C'è chi dice «no». Anche soltanto all'idea di riprendere a giocare. È accaduto a Brescia: «Se riparte il campionato noi non ci saremo». A pronunciare il rifiuto è stata la componente del calcio spesso dipinta peggio, eppure fondamentale in quello spettacolo che piace a tutti quando è completo dei loro colori e rumori: i tifosi. È stato evidente nelle ultime surreali partite disputate a porte chiuse. Eppure anche fra i presidenti dei club c'è chi vorrebbe far tornare i tesserati in campo, come se nulla fosse accaduto.

Un'eventualità che gli ultras bresciani hanno disapprovato a chiare lettere, con un comunicato che non lascia spazio a interpretazioni: «Troppe lacrime, Troppi morti. Troppe sono le pagine di necrologi che riempiono i nostri giornali di persone che continuano a morire nella solitudine di un letto d'ospedale, lontano dall'affetto dei propri cari che, rinchiusi nelle proprie case, vengono avvisati della triste perdita da una telefonata. È proprio per la frustrazione derivante dall'impossibilità di stare vicino a chi di noi sta soffrendo e a chiunque è in prima linea a rischio della propria vita, che abbiamo deciso che noi della Curva Nord Brescia, all'eventuale ripresa del campionato e riapertura degli stadi, non torneremo a tifare sugli spalti in osservanza di un doveroso rispetto per tutti coloro che stanno soffrendo in questo drammatico periodo».

La nota è stata ripresa anche dal sito ufficiale della società, «in segno di solidarietà e rispetto». Un gesto non scontato, quello del club lombardo, che fa seguito alle parole del presidente Cellino, che si è scagliato senza mezzi termini contro chi immagina di tornare a giocare per tutelare interessi di parte, ma non certo la salute.

E il messaggio della parte più calda del tifo bresciano è particolarmente significativo in queste ore perché successivo a un altro episodio che ha indirettamente coinvolto i sostenitori biancoblù e quelli atalantini. Sul ponte al confine fra le due province (quello che unisce Sarnico e Paratico) era stato esposto uno striscione dal significativo contenuto: «Divisi sugli spalti, uniti nel dolore», che è poi stato strappato. Atto che ha suscitato indignazione a Brescia come a Bergamo, considerando momento e contenuto.

Ma che non ha una matrice ben definita e difficilmente può essere riconducibile in modo semplicistico e superficiale a una delle due Curve. Quella bresciana ha espresso a chiare lettere la propria posizione; quella atalantina è stata fin dalle prime fasi dell'emergenza in prima linea nella lotta al Covid-19, raccogliendo e devolvendo oltre 60mila euro all'Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Se c'è chi mette l'impegno sociale davanti a tutto il resto, sono i tifosi. Con i fatti.