È arrivato il momento, quello che segniamo sul calendario non appena l'arbitro fischia la fine della stagione: si riparte. Alle 20.45 la Roma di Paulo Fonseca scende in campo per il debutto nella Serie A 2019-20. Lo fa nella sua casa, lo Stadio Olimpico (in attesa che si cominci a costruire quello di proprietà), di fronte ai suoi tifosi, e lo fa contro il Genoa, squadra che evoca sempre ricordi da magone in ogni romanista. E d'improvviso, tutto il chiacchiericcio che ha fatto da sottofondo all'estate - fastidioso come solo certi tormentoni da spiaggia sanno essere - finisce in secondo piano: gioca la Roma.

E allora Ricominciamo, come la stessa Sud ha cantato tante e tante volte sulle note di Adriano Pappalardo. Ricominciamo: lasciateci gridare, lasciateci sfogare, perché noi senza Roma non sappiamo stare. E chi più di noi ha voglia di ricominciare, dopo l'ultima stagione? Dopo tweet che annunciavano la fine di una storia d'amore durata diciotto anni, dopo conferenze stampa convocate al Coni, dopo Fiorentina-Roma e Roma-Spal, dopo dirigenti che lasciavano la nave quando questa sembra affondare, lasciandola in balìa della tempesta... chi più di noi ha voglia di ripartire? La risposta deve essere: nessuno. Al di là di quelle che sono le considerazioni tecnico-tattiche sui nostri avversari, la voglia di combattere e di essere artefici del nostro destino dovrà essere la nostra arma in più. Sembra uno slogan retorico, ma è la pura e semplice verità.

È il concetto perfettamente espresso da quello striscione esposto dai romanisti presenti al "Curi" di Perugia il 31 luglio: «Avete molto da farvi perdonare... Testa bassa e pedalare!». Un messaggio rivolto a squadra e dirigenza, chiaro come il sole. Un messaggio che sprona, ricordando gli errori commessi. Da questo si dovrà ripartire: dal lavoro quotidiano, dalla grinta, dall'orgoglio, dal senso d'appartenenza che troppo spesso sono venuti a mancare nella scorsa stagione.

Genoa per noi

E da dove si poteva ripartire, se non dal Genoa? I rossoblù che ci ricordano l'8 maggio 1983 e il 28 maggio 2017: il coronamento di un sogno covato per quarantuno anni e il saluto commosso a una bandiera. La prima partita ufficiale della Roma senza Francesco Totti è contro l'ultima squadra che il Dieci ha affrontato nella sua carriera. Proprio i liguri terranno a battesimo quella che deve necessariamente essere la rinascita giallorossa. Proprio loro, contro i quali De Rossi segnò su rigore, lasciandosi andare a quel grido «Daje Roma daje!» con canonica vena vicina all'esplosione.

Non ci sarà Diego Perotti, l'ex di turno, protagonista con un gol tra i più significativi della nostra storia recente proprio in quel 28 maggio: il "Monito" salterà la sfida contro la squadra che lo ha lanciato in Italia per un fastidio muscolare durante la rifinitura. Ci sarà Edin Dzeko, che dopo essere stato dato un giorno sì e l'altro pure in partenza per Milano - sponda nerazzurra - alla fine ha rinnovato il contratto, ha dichiarato col sorriso che «Roma è casa mia, anzi, nostra» e oggi guiderà l'attacco giallorosso. Ci sarà Nicolò Zaniolo, che certa stampa dava un giorno in volo per Torino e quello dopo su un aereo diretto a Londra, e invece - pensate un po' - ha prolungato anche lui, aggiungendo che non aveva mai pensato di lasciare la Roma. Ci sarà Cengiz Ünder, che in tanti davano in procinto di vestire la maglia del Bayern Monaco: anche per lui nuovo contratto. Ha detto che vuole bene ai romanisti e che intende vestire questa maglia il più a lungo possibile.

È questa la strada da seguire, questo il senso d'appartenenza senza il quale si perderebbe in partenza. Perché, come recitava uno striscione di qualche anno fa, «non saper rimediare ad una sconfitta è peggiore della sconfitta stessa». Tra una settimana sarà già tempo di derby. In mezzo i sorteggi di un'Europa League che dobbiamo vivere da protagonisti. Ricominciamo.