Non credo ci sia un romanista che baratterebbe non dico la rovesciata al 90' di Pruzzo, la mezzarovesciata di Montella nel 2001, il 5-0 del '31, ma un attimo delle sue sconfitte, dei suoi "Grazie lo stesso", col numero letteralmente (e aritmeticamente) imprecisato degli scudetti juventini. Sono cose nostre. Cose della Roma. Non si tratta di fare retoriche e apologie delle sconfitte, profili da maledetti contro vento (no, io voglio vincere e cantar per te), si tratta proprio di un'altra cosa. Di cose della Roma. Di paradigmi diversi, di ragionare in piano o nello spazio, di guardare le cose o fra le cose, di "sentire" la Roma come sangue e invece "tenere" per la Juventus come si tiene famiglia. Ognuno faccia il suo. Non ci sono colpe, semmai scelte, e Tuttosport ha il merito di aver ricordato la differenza che c'è fra noi e loro, anzi che c'è un Noi e che c'è un Loro.

Quella prima pagina non dovrebbe nemmeno offendere i romanisti, e non solo perché Szczesny, Pjanic e Benatia non sono romanisti visto che un romanista alla Juve non ci va, piuttosto perché tocca solo chi ragiona con la categoria della vittoria a ogni costo, del risultato come unico rendiconto, del trofeo come fine esclusivo di una squadra di calcio. La Roma no. A me che me frega che me dici che non ho vinto? Io romanista mi offendo se qualcuno mi dice se sono stato scorretto, se non ci ho provato, se ho barato. Io non insegno la vittoria a ogni costo, né che la vittoria è l'unica cosa che conta, ma che l'unica cosa che conta è provarci, e soprattutto che per provarci con tutto te stesso devi sentire la cosa per cui fai lo sforzo, per cui ti impegni, per cui lavori, forse preghi. La Roma è una preghiera e una certezza.

La Roma è la cosa più fica che c'è e fidatevi - potete fare solo quello visto che non sapete cosa si prova - ti galvanizza già il solo fatto di tifarla. Di nominarla addirittura: t'innamora il nome. La Roma è i suoi tifosi e la gente che l'ha sostenuta, non è una maglia da riempire con toppe di sponsor e di trofei, ma una maglia. Una bandieretta rossa antica. Una pezza. Una sciarpa sdrucita. Un ricordo lontano e la prossima partita. Una vita. Quello che auguro alle persone che amo non è di vincere ma di vivere veramente.

Essere romanista non andrà mai in copertina, tantomeno su Tuttosport. E questo è un vanto, uno di quelli che non potranno mai avere. Che poi per rispondere a questa prima pagina sarebbe bastato citare subito Giorgetto: «Abbiamo vinto poco... però è bastato vincere una volta per dire che avevamo vinto più di tutti». Perché che significa vincere o perdere veramente nella vita chiedetelo a chi ha scelto di percorrerla col cuore.