Non è mai stata una trasferta facile quella di Firenze, per motivi ambientali e valore dell'avversario. Ma è stata una trasferta di bei ricordi, per tanti calciatori della Roma, risultati a parte. Come nel 2000-01, l'anno del terzo scudetto, tre sole sconfitte per la squadra di Fabio Capello, due a San Siro - novembre con l'Inter, gennaio col Milan - la terza e ultima il 9 aprile all'Artemio Franchi, ore 15 di lunedì, orario inedito, scelto dal prefetto Serra per scoraggiare i tifosi giallorossi, che però si presentarono ugualmente in 15.000, con lo striscione entrato nella leggenda «Siamo tutti parrucchieri». Tra i tifosi in tribuna - ma con la tuta di rappresentanza - ci doveva essere anche Daniele De Rossi, che un anno prima faceva ancora gli Allievi Nazionali, ma in pochi mesi con la Primavera di Mauro Bencivenga si era subito imposto all'attenzione generale, facendo presagire un futuro da calciatore professionista che fino a quel momento non era previsto. Sono solamente due i giocatori ancora in attività tra i convocati di quel giorno, entrambi romani: dalla parte opposta c'era l'attuale numero 24 del Torino, Emiliano Moretti, tifoso laziale, cresciuto nella Lodigiani, con cui era arrivato a debuttare in C1, prima di un biennio con la Primavera della Fiorentina. Roberto Mancini - che a dicembre era il vice di Eriksson alla Lazio, a gennaio un calciatore del Leicester, e a febbraio il tecnico che sostituì Terim sulla panchina viola grazie a una serie di acrobazie regolamentari - lo aveva fatto debuttare il 31 marzo a Vicenza,quel 9 aprile - al fianco di Daniele Adani, ora il più apprezzato tra i commentatori di Sky - fu la seconda delle sue 330 (per ora) partite in serie A.

Per De Rossi fu la prima convocazione e la prima panchina, e non era neppure prevista. Mancava il brasiliano Zago, serviva un difensore per fare numero,venne chiamato il 16enne Damiano Ferronetti,il più giovane componente della rosa della Primavera, con cui aveva giocato appena 7 partite. Un ragazzino, che quel giorno avrebbe rischiato parecchio: il medico sociale, Mario Brozzi, prima della partita, gli chiese conto dei medicinali assunti nell'ultima settimana, venne fuori che aveva utilizzato uno spray nasale che, se fosse stato sorteggiato dal controllo antidoping, lo avrebbe fatto risultare positivo, e squalificare. La cosa venne riferita a Capello,che lo mandò in tribuna, portando in panchina «quell'altro», di cui ancora non ricordava il nome. Oggi ci tornerà, è passata una vita: la Roma perse 3-1 con due gol di Enrico Chiesa, oggi il pericolo numero uno è il figlio, Federico.

Conti e Giannini - Tra le prime volte romaniste di Firenze, la prima di Bruno Conti allenatore, nella disgraziata stagione 2004-05, che per come si era messa poteva dare una sola soddisfazione, la Coppa Italia, che ovviamente non arrivò, volò via nella doppia finale con l'Inter. Ma a marzo la speranza c'era ancora, nonostante le sberle in campionato, l'ultima delle quali, il 3-0 subito a Cagliari, aveva portato alle dimissioni di Delneri. Era il 13marzo, il 14 si tentò perla seconda volta in quella stessa stagione la carta dell'ex giocatore amatissimo dai tifosi (con Rudi Voeller non andò benissimo...), il 15 Bruno fece la prima lista dei convocati,il 16 andò in panchina. E perse, perché a quel punto sarebbe servito un mago, e perché Matteo Ferrari prima fece autogol poi si fece buttar fuori, ma perse 1-0, con lo stesso risultato con cui Delneri aveva vinto all'andata. E si andò ai rigori: De Rossi, che sarebbe stato uno dei cinque tiratori,era stato espulso all'ultimo dei supplementari, Cassano si fece parare il suo da Cejas,ex di turno, che poi andò sul dischetto e segnò pure, foschi presagi come piovesse, anche se era stato sostituito un altro ex,talmente amato da poter diventare il carnefice ideale, un ormai crepuscolare Nakata. Bruno Conti quel giorno sfidava un vecchio amico come Zoff, lo battè grazie ai suoi ragazzi: in panchina c'era mezza Primavera, Pipolo, Virga, Marsilie Corvia, incampo Aquilani e Curci, che rimediò all'errore di Cassano parando il quinto rigore a Miccoli, Totti fece il suo, e si andò a oltranza. Il quindicesimo tiro toccò a Ujfalusi che colpì il palo, il rigore successivo e decisivo lo segnò l'ennesimo ex Primavera, Giuseppe Scurto, subentrato a Montella nei supplementari.

Giannini e Totti - Nel 2011 Totti a Firenze ha segnato il gol numero 200 con la maglia della Roma, seguito pochi minuti dopo dal 201esimo, agrodolci i ricordi di Giannini, che giocò l'ultima in giallorosso alla penultima del 1995-96, Fiorentina-Roma 1-4, lanciando in profondità un Delvecchio che quell'anno sembrava Re Mida, e quel giorno fece due gol. Gli altri furono due rigori, segnati da Balbo: Giannini due anni prima ne aveva sbagliato uno pesantissimo al derby, e non era più lo specialista designato. Anche se quel giorno gli riuscì veramente tutto: prese un giallo che gli fece saltare l'ultima, non salutò la Sud, ma chiuse con una prova eccezionale.