Non c'è pace per Ostia. Minacce di morte sono state indirizzate all'attuale direttrice apicale del Decimo, l'architetto Cinzia Esposito, già dirigente dell'Ufficio Tecnico, chiamata dall'allora delegato alla Legalità del sindaco Ignazio Marino. «Se non volete fare una brutta fine, dite in municipio di stare lontani da 'sta spiaggia», l'avvertimento lasciato da Vito Triassi diretto alla funzionaria al chiosco di una spiaggia gestita per anni dai clan e poi sequestrata proprio da Sabella.

Tutte le forze politiche hanno espresso solidarietà nei confronti della dirigente, conosciuta per il suo enorme attaccamento al lavoro e ai principi di legalità.

Le intimidazioni nei riguardi della dirigente e le indagini sui clan del territorio sono stati al centro dei lavori della commissione parlamentare Antimafia, giunta ieri a Ostia nella sede della scuola della Guardia di Finanza, per svolgere alcune audizioni, tra cui quella del prefetto di Roma, Paola Basilone, del procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino, e della presidente del X Municipio di Roma, Giuliana Di Pillo. Presente anche il questore di Roma, Guido Marino.

Molto dure le dichiarazioni di Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia. «Dalle audizioni di oggi si conferma che la situazione è seria, grave -ha dichiarato la Bindi- certamente non non ci potrà essere nessuno che nega che ci sono le mafie. Ostia non è un territorio mafioso ma le mafie ci sono forti e sono insediate. Riteniamo che l'attenzione molto forte che si è accesa nel paese in queste ultime settimane abbia dato anche maggiore impulso alla presenza dello Stato, che d'altra parte non manca almeno da due anni e mezzo». Al centro delle attenzioni oltre lo scontro interno alla malavita, anche le case occupate.

«Questa presenza dello Stato oggi è forte, determinata, consapevole e sta ottenendo risultati importanti -ha affermato Rosy Bindi- tuttavia prima che questi risultati ci consentano di affermare che il potere mafioso in questo territoriale sia stato fortemente ridimensionato o sconfitto dovrà passare un po' di tempo perché forse per troppo tempo questo territorio non è stato attenzionato come lo è stato in queste ultime settimana. Lo Stato c'è, c'è ne era troppo poco fino a qualche tempo fa».

Indagini

Gli episodi criminali verificatisi nell'ultimo mese hanno prodotto l'intensificazione dell'attività interforze tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.

Con diversi esponenti della famiglia Fasciani in carcere, sembrava essere cominciata una fase di prevalenza territoriale degli Spada, ma la vicenda dell'aggressione al giornalista Daniele Piervincenzi e il successivo arresto di Roberto Spada prima e del suo guardaspalle Ruben Nelson Alvez Del Puerto, hanno provocato un rimescolamento delle carte.

Peraltro su questo fronte le indagini vivono una fase di stallo. Interrogato dal gip Anna Maria Fattori, intanto, il complice uruguayano si è avvalso della facoltà di non rispondere e il suo legale ha avanzato la richiesta di scarcerazione, chiedendo i domiciliari per il suo assistito, che è accusato di lesioni personali e violenza privata aggravati dal metodo mafioso in concorso con Roberto Spada.

Il suo silenzio potrebbe essere indicativo del fatto che gli spari contro le abitazioni della famiglia Spada, potrebbero essere dei veri e propri avvertimenti rivolti a Roberto Spada. Rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo, sarebbe stato così avvisato. In sostanza il messaggio potrebbe essere questo: è meglio per lui non parlare e tenere i misteri di Ostia nascosti.

Ci sarebbe infine un'altra ipotesi, secondo cui una terza organizzazione criminale, ritenuta vicina al clan dei Casalesi, avrebbe deciso di puntare a conquistare tutto il litorale approfittando dell'improvviso declino delle famiglie concorrenti. Un'ipotesi più defilata, che non può essere però esclusa a priori.