Interviste

L'ex ds della Lucchese Jr: "Ghilardi incredibile, ma da piccolo era portiere! In lui rivedo Bremer"

Parla Augusto Rotolo, che lo ha accolto nel calcio, a Il Romanista: "In porta e in attacco era fortissimo. Con Gasperini può diventare il difensore più forte in Italia"

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Sergio Carloni
26 Gennaio 2026 - 13:56

Annullare uno come Leao non è un gioco da ragazzi. Eppure, c'è chi ci riesce bene. Nonostante i suoi 23 anni e una carriera ancora da scrivere. Daniele Ghilardi si è preso la scena nella notte dell'Olimpico: una prestazione sontuosa, a seguire l'animo focoso dei tifosi sugli spalti. E l'1-1 della Roma col Milan non cancella quanto fatto dal difensore. Calmo e al tempo stesso tenace. Un imprescindibile nelle ultime di Gasp. A raccontarlo a Il Romanista, tra ricordi vivaci e futuro, ci pensa Augusto Rotolo, ex direttore sportivo della Lucchese Junior. Dove il sogno di Ghilardi è iniziato. Il punto di partenza.

Quando ha conosciuto Ghilardi?

"Tra il 2008 e il 2012 facevo il direttore sportivo della Lucchese Junior, la scuola calcio della Lucchese. Ha iniziato con noi a 5 anni, l'età minima per farlo. Poi è stato preso dalla Fiorentina".

Con la Lucchese ha avuto dunque il primo approccio al pallone.

"Le svelo un aneddoto. Con noi, giocava una partita in porta e un'altra in attacco, come centravanti. Ma mai in difesa. Era fortissimo tra i pali e lo stesso posso dire del ruolo offensivo. Quello del difensore centrale non esisteva minimamente nella sua mente. Nelle 'partite' un po' più importanti, per l'allenatore era un problema: non sapeva dove metterlo, era troppo bravo e veniva messo in difficoltà. Era difficile toglierlo da lì! In porta rendeva alla grande, poi passava in attacco e... faceva lo stesso. Fisicamente era già impostato, come ora. Un ragazzo prestante. E un altro dettaglio importante è la famiglia: la madre e il padre non hanno mai messo bocca sulle decisioni degli allenatori che ha avuto. Una cosa che oggi non vedo".

Ha mai lavorato con lui sul campo?

"Per noi era un piacere stare lì a guardare. Pensavano a tutti gli istruttori, ma a livello tattico non c'era nulla. Ghilardi vinse un torneo prestigioso, nel 2012, il "Torneo Topolino" di Aosta. Anche lì, si alternò tra attacco e porta. Giocava anche Fortini della Fiorentina, recentemente accostato alla Roma. C'è una foto in cui sono presenti entrambi: è difficile che accada di vedere due ragazzi, oggi in Serie A, nello stessa foto scattata anni fa".

A Lucca avete avuto un bel vivaio.

"Purtroppo la Lucchese è fallita quattro volte. Si è disperso un 'capitale' folle, parlando di giovani".

Che rapporto ha con lui?

"Ci sentiamo ancora. Lo incontro quando viene a Lucca, sento spesso i genitori. Mi avevano invitato per vedere Torino-Roma, non ho potuto recarmi allo stadio per impegni lavorativi. Ma quando lo incontro è bellissimo. Di lui mi ha colpito l'umiltà, in tutto quello che fa".

Come si spiega il passaggio da porta e attacco a difesa?

"Eh... Sono i 'cambi di direzione' che ci sono nella crescita dei ragazzi. Le fasi iniziali sono troppo precoci per farsi un'idea. Magari Daniele avrebbe reso di più o di meno se avesse interpretato un altro ruolo. Trovare il posto giusto non è facile; il merito va a chi gli ha permesso di farlo, perché significa che ha formato correttamente un calciatore. A Firenze ha trovato istruttori pronti. E ora, Gasperini è la persona ideale per lui. La Roma ha la migliore difesa della Serie A e intorno ha giocatori importanti".

Col Milan, un'altra grande prestazione. 

"Si è mangiato Leao, non gli ha neanche fatto vedere la palla. Anche con lo Stoccarda e col Torino ha giocato alla grande. Ho guardato queste partite con trepidazione, vederlo toccare il pallone, ogni volta, è stata un'emozione".

È più centrale puro che braccetto? 

"Sì. Quella struttura è da centrale puro. Poi, giocatori come Mancini e Ndicka hanno più esperienza ed è normale che l'allenatore si affidi a loro. Bisogna stare attenti, si rischia di fare la frittata e Gasperini sa come tutelarlo".

Ricorda atteggiamenti particolari che le hanno fatto capire chi sarebbe diventato?

"Mi ha colpito l'attenzione che ha avuto nei particolari della vita. Era incredibile. La sera andava a letto presto, non si faceva trasportare. Era settato già da piccolo. Sapevo che si sarebbe tolto grandissime soddisfazioni: cibo adatto, ore di sonno giuste... Sono cose che lo hanno aiutato".

Che cosa può diventare con Gasperini?

"Il difensore centrale più forte in Italia! (ride, ndr) Diciamo così! Secondo me, può diventare titolare nella Roma e, me lo auguro, in Nazionale. Può diventare un punto importante".

In che cosa può migliorare?

"Non è facile da dire... La concentrazione non gli manca, l'ho visto come un giocatore esperto. Meglio non enfatizzare troppo; probabilmente, però, sotto quell'aspetto è già un top".

Chi le ricorda?

"Bremer. Ha quella fisicità e quell'attenzione simile al brasiliano. Come lui, Gleison non giocava all'inizio. Poi si è imposto".

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