Banditi i voli pindarici. Che non sono certo sinonimo di quelli alti. Anzi. Le parole di José Mourinho arrivano ancora una volta forti e chiare e hanno il potere di diradare qualche nebbia di troppo addensata ad arte sulla testa della Roma. Del mercato che si accinge a condurre in questa sessione, soprattutto. Come se l'arrivo dello Special One fosse propedeutico a quello di campioni conclamati (il più delle volte sul viale del tramonto) con ingaggi a otto cifre. Un quadro atto a drogare le aspettative della piazza. Ma il portoghese non è un venditore di fumo. «Soltanto un top club sarà in grado di soddisfare le richieste economiche di Sergio Ramos», ha spiegato a Talksport. Il difensore ha appena dato l'addio al Real Madrid e come fin troppo spesso accade, quando un giocatore cambia casacca si tende ad accostarlo a chi lo ha già allenato. Sulla base del pigro sillogismo, nelle ultime ore lo spagnolo sarebbe entrato in orbita giallorossa. Pur evitando riferimenti espliciti, le parole di Mou non lasciano spazio a interpretazioni: «È il tipo di giocatore che pensi possa concludere la carriera al Real, mi sorprende che non sia successo. Nonostante in questa stagione gli infortuni lo abbiano tenuto fuori per un paio di mesi e sia uscito dai convocati agli Europei di Luis Enrique, è ancora un ottimo giocatore, capace di restare per un altro paio d'anni ad alti livelli. Immagino che lo vedremo in un ottimo club».

Più diretto il discorso su Jack Grealish, astro nascente del calcio britannico, che dalle stesse frequenze il giorno prima aveva rivelato che gli sarebbe piaciuto un giorno essere allenato da Mourinho. Apriti cielo. Le parole del ragazzo (tranne «un giorno», che fa tutta la differenza del mondo e su cui si è invece glissato) accompagnate dalla musica dei paragoni tecnici con Totti, hanno innescato l'ennesimo trappolone a orologeria. A vestire i panni dell'artificiere ancora JM: «Penso che Grealish sappia dove vuole andare e credo che conosca il tipo di società che può permettersi di acquistarlo. Anche il mio amico Christian Purslow (il proprietario dell'Aston Villa, ndr) conosce il valore del giocatore, e ovviamente non è per la Roma. Se fosse per il calcio italiano sarebbe per un club diverso, non per noi». La chiarezza non è però nemica dei sogni, al contrario aiuta a incanalarli nel verso giusto. Così come illusione e ambizione fanno rima, ma non vanno a braccetto. Ambizione e sogni di gloria li alimenta proprio la nuova guida tecnica, anche quando a una lettura superficiale sembra tarpare le ali. Mentre ha soltanto allungato le sue a protezione dei romanisti. Emblematico quanto sottovalutato un suo recente passaggio: «Non ho solo la sensazione di lavorare per i Friedkin, ma anche con loro». Che vuol dire aver sposato un progetto e crederci al di là di nomi roboanti ma fantasiosi. Non ci può essere garanzia migliore, se la firma in calce è di José.