Eccola
A Bologna, giovedì tardo pomeriggio, divieto per i tifosi, un avversario fastidioso, non sa d'Europa e invece sì, è proprio lei: la "nostra" coppa
(GETTY IMAGES)
Non sembra Europa. Bologna, giovedì tardo pomeriggio, con un offensivo divieto per i tifosi residenti a Roma, ma è sulla via Emilia e un West che conosciamo sin troppo bene, che incontriamo l’Europa. Brutto sorteggio, leva fascino e ci dà un avversario fastidioso. La Roma da sempre, ma nell’ultimo decennio in particolare, s’è specializzata in notti europee, dal sapore blu elettrico dell’adrenalina, e a questa partita ci arriva sconfitta da un romanista, dopo due gol presi in un niente dalla Juve, con in testa rimpianti e troppi “se” e “ma” che non servono a niente. Almeno questo è quello che si sente dall’ambiente.
Perché la Roma è grande e Gasperini è il suo profeta quando scaccia via depressioni, rimpianti sterili e pure semplici preoccupazioni. «Chi è preoccupato stia a casa!» ha quasi tuonato Super Gasp: gulp! Ora, io non sono preoccupato, sono preoccupatissimo però se il settore fosse stato aperto pure per me oggi sarei stato lì a sostener la Roma! Tutti allo stadio non si può cantare e nemmeno dire, ma chi ci sta, anche da casa, preoccupati o meno, poi spero anche dopo, si stringa attorno a questa squadra che sta facendo bene perché sta facendo la seria. Lo studente è abbastanza bravo e si applica. Il genio è l’allenatore, che sta giocando senza Dybala, Soulè, Angeliño, Ferguson, Dovbyk, El Sharaawy da due mesi, a Genova senza Wesley e Hermoso, oggi senza Mancini con una rosa che è quarta grazie soprattutto a lui e alla disponibilità di tutti.
Questo è il punto: la Roma sta dando tanto, segue l’allenatore, per adesso è quarta e oggi si gioca la nostra coppa! Non è il momento di lasciare, semmai l’opposto: si gioca e si rilancia, pure al buio, ma senza alzarci dal tavolo. Nemmeno se è truccato come a Genova. Noi ci siamo e ci vogliamo restare. Lo puliamo. Non è un azzardo, né un bluff, perché le carte che abbiamo ce le siamo guadagnate con la fatica, le teniamo coi calli. Non sarà facile nemmeno questo ottavo di finale, non so se più o meno difficile di Como domenica, ma di Como domenica oggi non ce ne frega assolutamente niente. Si gioca al Dall’Ara, stadio vecchiarello e senza copertura, quindi bello per i miei gusti, ma dove non vinciamo da un lustro (5-1 con Cristante squalificato per bestemmia, e anche qui abbiamo già dato a Genova).
La piazza loro è comunque contenta, non perché l’anno scorso s’è fatta la Champions piuttosto perché quest’anno gioca con la coccarda sul petto. Magari guardiamola per cogliere l’urgenza se non di vincere, di provare a vincere, di volere vincere che hanno i romanisti. Una coppa proviamo a portarla a Roma, questa coppa che per tanti motivi sentiamo nostra. Ce l’hanno tolta. Ci hanno tolto Mou. Ci hanno tolto Dybala quasi a togliere quelle lacrime. Non sembra Europa ma noi sappiamo che è solo tutto.
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