Duecento di per sé è un numero tondo e se per Giotto il tondo rappresentava la perfezione, per Totti il tondo in carriera è stato soprattutto il pallone, fino a quel «Mi mancherai» lanciato in curva il 28 maggio scorso. Perché i record e le emozioni, i numeri e i sentimenti, sul rettangolo verde di gioco li ha battuti tutti durante tutta la sua carriera. Duecento è il numero del gol che realizza a Firenze, il 20 marzo 2011 nell'anticipo della 30esima giornata di Serie A, in concomitanza con il pranzo della domenica. Duecentouno è il numero di gol realizzati alla fine della partita, perché di gol Totti, quel giorno nel capoluogo toscano, ne fa due. Uno su rigore e uno su azione, per andare a decretare un pareggio che non serve a nessuno, con la Roma di Montella che vorrebbe riavvicinare la zona Champions ma dovrà accontentarsi di non aver perso. Perché contro la Fiorentina quella volta è tutto un inseguimento. La squadra allenata da Vincenzino, subentrato a Claudio Ranieri in corsa, è altalenante e non riesce a dar seguito alla vittoria nel derby, firmata da "The king of Rome is not dead" con una doppietta, ma certamente per "colpa del laser". La Lazio di Reja è sopra ed è al quarto posto, mentre la Viola di Mihajlovic era e resta sotto. Almeno questo. La settimana seguente all'Olimpico arriverà la Juventus. La Fiorentina gioca meglio ma fallisce buone occasioni, colpisce due traverse e viene punita dal talento del numero 10 della Roma. Rispetto alla squadra che ha battuto la Lazio, Montella non ha Mirko Vucinic, squalificato. Al suo posto Menez, spostato a sinistra per ridare spazio a destra a Rodrigo Taddei. Cassetti non ha recuperato e a destra in difesa è confermato il bandito Burdisso. La Fiorentina macina, è più concreta, e la Roma sembra scesa in campo solo per subire, farraginosa e distratta nel reparto arretrato. Infatti dopo venti minuti la Fiorentina passa in vantaggio con Mutu, ex sogno proibito della Roma. L'attaccante parte dalla trequarti, fa fuori Mexes prima e Juan poi,fa tutto da solo e batte Doni con un rasoterra che gli passa in mezzo alle gambe. La Roma sembra in bambola, dopo cinque minuti rischia di prenderne un altro. I viola in contropiede: cross da sinistra di Santana per Gilardino che dal centro dell'area colpisce al volo ma manda alto sopra la traversa.

Passano due minuti e tocca al Capitano raddrizzare la gara. Al 27' infatti l'arbitro Mazzoleni di Bergamo fischia un rigore per un fallo di Comotto su Riise. Dal dischetto Totti spiazza Boruc, segnando il gol numero 200 in Serie A: pareggio. Ma la Roma è un'altalena: Totti lancia Menez che evita Natali ma di sinistro da buona posizione calcia addosso al portiere avversario. Sul ribaltamento di fronte la squadra di Mihajlovic trova un nuovo vantaggio. È il 35': calcio d'angolo da destra, Mutu di testa mette sul secondo palo, Perrotta la tocca ma la palla finisce a Gamberini. Tap-in vincente e Juan a spasso. C'è tempo ancora per una traversa della Fiorentina (al 37'con Mutu di testa), che legittima così il vantaggio. La ripresa inizia ancora con la Fiorentina pericolosissima, con Vargas che colpisce al volo su un cross di Comotto e rischia di spaccare la traversa della Roma. Che però non molla e al 7' trova ancora il pareggio, ancora con Totti. Il cross di Riise dalla sinistra è perfetto, palla al Capitano tutto solo dalla parte opposta dell'area di rigore. D'accordo, non è una grande Roma, ma il pallone è rotondo, anzi tondo, quando lo colpisce Francesco. Controllo morbido, ad addomesticare e sistemare la sfera, e conclusione, potente in diagonale a mezza altezza, nell'angolo. Boruc si arrende per la seconda volta ed è la carica del gol numero 201 per il 10 e lode. Una statua. Della libertà, o quasi. Così Totti esulta, pietrificato, braccio sinistro verso il cielo e pollice destro - classico - a mo' di ciuccio. Ci riprova con due punizioni, Totti. Nel finale la Roma prova a trovare la vittoria con un affondo di Menez, ma finisce così, 2-2. Totti sale a 201 reti in Serie A, tutte con la stessa maglia. E ricomincia a girare il "tassametro" dei record. "The king of Rome is not dead", gridarlo ancora più forte è cosa buona e giusta.