Cogito Ergo Sud

I preoccupati a casa, i romanisti in trasferta

Non abbiamo bisogno di chi si fa vedere sui social solo dopo una sconfitta; di chi si arrende prima di lottare; di chi ci dice che ce l’aveva detto perché allora adesso ci dicesse quello che sa... Abbiamo bisogno di romanisti

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Tonino Cagnucci
10 Marzo 2026 - 06:00

Nel giornalismo quando si vuol attaccare qualcuno lo si difende riportando accuse mai fatte solo per presentarle al pubblico. Così ci si garantisce pure il ruolo del difensore quando l’operazione è esattamente quella di sporcare chi apparentemente stai difendendo. Perché intanto te lo dico che «hai sbagliato», anche se poi aggiungo «certo bisogna capire che…»; oppure qualcosa tipo: «c’è pure qualcuno che addirittura dice che è stato contento di perdere perché… Incredibile sostenere una roba simile», ma intanto una roba simile l’hai sostenuta, l’hai messa in circolo, hai avvelenato i pozzi. Meglio il deserto ai finti amici. 

Una lunga premessa solo per dire che questo articolo che sto per scrivere è sbagliato, non lo dovrei fare perché sto per difendere Gasperini quando Gasperini non può essere attaccato mai. Non adesso. Non quest’anno. Con malafede nemmeno mai. Ha lasciato Bergamo che è scesa in piazza per lui, la Champions League, l’Atalanta a cui ha regalato leggenda, e ha detto no alla Juventus per la Roma. Questa non è nemmeno la premessa. La premessa che sa di promessa non mantenuta, l’ha fatta Ranieri quando ha lasciato la panchina per dare un anno in più alla Roma e a Gasperini. Parlando di difficoltà di mercato e di anno di transizione. È Gasperini che si è assunto la responsabilità di fare subito di più. E lo ha fatto. Siamo quarti, ca…volo, siamo in Coppa Uefa, in una stagione che doveva essere di costruzione. Ha giocato per sei mesi senza attaccante e lo aveva fatto presente che voleva tutto un altro reparto; sta giocando con una squadra - prima di Malen - inferiore rispetto allo scorso anno (non ha mai avuto Angeliño, non ha Paredes, Saelaemaekers... Al loro posto titolare solo Wesley, quasi mai Dybala). Ma al di là di tutto questo, uno che dice «animo, che è sta depressione» o «chi è preoccupato sta a casa», parla da romanista.

Non abbiamo bisogno di chi si fa vedere sui social solo dopo una sconfitta. Non abbiamo bisogno di chi si arrende ancora prima di lottare. Non abbiamo bisogno di chi ci dice che ce l’aveva detto perché allora adesso ci dicesse quello che sa. Non abbiamo bisogno di una voce contro in più quando c’è già un coro di critiche. Non abbiamo bisogno di chi si mette in posa a fare il ribelle perché fa più fico, fa più like ma non fa Roma. Abbiamo bisogno di romanisti. E fateci tornare in trasferta. «Essere romanisti è avere tutto e tutti contro perché questo non ti affligge, ma ti esalta…» diceva un grande tifoso della Roma. E per me non è vero che è finita si dice solo alla fine, ma si dice mai. Io sto nelle parole, nella rabbia, nel lavoro di Gasperini. Nella sua gioia bambina al momento del gol di Malen e anche nella delusione un po’ più adulta quando ha scoperto che non lo era. Urlando contro il cielo... Forza Roma. 

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