Andatelo a dire altrove che si dovrebbe pensare ad altro. Che non ne vale la pena. Che sarebbe meglio cambiare orizzonti e interessi. Da queste parti non si passa. La strada è sbarrata e sul casello c'è scritto a caratteri cubitali "incazzati neri".

La rabbia di mercoledì non è smaltita, neanche un po'. Anzi. Scrollata dalle zavorre ingombranti dell'incredulità del momento e dei silenzi figli della mortificazione appena ricevuta, se possibile si è acuita. È stata elaborata, si è dilatata fino a inghiottire quel tempo normalmente dedicato al sonno. E ha macerato, fino a scombussolare ogni tipo di bioritmo.

No, la rabbia non passa. Colpa della Roma, ovvio. «Stasera beviam», che ci sta sempre bene con Lei. Generatrice di passioni, positive o meno. Ingannatrice. Ti frega senza avvertire, come un agente doppiogiochista che s'insinua e conquista la tua fiducia. Eppure è un elemento imprescindibile. Non si può farne a meno anche volendo. Anche quando ti fa incazzare. Vallo a spiegare a chi razionalizza tutto lo scibile. A chi è cinico anche nei sentimenti. A chi dispensa sorrisetti condiscendenti per sentirsi superiore. A chi demanda a terzi i propri stati umorali. A chi guarda sempre in casa altrui. Ma la rabbia è una cosa, il disamore un'altra, l'abbandono un'altra ancora.

Ognuno è libero di reagire come ritiene più opportuno - ci mancherebbe - però non lasci solo chi ami. Mai. Se lo ami. Quando un figlio o un genitore ci delude (e capita, avoja se capita) per sciatteria mentale, apatia, o semplicemente perché commette errori grossolani, gliene diciamo di tutti i colori, ci incazziamo, a volte ci avveleniamo proprio, ma mica lo molliamo. Perché è lì che ha bisogno di noi. E oggi c'è chi è più innamorato di ieri.

Tutta colpa della Roma, delle emozioni che ti fa nascere dentro. Impossibile gestirle. Puoi assecondarle, perfino esserne travolto. Oppure rifiutarle, cercare di ridurle al minimo. Ormeggiare la nave in un porto sicuro, tipo Camp Nou, Old Trafford, Bernabeu, volendo anche Torino. Ma c'è chi sceglie il mare aperto, perfino se lo vede in burrasca, con tutto quello che ne consegue.

Magari non ci sarà sempre uno spettacolo inappuntabile, magari a volte l'essenziale è visibilissimo agli occhi e fa maledire e imprecare più che esultare. Ma se cercassimo la perfezione, rivolgeremmo le nostre attenzioni altrove. Invece da romanisti abbiamo brividi da vivere. E nulla di cui vergognarci.