Vorrei, non vorrei, ma se vuoi. Ci sta bene scomodare Lucio Battisti per fotografare l'attuale situazione del mercato giallorosso. Nel senso, cioè, che le idee ci sono e pure brillanti, ma bisogna fare i conti con un problema di liquidità che ne vale due. Ovvero il budget a disposizione di Pinto non fa rima con emiro ma, anche, quel budget potrebbe essere arricchito da una serie di cessioni che, però, al momento, rimangono solo intenzioni visto che sul mercato non gira un euro. E allora vorrei, non vorrei, ma se vuoi è il verso con cui tutti i giorni Pinto deve fare i conti. Avendo come obiettivo quello di dare a Mourinho i giocatori che servono (portiere, esterno basso, difensore centrale, centrocampista, attaccante) e provare a dare una sistematina al bilancio con una serie di cessioni che servirebbero come il pane.

Come si potrà capire, la quadratura non è semplice. Perché nonostante un lavoro quotidiano di contatti, telefonate, mail, offerte, richieste, il vero nodo da sciogliere è quello di sfoltire la rosa, incassare cash e garantirsi, se possibile, pure plusvalenze. Fino a oggi, però, le intenzioni sono rimaste tali, nessun giocatore ha salutato la Roma. Il Psg ha rispedito a casa Florenzi nonostante avesse un diritto di riscatto fissato a 9 milioni. Il Rennes, con tanto di comunicato, ha salutato il Polpo Nzonzi (che, secondo la stampa portoghese, potrebbe finire al Benfica con cui si sta cercando di trovare l'accordo definitivo). Stessa cosa hanno fatto Leicester (Under), Lipsia (Kluivert), Everton (Olsen), cioè tutti i club dove hanno giocato i principali giocatori dati in prestito. Quei giocatori, cioè, dalla cui cessione Tiago Pinto si augura(va) di poter incassare il cash necessario per garantirsi un mercato con meno paletti.

Alla luce di questo stallo, per la Roma acquistare al momento può essere più un desiderio che una realtà. Prendiamo la questione del portiere, ruolo in cui arriverà un nuovo titolare. Pinto da tempo ha trovato l'accordo con Rui Patricio per un triennale da circa due milioni e mezzo netti (meno di quattro lordi considerando il decreto crescita). Ma lo stesso accordo non è stato ancora trovato con il Wolverhamton, proprietario ancora per un anno del cartellino dell'estremo difensore. Il club inglese chiede 10 milioni di sterline, al cambio oltre 11 milioni di euro, la Roma fin qui non è andata sopra i sei. Un'offerta, però, che probabilmente è figlia legittima anche del fatto di voler vedere se sia possibile portare a Trigoria un altro portiere, magari più giovane per garantire una maggiore prospettiva in un ruolo in cui la Roma, dopo Alisson, si è dovuta confrontare solo con scelte non proprio illuminate. In particolare, per quello che ci risulta, il nome è quello di Gollini, ventisei anni, contratto con l'Atalanta fino al giugno del 2023. Ma, anche, la necessità, per quello che raccontano a Bergamo, di cambiare aria essendo entrato in rotta di collisione con Gasperini. E a Bergamo se rompi con il tecnico, l'addio è una conseguenza quasi inevitabile (il caso Papu Gomez lo testimonia). Tra le parti c'è stato già più di un contatto, anche se la richiesta iniziale della società lombarda (ventidue milioni) inizialmente ha molto raffreddato la trattativa. Ora sembra che le pretese di Percassi siano scese sotto i venti milioni, cifra comunque importante e che in ogni caso la Roma potrà garantire soltanto nel momento in cui riuscisse a concretizzare almeno un paio di cessioni.

Lo stallo portiere si può trasferire pari pari per la questione centrocampista. Cioè lo svizzero Xhaka che continua a mandare segnali chiarissimi a proposito della sua voglia di Roma e Mourinho. Pure qui Tiago Pinto ha stoppato tutto non andando oltre i 15 milioni offerti, sei-sette in meno di quelli che vuole l'Arsenal. E, allo stesso tempo, si è informato con l'Aston Villa a proposito di Douglas Luiz, 23 anni, centrocampista brasiliano. La richiesta è stata di trenta milioni. E allora si può solo sperare di concretizzare qualche cessione. In Turchia dicono che potrebbe partire Dzeko, destinazione Fenerbahce. In Bosnia e a Roma non ci crede nessuno.