L'astinenza improvvisa di Dzeko. L'assenza di Schick. La partenza di Salah. Tredici pali. Il Var che vale per tutti meno che per la Roma. Il risultato è stato che tra le prime sei squadre del nostro campionato, la Roma fin qui è stata quella che ha avuto meno confidenza con la porta avversaria. Ventiquattro i gol realizzati per la precisione. A fronte dei quaranta della Juventus, i trentacinque del Napoli, i trentatrè della Lazio, i ventotto dell'Inter e i ventisette della Sampdoria. Pur considerando la partita in meno (peraltro come Lazio e Sampdoria), è una media gol che va un po' in controtendenza rispetto al recente passato quando, soprattutto con Luciano Spalletti in panchina, fare gol era sempre stato più usuale rispetto al non prenderli. I gol realizzati, in ogni caso, hanno garantito dieci vittorie in tredici impegni, con quattro successi per uno a zero (Atalanta, Torino, Crotone e Bologna), risultato che in passato difficilmente vedeva i giallorossi nel ruolo dell'uno. Certo, è vero, da sempre nel nostro campionato la regola che vince chi incassa meno reti, è confortata da una solida statistica, ma crediamo che aumentare la produzione di gol sia uno degli step verso l'alto che deve fare la Roma difranceschiana. Se non altro perché, oggi come oggi, la Roma in effetti, ha la difesa meno battuta insieme a quella del Napoli (9 le reti subite, con una partita in meno rispetto alla formazione di Sarri), ma questo, per ora, vuole dire quarto posto in classifica a meno sette dal Napoli capoclassifica (potenziale meno quattro vincendo il recupero sul campo della Sampdoria che si giocherà il 24 gennaio).

Di Francesco quindi, una volta sistemata la fase difensiva, sperando già da oggi nella partita contro la Spal, punta a vedere i progressi nella fase offensiva. Dove, nelle prime tredici partite, hanno segnato per sedici volte gli attaccanti (7 Dzeko, 4 El Shaarawy, 3 Perotti, 2 Gerson utilizzato da esterno offensivo), tre i difensori (2 Kolarov, 1 Manolas), due i centrocampisti (entrambi Nainggolan), uno Florenzi (che fa tutti i ruoli) e poi si devono aggiungere i due autogol a favore nella partita a Benevento. Sin troppo facile rivelare come fin qui siano mancati i gol dei centrocampisti che hanno segnato meno dei difensori, con De Rossi, Pellegrini, Strootman e Gonalons ancora fermi a quota zero. Mancano quei gol, come mancano le reti di un attaccante che possa non far rimpiangere Salah, venduto al Liverpool dove sta andando avanti a una media reti pazzesca, capocannoniere della Premier. E questo calciatore, non potrà che essere Patrick Schick, il ceco acquistato dalla Sampdoria per il presente e il futuro, con l'obiettivo di far sentire tutti meno orfani dell'egiziano. L'ex doriano ormai è pronto. Oggi si presenterà all'Olimpico (pare più a partita in corso che da titolare), dopo l'esordio di una manciata di minuti contro il Verona, esordio che a posteriori si può dire sarebbe stato meglio non fargli fare. È lui, insieme ai centrocampisti, l'uomo destinato ad arricchire il bottino delle reti, giocando in coppia con Dzeko che prima o poi dovrà tornare ad avere quella confidenza con la rete avversaria a cui ci ha abituato nell'ultimo anno. E la presenza del ceco non potrà che fare bene al bosniaco che le sue stagioni migliori le ha disputate con un altro attaccante che gli girava intorno (Grafite al Wolfsburg, Aguero al City, Salah nella Roma). Oggi con la Spal il primo esame.