Sette gare senza reti in Serie A: solo una volta con i 3 punti
In campionato era successo nel 1994-95: allora la Roma di Mazzone si qualificò in Coppa Uefa. Ma Malen e i nuovi portano speranza
(GETTY IMAGES)
Sette partite su ventitré senza andare a segno, esattamente il 30%: è il bottino - decisamente misero - fatto registrare dalla Roma in questo scorcio iniziale di campionato. A Udine è arrivato l’ottavo ko in questa Serie A, il settimo per 1-0, con i giallorossi praticamente mai pericolosi, se non in pieno recupero. Il dato, piuttosto allarmante, non fa che evidenziare i problemi del reparto offensivo a disposizione di Gasperini, fino a questo momento assolutamente lacunoso in termini di numeri. È pur vero che alla scarsa produzione dell’attacco fa da contraltare la grande solidità difensiva (con 14 reti concesse rimaniamo la miglior retroguardia nei top 5 campionati europei), ma una squadra che vuole correre per un posto in Champions League deve necessariamente segnare di più.
Le sette gare con zero gol all’attivo sono quasi un unicum, che eguaglia il record negativo del 1994-95: nella prima stagione dei 3 punti a vittoria, la Roma allenata da Mazzone - che chiuse al quinto posto, qualificandosi in Coppa UEFA - rimase a secco in ben 11 giornate sulle 34 complessive. E dopo il ventitreesimo turno era rimasta a secco proprio sette volte, come la squadra di Gasp. In seguito i giallorossi sono sempre riusciti a fare meglio: anche quando hanno chiuso il campionato con 9 partite senza segnare (nel 1996-97, 1999-00, 2004-05, 2017-18 e 2020-21), la settima gara a secco era arrivata più in là, tra il ventisettesimo e il trentunesimo turno.
Arrivano i nostri
C’è però un motivo di speranza, rappresentato principalmente da Donyell Malen e Bryan Zaragoza: con i nuovi arrivi, la Roma punta a dare nuova linfa al suo attacco, al momento orfano di Dybala. L’olandese e lo spagnolo dovranno dare quelle caratteristiche di rapidità e imprevedibilità che tanto sono mancate a Gasperini nella prima parte di stagione. Se Robinio Vaz e Venturino rappresentano dei profili futuribili, Malen e Zaragoza sono già maturi e - ognuno con le proprie caratteristiche - aiuteranno auspicabilmente la Roma a guarire dalla sterilità offensiva. Un problema che riguarda principalmente l’attacco, ma che coinvolge l’intera squadra, perché la difficoltà non è tanto nella finalizzazione, quanto piuttosto nella creazione di occasioni da gol. Ai rinforzi il compito di dare una mano.
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