La vendita dei beni di famiglia per tamponare le falle in vista del concordato. Come anticipato da il Romanista nell'edizione del 21 dicembre il Campidoglio è passato ai fatti decidendo di mettere in vendita i depositi Atac. «Proseguire nel risanamento aziendale anche attraverso misure che mirino a liberare risorse per gli investimenti. L'Amministrazione capitolina continua a lavorare avendo come obiettivo la tutela del servizio di trasporto pubblico avviata con determinazione, in accordo con l'Azienda Atac, attraverso la decisione di procedere alla richiesta di concordato in continuità aziendale. In questa direzione si inserisce la memoria approvata dalla Giunta capitolina che dà mandato al Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica, in sinergia con il Dipartimento Mobilità e Trasporti, di consentire che possano essere alienati i complessi immobiliari di proprietà di Atac Spa mantenendo l'attuale destinazione urbanistica, privilegiandone la vocazione a servizi pubblici urbani». Così in una nota del Campidoglio. «I complessi – prosegue la nota - sono le ex rimesse "Vittoria" di Piazza Bainsizza), "San Paolo" di Via Alessandro Severo, "Piazza Ragusa", l'area Garbatella di Via Libetta, l'area Centro Carni di Via Severini, e le rimesse "Portonaccio" di Via di Portonaccio e "Trastevere" di Viale delle Mura Portuensi».

L'Atac, lo ricordiamo ha incaricato il dottor Salvatore Mariconda per la presentazione di una relazione notarile che accerti la consistenza del patrimonio immobiliare di Atac Spa ed identifichi eventuali vincoli e gravami insistenti sui beni immobili della società. Un incarico di 40.000 euro. La lente d'ingrandimento sui beni potrebbe portare a fare valutazioni importanti, come la possibilità di puntare sulla vendita dei depositi. Ma non solo perché ci sono anche altri immobili che potrebbero finire sul mercato. Ad esempio lo stabile al numero 10 di via Lucio Sestio, a Cinecittà, a due passi da via Tuscolana, si trova Lucha y Siesta, ovvero la casa delle donne. Possibile proprio la vendita di questo immobile.

Sullo sfondo rimangono i decreti ingiuntivi che bussano alla porta della municipalizzata. Da quelli di Roma Tpl (45 milioni di euro) a quelli di Cotral e Trenitalia per Metrebus (circa 90). Se dovessero diventare attuativi, Atac rischierebbe il blocco dei conti correnti. E nel frattempo i fornitori continuano a stare con il fiato sul collo: dai carburanti a pezzi di ricambio, gli autobus rischiano di non uscire. D'altronde l'iter della cessione di 5 depositi più diversi uffici, per Atac era qualcosa di più di un'ipotesi. Fino a poco tempo fa si guardava soprattutto ai 200 milioni di euro di liquidità che Atac si era impegnata a ricavare dalla vendita delle rimesse di San Paolo, Vittoria, Ragusa, Portonaccio, Trastevere e Acilia.  La storia parte da lontano, precisamente dal 2011 quando l'Assemblea capitolina (delibera 39) ha dato il via libera all'approvazione del "Piano generale di riconversione degli immobili non funzionali al trasporto pubblico". Di fatto, un'alienazione del patrimonio per fare cassa, attraverso l'impegno del Comune di dare il disco verde all'approvazione di una variante al Piano regolatore che prevedeva il cambio di destinazione d'uso. Via depositi e uffici e spazio alla riconversione urbana dei privati pur di salvare l'azienda. Non va dimenticato che in tempi non sospetti, ovvero a settembre, l'assessora Linda Meleo affermò che «per una parte di patrimonio immobiliare inutilizzato va fatto un ragionamento in direzione della dismissione».