La Roma è tornata a ribadire la propria volontà di dotarsi di un impianto di proprietà. Non che questo sia mai stato messo in dubbio da alcuno, ma quello che il club ha fatto in queste ore assume un significato particolare alla luce della diatriba in corso con l'ex socio Eurnova. Andiamo con ordine. L'amministratore delegato della Roma Guido Fienga ha inviato lunedì scorso due lettere al Comune di Roma in risposta alle sollecitazioni richieste proprio dall'amministrazione capitolina lo scorso 4 marzo a seguito della decisione del club di rinunciare al progetto di Tor di Valle. Delucidazioni che il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica ha ufficialmente chiesto alla Roma e ad Eurnova dopo aver registrato «l'emergere di un fattore di crisi in ordine alla sussistenza degli elementi di consenso necessari per il proseguimento congiunto dell'iter procedimentale». Elementi che per la Roma non sono affatto mutati, anzi, come confermato proprio dalle parole inviate dall'Ad giallorosso. «Il progetto non può essere ulteriormente coltivato – ha scritto in una delle due lettere Fienga - a causa di fatti sopravvenuti a noi non imputabili. Eurnova non ha smentito (bensì ha confermato) che non può disporre dell'area». Poche parole che però confermano come la possibilità che venga ripresa in considerazione l'area di Tor di Valle sono pressoché pari allo zero, e come la Roma si consideri in questo parte lesa. Una sorta di antipasto di quello che molto probabilmente vedremo in qualche aula di tribunale tra qualche mese. Non solo l'abbandono all'ex ippodromo però. «Rinnoviamo la nostra disponibilità – ha ancora scritto Fienga al Comune - ad avviare una seria e proficua discussione con questa amministrazione per valutare congiuntamente nuove ipotesi e nuovi progetti nell'interesse di Roma, dei suoi cittadini, della scrivente società sportiva, di tutti i suoi azionisti e dei suoi tifosi». Una discussione da avviare quindi, e quanto prima possibilmente. Anche se Virginia Raggi appare debole come non mai. E forse a maggior ragione. Il club sembra infatti convinto che la debolezza della sindaca possa giocare a favore della società, permettendole di individuare un'area idonea ad un impianto di poco superiore ai 40.000 posti (giusto per essere in regola con le normative UEFA) in tempi più che rapidi. A conferma sono arrivate ieri le parole di Giuliano Pacetti, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Assemblea Capitolina, che su Nsl Radio ha dichiarato: «Noi ascolteremo quelle che saranno le eventuali proposte da parte della Roma nel definire un nuovo percorso e di conseguenza una nuova area nella quale potrà sorgere lo stadio della Roma. Purtroppo il Flaminio non credo che possa tornare ad ospitare partite di calcio di un certo livello. Un peccato».