"E sì che Milano quel giorno era Giamaica". Quel giorno che canta Antonello Venditti in "Piero e Cinzia" era il 27 giugno 1980, a San Siro c'era il concerto di Bob Marley. Quel giorno è ieri, per licenza poetica oggi, visto che anche oggi Milano per il caldo sembrerà Giamaica e proprio oggi 40 anni e un giorno esatti dopo la Roma gioca su quel prato. Che poi proprio oggi il Meazza di San Siro sarà completamente vuoto sembra servire soltanto a ricordare bene a tutti quando "lo stadio era pieno" insieme ai 33 gradi, non i 41 all'ombra previsti, nel pomeriggio mentre si giocherà la partita. Il reggae rischia di essere nei ritmi della partita anche se nessuna delle due squadre si può permettere di non vincere. Del Milan non ce ne importa, della Roma sì, tanto: bisogna vincere per cercare di raggiungere un traguardo che appare forse persino più lontano anche dopo la vittoria da due perle e una notte contro la Sampdoria di mercoledì sera. Fonseca lo sa, lo ha detto. La squadra speriamo lo dimostri sul campo. Per via del caldo e del calendario post-Covid, Fonseca cambierà abbastanza, speriamo il giusto.

Il Milan sembra, insieme al Napoli, una delle squadre rientrate meglio in questo folle mese e mezzo di pallone estivo. Non avranno ancora Ibrahimovic, che è sempre meglio non avere contro, ma è pure vero che in queste due partite sembrano aver trovato una dimensione tattica consolidata: non hanno preso un gol dalla Juve a Torino in 10 contro 11 quasi tutta la partita e ne hanno fatti 4 in trasferta al Lecce. Non sarà facile. L'anno scorso per noi fu pieno inverno anche se era appena inizio campionato: in giallo perdemmo palla con Nzonzi e partita con Cutrone e Higuain all'ultimo minuto capendo che i tempi della semifinale Champions di pochi mesi prima erano già lontanissimi. Qui a San Siro ci abbiamo spesso perso, poi per un ventennio non ci abbiamo mai vinto, poi ci abbiamo vinto spesso e volentieri, magari è l'ora di riprendere la felice abitudine. Non sarà facile, farà caldo in tutti i sensi, la Roma dovrà dimostrare di tenerci e credere veramente come ha detto ieri il suo e nostro allenatore in conferenza stampa differita. Poi qui a Milano è sempre speciale. Milano è la trasferta. Giamaica e anniversario reggae o meno. Qui a Milano per certi versi è un dovere.

Uno ce n'è anche in queste righe, ricordare Antonio De Falchi. Era il 4 giugno 1989 quando fu ucciso, da quell'anno è la prima volta che la Roma in campionato gioca a giugno a San Siro col Milan. Solo un modo per ricordare un ragazzo che tutta Roma ha nel cuore. Nel cuore poi parlando di Milan-Roma o Roma-Milan o semplicemente di Roma, ci sta per forza un giocatore da ricordare. Che non è un giocatore. Agostino Di Bartolomei. Proprio l'altro ieri - il 26 giugno - ricorreva il giorno della sua ultima partita con la sua maglia prima di essere costretto ad andare a Milano, sponda rossonera. Con Liedholm. Ci segnò pure qua ed esultò di rabbia e amore. Solo un altro modo - doveroso - per ricordarlo. E come lui Aldo Maldera altro campione nostro per sempre, uno nato a Milano e col Milan campione della stella ma che pur una volta e per sempre poi è diventato romanista. Aldo alè, Aldo Maldera.

Di doppi ex ce ne stanno tanti che fanno strano: Tancredi, Cudicini, Ancelotti, Cafu, Capello e almeno una ventina di nomi veri, giusto di corsa per arrivare a Pierino Prati. Se ne è andato prima della Samp e oggi giocano la partita le sue squadre. Noi dovremmo cercare di vincere per noi in questo pomeriggio ancora più strano se è vero come dicono che la Roma giocherà con la maglia color blu Europa. Sperando che poi l'Europa sia giallorossa, sia ad agosto sia nella prossima stagione. Giochiamo anche per questo e per avere quella sensazione che c'è quando vince la Roma che è «quando tutto il mondo sembra buono». La nostra ora e mezza di religione.