Se la necessità era semplicemente riprendere la corsa, la Roma c'è riuscita. Va di Brescia, questa squadra, si potrebbe dire per scherzare storpiando un'espressione romanesca. Ma insomma sono arrivati tre punti e tre gol, con tre assi, peraltro, ed è bastato a togliere il piatto sotto al naso della sfortunata squadra di Grosso, assai meno squinternata di quel che il risultato (o la classifica) lascerebbe pensare. Perché al successo la Roma è arrivata solo nel secondo tempo e grazie ad azioni nate tutte da palla ferma, con Smalling di testa al 4' direttamente da corner (con decisiva deviazione di Cistana con la coscia), con Mancini di piede al 12' (con assist di Smalling servito da un gran taglio di Kluivert su respinta da calcio d'angolo), con Dzeko di piede ancora con assist di Smalling di testa, di nuovo direttamente da corner al 21'. Nel primo tempo invece la Roma aveva faticato per via di una manovra sempre lenta e troppo elaborata, di una squadra ancora in emergenza (anche ieri ne mancavano sette) eppure con protagonisti brillanti e sempre concentrati.

All'emergenza ormai Fonseca è abituato eppure tira, o ritira, fuori dal cilindro sempre qualche coniglio pronto a correre. Stavolta la curiosità maggiore era relativa all'impiego di Florenzi come terzino destro, accoppiamento che voci incontrollate (ed evidentemente destituite di fondamento) avevano preso ad escludere con nettezza, e invece eccolo lì il capitano, schierato ancora a guardia estrema di fascia, fare la sua bella partita e strappare tanti applausi al momento dell'inevitabile sostituzione, lui a destra e stakanov Kolarov a sinistra, con i redivivi Mancini e Smalling al centro, con Fazio in panchina. In mezzo è tornata anche la coppia di lotta e di governo Diawara e Veretout, davanti si è rivisto Pellegrini con il suo calcio geniale e sbrigativo alle spalle di Dzeko, con Zaniolo e Kluivert confermatissimi esterni con licenza di accentrarsi sul piede migliore, non nel loro giorno migliore eppure vivaci e pericolosi. Proprio la qualità è mancata nel primo tempo alla Roma su certe giocate - ficcanti, ma poi non rifinite - e a metà partita è fiorita quell'amara sensazione che si stava facendo poco per uscire dall'impasse di Moenchengladbach e Parma.

Dati onori al merito del Brescia (squadra descritta sull'orlo di un'insubordinazione e invece magari rinsaldata proprio dall'assenza punitiva di Balotelli, tenuto a casa a rimuginare, come se ancora ce ne fosse bisogno) e al 442 ordinatissimo di Grosso (con punte di qualità come Cistana in difesa, Tonali nel mezzo ma anche con i palleggi di buon livello di Donnarumma e Torregrossa), è stata più la Roma nella prima frazione a mostrarsi poco concreta. Alla fine dal taccuino sono emerse giusto un paio di occasioni, con una mischia determinata da un cross tagliente di Florenzi su cui l'uscita di Joronen ha consentito prima a Pellegrini e poi a Kluivert di tentare la sorte, senza però prendere la porta (respinto il primo e alto il secondo), e poi ancora per Pellegrini dopo respinta da corner (bel destro diagonale fuori di poco). E gli altri tiri (di Dzeko e Kolarov) sono finiti fuori dallo specchio (zero tiri in porta per la Roma e uno per il Brescia, segnalava l'impietosa statistica della Lega all'intervallo). E il Brescia? Ha costruito le sue occasioni, lasciando il controllo del possesso alla Roma e ribattendo sempre con vivacità: una "trivela" di Donnarumma alta di poco, un destro di Tonali fuori, una bella parata di Lopez su gran conclusione di Ndoj, un mancato controllo sempre di Donnarumma in area e infine, l'occasione più nitida, un colpo di testa ancora di Donnarumma alto da ottima posizione su corner.

Dove ha fallito Donnarumma, ha colpito invece Smalling, implacabile cecchino del secondo tempo. In 21 minuti la Roma ha segnato quattro gol, tre buoni e uno annullato dal Var, e ne ha sfiorato un altro con un gran destro di Dzeko deviato a mano aperta da Joronen. Ha cominciato Chris al 4', staccando come fa lui altissimo e schiacciando forte, caricando con tutta la forza del suo collo: sulla traiettoria la coscia scivolosa di Cistana ha ingannato il portiere finlandese per il vantaggio che ha stappato la partita. Al 12' dopo respinta ancora da corner, Kluivert ha tagliato un tracciante ancora verso il difensore inglese che stavolta ha mandato il pallone verso Mancini che non da difensore, neanche da centrocampista, ma con un numero di tottiana memoria ha accompagnato la sfera nel suo rimbalzo alzandola solo di quel tot misurato per scavalcare il portiere, splendido pallonetto morto sotto l'incrocio. Al 18' un sinistro di Kolarov respinto lateralmente ancora da Joronen è stato rimesso in porta da Zaniolo, ma il Var ha eccepito sulla correttezza dell'azione, e mandando indietro la macchina si è visto che a un certo punto il pallone era uscito oltre la linea laterale: giusto annullare. Al 21', infine, ancora una bella traiettoria di Pellegrini dalla bandierina e ancora una stoccata di fronte di Smalling, stavolta giusta sui piedi di Dzeko che partito nei tempi corretti ha addomesticato il pallone e ha avuto persino il tempo di spingerlo alle spalle del portiere.

Sul 3-0 la partita è finita, Fonseca ha mandato in campo Ünder, Santon e, nel finale, Perotti, risparmiando rispettivamente 20 minuti a Pellegrini, 13 a Florenzi e 10 a Zaniolo. Peccato che Di Bello abbia interpretato in maniera ferrea il regolamento e abbia ritenuto di dover ammonire il talento di Massa che non era uscito dal punto più vicino in cui si trovava in quel momento (cioè dietro la porta) e l'abbia ammonito come se in quel momento ci fosse il bisogno di perdere tempo, con il risultato ormai fissato sul 3-0 e le occasioni che fioccavano in ogni azione per la Roma. Salterà Verona, sostituito da Cengiz che in quei pochi minuti ha sfiorato due gol con due prodezze. Altro buon segno.