Plusvalenze. Attivo di mercato. Diminuzione del monte ingaggi. Rosa comunque competitiva. Evitare di sacrificare i gioielli di famiglia che poi sono Lorenzo Pellegrini e Nicolò Zaniolo. E l'ordine non è casuale. Sommate, mescolate con attenzione, aggiungete un pizzico di interrogativi legati al dopo (quando?) pandemia, il risultato è Gianluca Petrachi. Sì, il direttore sportivo della Roma che nel prossimo mercato dovrà seguire con una certa attenzione le cinque direttive che abbiamo elencato. Non sarà facile. Perché i conti sono quelli che sono e inevitabilmente peggioreranno pure. Perché c'è l'esigenza comunque di costruire una Roma in grado di poter puntare a una posizione di classifica in grado di fare rima con Champions League (la crisi c'è pure per gli altri, anche se leggendo qualche giornale sembra che ci sia soltanto per la Roma). E perché, per riuscirci , salvaguardare i gioielli di famiglia vorrebbe dire avere qualche chance in più. Insomma, non vorremmo essere nei panni di Petrachi che è atteso da una marea di lavoro sapendo, oltretutto, che il margine di errore consentito sarà ridotto al minimo, pena peggiorare una situazione già ereditata piuttosto compromessa dalle due stagioni monciane, che pesano ancora in maniera notevole alla voce costi della società giallorossa (basti solo pensare a Pastore). Toccherà al direttore sportivo provare a mettere tutto insieme in un lavoro che in parte ha cominciato l'estate scorsa e proseguito nell'ultimo mercato di gennaio con l'arrivo di tre giovani di prospettiva a costi relativamente bassi e con ingaggi in linea con quello che dovrà essere il prossimo futuro. Petrachi, rientrato a Roma dal suo Salento da una decina di giorni, ha sfruttato l'obbligatorio isolamento per mettere a punto insieme ai suoi (pochi) stretti collaboratori, il programma di lavoro che bisognerà seguire per risistemare i conti e mettere in piedi una Roma in grado di essere competitiva per il presente e, ancora di più, per il futuro. Proviamo ad anticipare come il ds si muoverà.

Plusvalenze

Conti alla mano, la Roma ne dovrebbe fare un centinaio di milioni. Questo dicono i numeri. È dura, ma si può, magari accontentandosi di un paio di decine di milioni in meno. Come? Puntando su un quintetto che non è di Buenos Aires, ma di Trigoria. Ovvero: Schick, Florenzi, Under, Kluivert, il baby Riccardi. Il ceco può essere riscattato a ventinove milioni dal Lipsia (ma ieri il ds del club tedesco ha ribadito di volere uno sconto, «vogliamo Schick ma solo a una cifra inferiore rispetto a quella stabilita un anno fa»). Si dovesse trovare un accordo intorno ai venticinque, la plusvalenza sarebbe comunque di sette-otto milioni. C'è poi il terzetto Florenzi, Ünder e Kluivert, un nazionale italiano che può essere inserito in qualche scambio con valutazioni che garantirebbero grandi plusvalenze, due giovani emergenti del calcio europeo che, insieme, possono garantire un più trentacinque-quaranta milioni di plusvalenza. Infine c'è il talento della Primavera Riccardi che potrebbe garantire una cifra tra i sette e gli otto milioni, soprattutto se inserito uno scambio (per esempio con il Bologna per il 21enne terzino giapponese Tomiyasu). Così facendo si arriverebbe a una cifra vicina ai settanta milioni. Il restante potrebbe arrivare da uno scambio Cristante-Mandragora con valutazione dei cartellini al buon cuore del dio plusvalenza.

Attivo di mercato

È legato ovviamente alle plusvalenze. I cinque di cui sopra, possono garantire un incasso tra gli ottanta e i novanta milioni, ai quali potrebbero essere aggiunti altri soldi derivanti da qualche altra cessione (Olsen, Juan Jesus, Fuzato, Gonalons, chissà Coric). Dovessero essere ceduti tutti, ipotizzare un incasso intorno ai cento milioni non è esercizio di ottimismo. Si dirà: la Roma però poi dovrebbe comprare. Vero. Allora mettiamo trenta milioni per Smalling e Mkhitaryan, quindici per il giapponese del Bologna, cinque milioni per il prestito di un vice Dzeko (Kean?) magari con un obbligo di riscatto posticipato di un paio di stagioni. Fanno cinquanta, ne rimarrebbero altrettanti di attivo. E andatevi a fare la rosa della Roma. Vedrete che non sarebbe poi così ridimensionata (Pau Lopez e Mirante in porta; Tomiyasu, Santon, Bruno Peres, Kolarov e Spinazzola esterni bassi; Smalling, Mancini, Cetin, Ibanez e Fazio come centrali difensivi; Diawara, Veretout, Villar e Pellegrini mediani; Zaniolo, Carles Perez, Perotti, Mkhitaryan esterni offensivi; Pastore (certo se qualcuno se lo prendesse sarebbe il benvenuto), ancora Pellegrini e l'armeno come trequartisti centrali; Dzeko e il suo vice come terminali offensivi.

Monte ingaggi

Di fatto, con questo schema che vi abbiamo illustrato (è il nostro, siamo pronti a confrontarci con serenità, felicissimi di poter magari prendere atto di eventuali altri migliorie), alla Roma arriverebbero due nuovi giocatori, a fronte della cessione di non meno di sette-otto elementi. E non ci vuole molto a capire che il monte ingaggi matematicamente diminuirebbe di non poco. Se poi dovesse andare via anche Pastore allora Petrachi avrebbe messo davvero una gran ciliegina sulla torta.