Il problema è verificare se hanno capito. Cioè, se dirigenza, staff tecnico, giocatori, hanno davvero preso atto di quello che è accaduto a Firenze (e volendo pure prima a Bergamo). Pensieri, fatti e parole fanno temere il contrario. Il dopo partita di Firenze, le ventiquattro ore successive, il silenzio del presidente e dei dirigenti, interrotto soltanto dalle parole del direttore sportivo che ci ha spiegato che non sarebbe cambiato niente, pure in caso, speriamo di no, di una sconfitta con il Milan. Quindi avanti così con Di Francesco in panchina perché cambiare avrebbe comportato più rischi (questa ci suona strana); che non c'era bisogno di fare qualcosa sul mercato perché uno o due acquisti non è che potevano cambiare qualcosa (sicuro?); che il litigio in campo Cristante-Dzeko era una questione di campo che si sarebbe risolta da sola; che i problemi ci sono ma non è vero che la squadra sia sull'orlo di una crisi di nervi;  che da questa situazione si poteva e si può uscire soltanto tutti insieme.

Sarà, ma tutto quello che è accaduto dopo la Caporetto fiorentina, ci fa temere, sul serio, che a Trigoria non abbiano preso coscienza fino in fondo di quell'uno a sette incassato dalla squadra di Pioli. Sarà il caso, allora, che a questo gruppo di calciatori (a eccezione di qualcuno) si faccia capire che non potrà essere un'auspicabile vittoria sul Milan questa sera che vorrebbe pure dire quarto posto in classifica, che potrà avere la forza di far dimenticare. Quello che è stato è stato, l'umiliazione subita al Franchi è una ferita impossibile da far rimarginare nello spazio di una partita o di qualche settimana. C'è bisogno, soprattutto, di cominciare a riprendersi quella dignità che è stata calpestata, il rispetto di una tifoseria che meriterebbe un monumento. Bisognerà cominciare da subito, da questa partita complicatissima con il Milan del Pistolero e Paquetà (due acquisti di gennaio...), da novanta minuti in cui ci sarà bisogno, prima di qualsiasi altra cosa, di essere una squadra, tutti per uno, uno per tutti.

Cosa, però, che in questa stagione è stata più un optional che una costante, conseguenza di trenta (con stasera) formazioni diverse in altrettante partite, investimenti di mercato che fin qui non sono stati un successo (Pastore e Marcano soprattutto), di una chimica di squadra che in questa stagione non c'è mai stata, conseguenza di una serie di cambi di modulo che hanno sottolineato gli errori estivi e l'impossibilità di trovare la formula giusta per far rendere al meglio questo gruppo. In questo senso i problemi sono ancora tutti lì, ma si possono almeno ridimensionare con cuore, anima, coraggio. Agostino Di Bartolemei ai nuovi arrivati diceva sempre, «guarda i tifosi, rispettali sempre». Vogliamo questo nella serata in ricordo, trenta anni dopo, di Antonio De Falchi. Rispettatelo. Rispettateci. Forza Roma.