Lontana è Milano dalla mia terra, cantava qualcuno quando cantava la romanità. È bello pensare che ieri la Roma abbia preso il treno quasi apposta per dare ancora più senso di trasferta a questa che è La trasferta. Milano. Stadio San Siro. Capirai. L'audace colpo dei soliti ignoti noi non l'abbiamo mai veramente portato a termine destinati a subire la grande retorica di Rivera e Rocco, il Meazza, le luci a San Siro (pure se poi Vecchioni s'arrabbia perché lui le accese solo per la grande Inter),il gran Milan, i cacciavite, Jannacci, Eccezzziunale veramente, Inno hit, il Mundialito, Ottorino Piotti o Nuciari, le strisce rossonere sottili, quelle larghe, Buriani, Blisset, De Vecchi e pure Cesare Cadeo. Milano milanista quante storie. Pure la Cavese in Serie B che vinse 2-1 lì e che oggi appare persino meno anacronistica di un gemellaggio nato e finito tra la fine degli Anni 70 e la metà degli 80 (c'erano esponenti della Fossa dei Leoni in Sud il giorno dello Scudetto, il 15 maggio 1983). Si pensava di poter cambiare il mondo all'epoca: ci si sbagliava.

Lontana era Milano dalla mia terra e lontana ci è rimasta. A un certo punto è diventata lontanissima.Non bisogna generalizzare, perché il dramma è autentico e particolare, però quando andiamo su il pensiero non può non andare più su. Più su fino a sfiorare non Dio ma Antonio De Falchi. Un bacio ai tuoi diciotto anni. È una splendida partita di calcio Milan-Roma, dal sapore di calcio e di tradizione, tra i paradossi di Liedholm e le contraddizioni di due squadre che si sono scambiate praticamente (a parte Totti e Rivera, De Rossi e Maldini) i loro giocatori simbolo. Uno su tutti perché è d'obbligo, sempre d'obbligo ricordarlo non solo quando si gioca Milan-Roma, ma sempre: Agostino Di Bartolomei. Poi un altro pensierino al cielo (Aldo Maldera) per tornare terra-terra: Milan-Roma oggi alle 18 vale se non tutto, già troppo. Finora la Roma di Di Francesco è stata una bravissima ragazza, o un bravo ragazzo fate voi, ha fatto tutto per bene, ha svolto i compiti nel miglior modo possibile, si è comportata praticamente in maniera irreprensibile (e dire che ha anche incontrato quella che tecnicamente è la seconda squadra d'Europa , l'Atletico Madrid e la supermegagrandeinter dell'ex allenatore) ma non è mai stata ancora fichissima. Non ci è ancora diventata. Non ha rapito il cuore di tutti, non ha lasciato gli innamorati a bocca aperta. La Roma ha fatto bene, ha provato a fare benissimo ma ancora adesso (pure se hai vinto a casa dell'Atalanta da Coppa Uefa veramente, pure se hai fatto una dozzina di gol in una decina di giorni, pure se hai vinto 5 partite su 7 e la migliore che hai giocato è quella persa) c'è una specie di coltre che copre la Roma, una nuvola non fantozziana ma appunto milanese che non ci permette ancora di credere di poter vedere il sole.

Oggi pomeriggio a Milano la Roma più che i tre punti, più che il fascino e il prestigio del cosiddetto big match, più che le prime pagine della gazzette di questa penisola, si gioca questa possibilità:credere di poter volare. O di essere felici. Lo fa un po'contro tutti, il che va bene ai romanisti: il volto ideale era e resterà sempre quello di Capitan Daniele De Rossi, uno che la romanità la canta ancora adesso; lo fa contro una doppia statistica: dopo la Juventus, il Milan è la squadra che ci ha battuto più volte nella storia (72 volte). L'ultima volta, però, che siamo andati là abbiamo ottenuto la più grande vittoria esterna a casa loro (4-1). Anche l'anno prima ancora abbiamo vinto facile facile (3-1 nella serata in cui sbocciava senza che nessuno lo capisse Emerson), roba non da trasferta a San Siro. Allora se ci pensi bene vedi che negli ultimi 5 anni i punti che hai dato a Milano sono decine e decine, quasi come i chilometri che ci separano. Se ci pensi bene lontana è Milano dalla mia terra ed è meglio: noi stasera dobbiamo guardare il sole.