Serve altro? Mo ce dite che bisogna pensa' a Oporto? Ah, noi ci pensiamo sicuramente al Porto, così come pensavamo e penseremo a qualsiasi altra partita della Roma, ma chi ci pensa alla Roma? Pure la lezione da Inzaghi e il gol di Cataldi no.

Eppure niente, si è arrivati a questo punto come se non si sapesse che questa è la situazione della Roma: penosa. Non è bastata Firenze, non erano bastate Atalanta (andata e ritorno), Udinese, Spal, Chievo, Bologna, Cagliari, Plzen, il Frosinone...; è dal primo tempo con l'Atalanta (era estate) che lo scriviamo: così non si va da nessuna parte, anzi così si va contro un muro.

Colpevoli chiaramente tutti, e ognuno per le sue responsabilità. La società che non si è accorta o non si è voluta accorgere di questa situazione, eppure gli indizi erano milioni (la sfilza di partite elencate prima e che sappiamo a memoria), o che si è affidata al tempo, stile Provvidenza, stile "vediamo cosa cambierà": se non cambiate lo sai che cambia? Niente. Niente. Anzi sì, cambia in peggio.

L'allenatore che ieri ha subito una lezione pure da Inzaghi (!) così come da Baroni, da Mihajlovic, ma anche col Bologna dell'altro Inzaghi, per dire, l'aveva subita: basta butta' un pallone tra le linee della Roma e prendiamo gol. Più o meno questo è la solidità difensiva della Roma: un pallone dalla parte nostra ed è gol per gli altri. Dieci ne abbiamo presi nelle due partite che più ci interessavano. Dieci. Dategli pure la lode al modulo o schema o quello che (non) è difensivo di Difra.

Poteva bastare Firenze per fare un gesto, fosse pure simbolico, e invece no, continuiamo così, facciamoci del male. Oppure non facciamo niente, come i giocatori, che non sono entrati in campo ieri, poi a 'na certa si sono messi a giocare prima di risbragare. E il terzo gol è il meno accettabile di tutti, un po' come l'ultimo della Fiorentina al Franchi. E ancora meno accettabile la rissa finale fatta quasi "tanto per" quando invece pure un gol, un gol avrebbe significato qualcosa anche se tutto restava clamorosamente insufficiente (visti gli scontri diretti), per questo si chiamano "gol della bandiera".

Ma della bandiera qui non sembra interessare a nessuno, perché si può pure perdere, o sì che si può perdere, ma conta anche il modo, il modo che ancor c'offende. E tanto. E non è una citazione facile a buffo. È la verità. È stanotte. È un altro boccone amaro, un'altra giornata che passerà fra troppi giorni, e non ce dite che dobbiamo pensa' a Oporto. Perché a Oporto noi ce pensamo ma mi sa che non ce pensate bene voi. Non ce parlate proprio. Noi alla Roma ce pensamo tutti i giorni. Noi, pensa, l'amamo. Noi.