La notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati dell'amministratore delegato di Acea, Stefano Donnarumma, riscalda nuovamente gli animi della maggioranza pentastellata in Campidoglio. Anche se, occorre nuovamente specificarlo, la posizione del dirigente sarebbe slegata allo stadio della Roma, è evidente come l'imbarazzo del Movimento rischi di far crescere qualche mal di pancia di troppo e compromettere l'approvazione dei due documenti attesi dalla Roma: la Variante al Piano Regolatore Generale e la Convenzione Urbanistica. Un imbarazzo comprensibile onestamente, visto che di fatto negli ultimi mesi è stato azzerato il vertice del salvadanaio del Comune, quella partecipata, Acea appunto, fiore all'occhiello dell'amministrazione capitolina. Prima Luca Lanzalone, presidente di Acea, ed ora Donnarumma, con in mezzo il Presidente dell'Assemblea di Roma Capitale Marcello De Vito.

Ripetiamo: nulla a che vedere con lo stadio, ma fatti che hanno ed avranno un peso nelle scelte politiche della Giunta Raggi. Al momento non risultano (indipendentemente da quanto si possa vociferare in giro per la città) ripensamenti di alcuna sorta nelle stanze della sindaca, che invece risulterebbe ancora fortemente convinta e determinata nel portare a casa il progetto stadio. L'operazione Tor di Valle ad oggi rappresenta forse l'unico campo possibile in cui recuperare consenso in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, in primis le europee del prossimo 26 maggio. Data entro cui tutti, Comune e privati, vogliono arrivare ad una positiva conclusione dell'iter (o meglio di questa fase dell'iter). Anche perché Virginia Raggi e la sua maggioranza, e di questo avrebbero parlato in uno degli ultimi incontri in Campidoglio, sarebbero consapevoli di come la Roma ed il suo Presidente siano pronti ad agire legalmente in caso di fumata nera.

Un'eventualità questa di cui vi parliamo già da mesi, sempre presente sui tavoli delle trattative, ma che i vertici giallorossi al momento non starebbero valutando. Non si vuole infatti nemmeno pensare alla possibilità che non si arrivi ad una approvazione repentina dei due documenti attesi ormai da più di un anno. La Roma si sente al momento privata di un diritto acquisito con la determina della Conferenza dei Servizi dello scorso anno, ha dimostrato pazienza e comprensione per la pubblica amministrazione, ma da Palazzo Senatorio sanno di non poter tirare troppo la corda. Anche se nulla al momento lascia presagire uno scenario così catastrofico. Si va avanti con l'obiettivo di concludere questa delicata fase entro il prossimo mese. E che così sia.