"I tifosi della Roma? Vi rendete conto che un pubblico del genere potrebbe caricare persino dei brocchi. Quando c'è il derby sono tutti uniti e non mancano mai. Non conta la classifica, non conta il gioco della squadra. Loro stanno in tribuna tifano alla morte. Alla fine ti fanno addirittura rabbia".
Giorgio Chinaglia, «Il Messaggero», 22 marzo 1975

Le squadre entrano in campo con i due capitani in testa. Cordova con un mazzo di fiori (e dietro di lui Rocca), Chinaglia con una divisa diversa da quella dell'andata. Una divisa che ha una storia interessante. Dopo la sconfitta nel derby d'andata con il gol di De Sisti, all'interno della Lazio si era verificato un maremoto.

Wilson aveva lasciato i gradi da capitano a Chinaglia e questi aveva deciso, motu proprio, che le casacche con lo scudetto erano ormai state profanate dalla sconfitta con la Roma. Occorreva dunque delle nuove maglie che vennero puntualmente ordinate in Inghilterra. Con queste divise, la Lazio affronta il derby, la gara con cui i romanisti vogliono regolare un conto che si trascinava da due anni e mezzo. (...)

Liedholm tiene sulla corda, per l'ultima maglia da assegnare, tre giocatori: Spadoni, Di Bartolomei e Bruno Conti. Tutti e tre, sono stati impiegati nell'amichevole giocata a Palestrina il 19 marzo, senza che trapelasse nulla sulle sue reali intenzioni. Il giovedì la Lazio era partita per il ritiro pre-derby a Manziana. I biancocelesti erano tesi (Maestrelli alla vigilia eviterà persino di portare la squadra alla rituale proiezione cinematografica per scongiurare contatti di qualsiasi tipo), tanto che Lenzini, il 20 marzo, aveva rilasciato a «Il Messaggero», un'intervista in cui ostentava un ottimismo e una sicurezza sospetti: «Ho letto delle cose incredibili sui giornali. I tecnici danno favorita la Roma. Ma sono tutti impazziti? Per i giallorossi non c'è niente da fare. Però ammiro i suoi tifosi, quel pubblico eccezionale che non si tira mai indietro». (...)

La Roma, intanto, è a Grottaferrata. I cronisti cercano ossessivamente Prati perché il derby, per laLupa, viene presentato come quello del sorpasso. In classifica deve infatti superare la Lazio e nella graduatoria dei cannonieri Prati deve staccare Chinaglia. Pierino non si tira indietro e a Piero Di Biagio, il sabato, dichiara: «Per me questo è un derby tutto particolare. Pur essendo il sesto è la prima volta che fisicamente mi sento proprio a posto oltre ad aver acquisito una mentalità ed aver capito il vero spirito che anima queste partite che nulla hanno a che spartire con quelle di Milano».

E siamo dunque alla partita. In Curva Sud uno stendardo recita: "AS Roma presenta Il Sorpasso".

Dopo due anni e mezzo, è questo che i tifosi chiedono alla squadra. Nei minuti precedenti all'ingresso in campo Liedholm prova l'acciaccato Batistoni per un recupero all'ultimo istante, ma non c'è niente da fare. (...) Giocherà "Ago". Il primo acuto è giallorosso. Siamo al 20': colpo di tacco smarcante di Prati per De Sisti centrata e tiro di testa di Penzo che si perde radente la traversa. Cinque minuti più tardi Chinaglia sfugge alla guardia di Peccenini e tira di sinistro appena fuori.

Liedholm ha studiato a lungo la marcatura del centravanti biancoceleste optando alla fine per Peccenini. Alla fine della gara le occasioni in cui il numero nove riuscirà a liberarsi del suo avversario diretto si conteranno sulle dita di una mano. Al 29' la prima grande occasione della Lazio. Da un fallo di Negrisolo su Badiani segue una punizione di Frustalupi. Il tiro di Chinaglia è respinto e ripreso da Santarini che perdeva la palla lasciandola a D'Amico che sparava su Conti senza nessun esito.

Al 33' una discesa inarrestabile di Rocca sparge il panico nelle retrovie laziali. Il cross pesca Penzo, che colpisce l'esterno della rete. Al 35' Prati s'avventa su un passaggio all'indietro di Badiani, infilandosi tra Oddi e Pulici e calciando a lato. Si va al riposo ma – quando si torna in campo, dopo appena tre minuti – la Lazio ha una gigantesca occasione per passare in vantaggio. Scambio Chinaglia-Re-Cecconi in area, palla a Garlaschelli che restituisce a Chinaglia; questi alza la parabola sopra la testa di Conti scavalcandolo.

Peccenini, in rovesciata, compie un capolavoro respingendo sulla linea. Sono istanti interminabili quelli in cui si coordina e ha il tempo di pensare che, se non aggancerà bene il pallone, finirà per cacciarlo definitivamente in rete, ma tutto riesce alla perfezione e la sua rovesciata entra nei gesti tecnici più spettacolari e decisivi del derby. Al 55', dopo uno scambio con Prati, Negrisolo conclude e fa assistere a una grande parata di Pulici. Al 69' Rocca serve Di Bartolomei, che conclude di potenza. Pulici respinge a pugni uniti non volendo tentare la presa.

Il cronometro dell'incontro (e della storia), batte il 76'. L'inizio dell'azione ce la racconta Agostino Di Bartolomei: «De Sisti mi ha dato una palla a centrocampo: potevo fare una sponda per Prati o cercare di andare avanti, ma poi Peccenini si è smarcato tanto bene che era impossibile non dargli la palla sulla fascia destra. Lui ha crossato basso a rientrare, il resto lo sapete».

Il resto è l'avanzata di Peccenini sulla destra, traversone che Pulici non arriva a fermare, e palla a Prati che, sfuggito alla guardia di Ghedin, la mette dentro di piatto, in scivolata. È un momento indescrivibile, con emozioni violente per i tifosi ma anche per i protagonisti.

Quando a Prati, pochi minuti più tardi, Renzo Giacobelli chiederà cosa rappresenti questo gol, risponderà: «Tutto rappresenta, vuol dire tutto. È stato un momento stupendo, affascinante. Un gol che vale al di là dei due punti. È servito questo mio gol ad effettuare il sospirato storico sorpasso. Non si dice così? Pulici non ci è arrivato e ho preferito toccare di precisione di piatto, col piede destro. È andata bene. Se Pulici fosse rimasto in porta avrei tentato la conclusione di forza».

Rocca, dal canto suo, racconterà a Pompeo Senzacqua: «Quando ha segnato Prati mi pareva che mi crollasse il mondo addosso ero felice, non sapevo più che fare». Il sorpasso è fatto.

A caldo, Piero Di Biagio chiede a Liedholm chi sia stato l'uomo chiave della partita: «Peccenini. Ha fatto tutto lui. Ha fermato Chinaglia, ha salvato un pallone sulla linea di porta e, alla fine, ha offerto a Prati il pallone del gol». Sandro Petrucci cerca di convincere il Barone a presenziare alla Domenica Sportiva, ma lui ha fretta di tornare tra i suoi vigneti: come commento, dice, può bastare quello che è successo sul campo.

Agostino Di Bartolomei, invece, alla sua prima grande vittoria nel derby, è raggiante. A Franco Daniele di «Momento Sera» dice: «Io sono romano e romanista dalla nascita abbiamo sofferto e vinto, be' dalla vita non potevo chiedere proprio di più».

Franco Salomone de «Il Tempo» cerca di chiudere con la filosofia spicciola che racchiuda tutto quanto accaduto in questa fantastica partita: «Mactub dicono gli arabi. "Era scritto". Come a dire che tutto avviene perché il fato così determina. E nel libro dei risultati del derby del Cupolone, la Roma era accreditata anche prima della partita per 1-0, gol di Prati su centro di Peccenini».

(Da "Le 100 partite che hanno fatto la storia della Roma di Massimo Izzi e Tonino Cagnucci)