, Mkitharyan che non ha ancora recuperato, lo squalificato Fazio, un Ünder certo non ancora al cento per cento) e importanti, questa squadra ha già dimostrato di avere una sua identità, un gioco che piano piano si sta rivelando bello e vincente, grazie a un allenatore che ci ha messo poche partite per capire che qui in Italia non poteva pensare di giocare con la stessa spavalderia con cui andava in campo nel campionato ucraino. La crescita continua e sostanziale che la squadra ha fatto vedere nelle ultime partite, ne è stata la dimostrazione più lampante.

I due fattori

Dato alla Roma quello che è della Roma, sarà comunque il caso che i giallorossi non si illudano. Di fronte ci sarà un Napoli che rimane una delle squadre migliori del nostro campionato e che sarà ancora più arrabbiato (auguriamoci non risarcito) per quello accaduto contro l'Atalanta e alle prese, pure, con una serie di infortuni importanti. Fonseca dica ai suoi discepoli che lo stanno seguendo sempre con maggiore devozione, che c'è ancora tanto lavoro da fare, molti giocatori da recuperare, ma che le basi per una stagione importante ci sono tutte, frutto di un gruppo che si vuole bene, di un gioco che sta migliorando, di una qualità dei singoli che ci ha fatto riscoprire e applaudire un giocatore come Pastore. Ecco, può essere proprio l'argentino, l'uomo in più di questa sfida, il fantasista in grado di sparigliare una partita in cui bisognerà fare i conti anche con il fattore stanchezza, inevitabile dopo due settimane con tre partite ogni sette giorni (e sarà così pure la prossima). E poi ci sarà il fattore tifosi ormai riconquistati da questa Roma. Non sappiamo quanti se ne presenteranno oggi pomeriggio all'Olimpico. Noi ci auguriamo il più possibile. In ogni caso sappiamo che chi si presenterà allo stadio, sarà al fianco di questa squadra che lo merita. E la simbiosi Roma e tifosi, ci può aprire scenari che sembravano impossibili.