Ma Fonseca nell'intervallo che dice ai giocatori? Non è la prima volta che la Roma nel secondo tempo è una squadra molto migliore rispetto a quella che entra in campo a inizio partita: col Cagliari - soprattutto - si è trasformata, ma anche col Napoli dopo gli ultimi 20' passati con lo stordimento del rigore sbagliato, col Milan stesso, senza contare le vittorie a Bologna, a Lecce, o i tre gol in dieci di Udine tra il 51' (6' st) e il 65' (20' st).

Che lo spogliatoio sia una specie di gigantesca cabina di Clark Kent per i giocatori della Roma dimostra sostanzialmente una cosa: la bontà del lavoro dell'allenatore. Senza mantelli da super eroe. Non ce n'è bisogno, anzi fanno male gli eroi alla Roma. Ci si diventa per davvero solo quando non ci crediamo o non ne abbiamo consapevolezza, sennò qui si sbraca col narcisismo, mentre questa è una Roma concreta, per niente bovarista, anzi, piuttosto, è sanguigna. Va di tigna.

Perché la Roma che cambia non cambia tanto nei numeri, negli uomini, o negli schemi (pure quello, pure quello ha fatto Fonseca da quest'estate) ma ci mette proprio un'altra anima e fa sembrare le cose semplici. Anche quelle semplici. Perché storicamente per noi sono quelle più difficili. Guarda ieri, per esempio: dopo il ko dell'Atalanta e l'ennesimo pari del Napoli, all'Olimpico c'era un'occasione da non perdere e la Roma non l'ha persa. C'era da battere l'ultima in classifica e la Roma l'ha battuta; possibilmente sbloccare Dzeko, non prendere gol, celebrare e testare il rientro di Pellegrini e di Florenzi, e Pellegrini e Florenzi sono usciti tra gli applausi di tutto lo stadio. Tutto così clamorosamente normale, così felicemente tranquillo.

Ma noi sappiamo che spesso siamo stati più al di qua che al di là del guado dell'intervallo di ieri, che spesso non l'abbiamo attraversato, e quei fastidi, quelle paure dei primi 45', quel Brescia così insopportabilmente rognoso e quella Roma che colleziona solo calci d'angolo, in una giornata grigia e di pioggia, altre volte sarebbe stato un frustrante destino che ci avrebbe accompagnato fino alla fine. E invece no. Tiè. Si rientra in campo, gol quasi subito, raddoppio quasi subito, dei due centrali e vai con la miglior difesa che è l'attaco, slogan ottimi da "attenti a quei due" eccetera, fino a chiudere col gol del nostro sole là davanti.

È così che si fa, è così che va fatto, è così che una partita piccola piccola la trasformi in un più 3 sulla super Atalanta e un più 5 sul Napoli da Scudetto. È così che Fonseca trasforma la Roma: la normalità del dare tutto, oltre all'organizzazione, senza rassegnarsi alla stupidità dello sconforto che troppe volte qua ci prende. Tutto qui, il resto basta, anche perché il resto di ieri dopo il 90' non ci è piaciuto.

Ma c'è giovedì anche per quello. Anzi, soprattutto c'è giovedì. Turchia. Istanbul, Basakcomesechiama, Europa League, Coppa Uefa. Vitale. Vitale. Vitale. Ecco, facciamo che da qui a giovedì alle ore 18.55 siamo già negli spogliatoi di Istanbul per andarci a giocare il secondo tempo di una coppa che non può non continuare. Anche perché in Turchia i super eroi ci saranno veramente: sono 800. Senza mantello, ma con una sciarpa. Che vale di più.