Il sospiro di sollievo è stato forte e prolungato. Si è sentito in tutta Europa, in particolare nella sede di tutti quei club alle prese con numeri di bilancio sempre più in rosso, tra cui, come sappiamo, anche la nostra Roma. Dunque, oggi, secondo quanto anticipato ieri dalla Gazzetta dello sport, Aleksander Ceferin, avvocato sloveno, ma soprattutto presidente dell'Uefa e vicepresidente della Fifa, prenderà di petto la questione fair play finanziario. Andando oltre al congelamento dei paletti economici stabilito un anno fa in conseguenza di questa maldetta pandemia. Praticamente, da quanto filtra, azzerandolo. Cioè riscrivendolo con nuovi paletti e regole diverse. E' un'autentica rivoluzione rispetto a quanto voluto da Platini nel 2010, quando ci fu l'introduzione del primo fair play. Ceferin, oggi, ovviamente non ci potrà dire come, quando e quanto saranno riscritte le regole. Dirà che si sta lavorando a un cambiamento radicale. Non lo dirà perché, come si potrà capire, prima di qualsiasi innovazione, è necessario un confronto approfondito con tutti i club, le federazioni, le leghe, avendo come obiettivo quello di riuscire a trovare una sintesi migliorativa per un sistema calcio che era già in crisi con i conti economici prima del Covid, figurarsi dopo una stagione e mezza in cui le società hanno visto azzerata anche la voce introiti da abbonamenti e biglietti. Poi, quando si sarà arrivati alla sintesi, si dovrà passare anche per l'Unione Europea che dovrà dare il suo benestare alle nuove regole che non dovranno limitare, per esempio, la libertà di mercato.

Come cambierà, quindi, il fair play? Intanto c'è da dire che la novità era nell'aria da tempo, soprattutto considerando che non pochi club europei (la stima è superiore al cinquanta per cento) di fatto sono fuori i numeri dei precedenti paletti economici (uno su tutti: passivo di trenta milioni diluito su tre esercizi). Era obbligatorio e inevitabile, insomma, che ci si mettesse mano. Come, però? Per quello che siamo riusciti a sapere, sono almeno quattro i punti su cui si lavorerà per consentire a tutti i club di avere uno spazio più flessibile per quel che riguarda ovviamente i conti economici.
Il primo. Un tetto predefinito per gli acquisti (obiettivo: fare in modo che non ci sia un nuovo caso Neymar), molto probabilmente rapportato in percentuale rispetto al fatturato della società. Anche perchè un conto sono i numeri del Real Madrid, un altro quelli del Chievo. Una regola di questo tipo, recentemente è stata introdotta in Spagna e su quella probabilmente si lavorerà per renderla europea.
Il secondo. Introdurre il Salary Cap. Su questo i capoccioni dell'Uefa ne stanno discutendo da tempo con i club. Si sta lavorando cercando di prendere esempio dalla Nba dove il Salary Cap è in vigore da tempo (ma con il vantaggio che lì non esistono retrocessioni). Nel mondo dei professionisti americani, una società è comunque obbligata a garantire il 90% del Salary Cap fissato (che ovviamente sarebbe diverso da squadra e squadra in base sempre al fatturato). E' previsto, peraltro, anche lo sforamento del tetto salariale. Nessun problema. Nella Nba hanno messo nero su bianco che puoi farlo ma devi pagare, in base allo sforamento, una Luxury Tax. L'incasso finisce alla Lega che poi lo ridistribuisce alle altre squadre (ventinove).
Il terzo. Intervenire sulla questione commissioni a procuratori, mediatori, maneggioni, amici degli amici (i Friedkin di questo saranno contenti). Per dire: la nostra Roma negli anni passati ha pagato annualmente circa venticinque milioni di euro di commissioni, ovvero il dodici-tredici per cento del suo fatturato (la Juventus ne ha pagate per oltre quaranta milioni). Si proverà, sempre nel rispetto del libero mercato, a tagliare i mandati a vendere ai procuratori per un loro giocatore, cosa che consetirebbe di pagare commissioni soltanto al club che acquista.
Il quarto. Aumentare il passivo di bilancio che, come detto, ora prevede un massimo di trenta milioni (più un cinque per cento) in tre stagioni.
Ora la parola e i fatti passano a mister Ceferin.