C'è una sfida nella sfida che riporta a dieci anni fa. È quella tra Bryan Cristante e Alessio Romagnoli. Due speranze del calcio italiano, si sarebbe detto all'epoca, due calciatori di livello di due big della Serie A, si può dire oggi. Classe '95 entrambi, nati il 12 gennaio Romagnoli e il 3 marzo Cristante, a 672 km di distanza l'uno dall'altro: ad Anzio, sul litorale romano, Alessio, a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, Bryan. La maglia azzurra indossata da entrambi (12 volte, con due reti all'attivo, il milanista e 7 volte il romanista), anche se con qualche intermezzo.

Si giocava a Montepulciano, in provincia di Siena, il 17 giugno, una data cara ai romanisti e a Vincenzo Montella, protagonista del terzo scudetto della storia giallorossa, in particolar modo. Era il 2010, Roma e Milan di fronte per la finale scudetto. L'aeroplanino allenava i Giovanissimi nazionali giallorossi, una generazione che ha "sfornato" per la Serie A il solo Romagnoli. Dall'altra parte i rossoneri allenati da Bertuzzo, dove oltre a Cristante giocava Andrea Petagna, futuro calciatore di Atalanta, Spal e Napoli. Vinse il Milan con un netto 3-0 (doppietta di Galbusera e sigillo finale proprio di Petagna).

Da lì in avanti due carriere in rampa di lancio per Cristante e Romagnoli e per certi versi anche simili. La comune coincidenza del primo gol in Serie A nella partita successiva all'esordio: Cristante lo fece da rossonero all'Atalanta, la sua futura squadra, prima di "sparire" dai radar del nostro campionato per un'esperienza travagliata che però lo ha fatto crescere: quella nel top club portoghese, il Benfica. Romagnoli, invece, segnò al Genoa (il 3 marzo 2013, giorno del compleanno di Bryan) nel 3-1 all'Olimpico, alla prima da titolare, dopo aver esordito nella massima serie contro la sua futura squadra il 22 dicembre 2012, a 17 anni, in Roma-Milan 4-2.

Il numero di maglia, poi, nelle attuali squadre lo hanno scelto importante: il 4 che fu di Radja Nainggolan per Cristante con la Roma e la 13 di Alessandro Nesta (il suo idolo prima e dopo l'outing completato appena approdato a Milano per la sua fede biancoceleste tenuta nascosta alla Roma). Numeri di responsabilità. Le stesse che entrambi si sono presi fin da giovani nella propria carriera: Cristante emigrando, tornando e esplodendo nell'Atalanta di Gasperini e confermandosi "giocatore" nella Roma delle pressioni. Romagnoli ereditando la fascia di capitano che fu di Maldini e Baresi in rossonero. Oggi saranno ancora di fronte, con i loro destini che si uniscono.