Fatevene una ragione. Lo Stadio della Roma si farà. Con troppi "se" e altrettanti "ma", è evidente. Quelli che ne stanno dilatando i tempi a livelli fantascientifici: sette anni e oltre dall'inizio dell'iter. Ma si farà, statene certi, e allora in tanti dovranno chiedersi a cosa sarà servito disseminare ostacoli più o meno a orologeria, se non a perdere ulteriore credibilità.

Una domanda esistenziale che prima o poi dovranno porsi tutti i contrari per principio; gli scettici; gli antitetici di maniera, per tifo, scelta di vita, antipatia congenita o instillata. Ovvero coloro che a vario titolo - o anche senza - hanno provato a fare sgambetti a più riprese e nei modi più fantasiosi. Cose che voi umani non potreste immaginare. Altro che Bastioni di Orione e Porte di Tannhäuser. Qui si è passati dalla difesa di un ecosistema basato su ratti, olezzi da discarica e siringhe usate, alla tutela di macerie di vecchie tribune abbandonate; da catastrofismi su imminenti esondazioni, a salvaguardia di fantomatici skyliner. Qui ci hanno messo la bocca tutti, ma proprio tutti (perché poi si sa, nell'epoca dell'apparenza sopra ogni cosa, il famoso quarto d'ora di notorietà non si nega a nessuno).

Anche in ambito mediatico, quando da più parti hanno tentato di associare impropriamente il nome della Roma alle due inchieste, "Rinascimento" prima e "Congiuntura astrale" poi. Un atteggiamento a metà strada fra pigrizia mentale e malafede. Nonostante le smentite immediate del pm che conduce le indagini. Nonostante da ordinanze e intercettazioni il club sia uscito pulito come il più limpido degli specchi d'acqua. Ormai però le cartucce di chi rema contro a prescindere sparano a salve. La Tor di Palle nel castello di cartapesta eretto a suon di menzogne e qualunquismi assortiti si sta sgretolando di fronte ai fatti. Che come sempre sono più forti di ogni chiacchiericcio. Figuriamoci di quelli di quart'ordine.

Anche l'ennesimo tentativo di terrorismo psicologico è andato a vuoto. Lo ha chiesto il vicepresidente giallorosso Baldissoni, ci uniamo anche noi: la Variante al Piano Regolatore, cui seguiranno votazione in Campidoglio e Convenzione fra proponenti e Comune, andrà discussa al più presto, preferibilmente entro fine aprile. Nessuna ulteriore variante (minuscola) temporale, prima degli ultimi passaggi necessari: le gare d'appalto e l'approvazione in Regione che sanciranno il via libera alla fatidica posa della prima pietra. Anche perché il 26 maggio prossimo si torna alle urne per le europee, e nessuno fra maggioranza e opposizione dovrebbe essere così sprovveduto da prendersi in carico un ennesimo rinvio.

Peraltro immotivato. Perché forse giova ricordare ai moralisti a gettone che lo stadio ha già ottenuto due delibere di pubblico interesse da due giunte di differente colore. Che la sua realizzazione creerà quattromila posti di lavoro. Che proprio mentre i capitali fuggono dall'Italia, l'investimento tutto a carico di privati ammonta a un miliardo. Che un intero quadrante della città si riqualificherà. E la Roma avrà la sua casa. Che vi piaccia o meno, ora fatela finita e fate finire questo tragicomico iter.