Il mercato, il rapporto con i giocatori in uscita e con quelli scontenti, il rapporto con le vittorie inattese o le sconfitte rovinose e, soprattutto, il risentimento con il destino che a un certo punto gli ha tolto i più forti giocatori per infortunio. La visione di All or Nothing, la serie di Prime Video dedicata al Tottenham e monopolizzata da Mourinho non finisce mai di rivelare aspetti finora poco conosciuti del prossimo allenatore della Roma.

Stavolta, nella terza puntata della nostra rilettura critica degli episodi con Mourinho protagonista, affrontiamo i primi mesi del 2020, in pratica dall'illusione del riscatto in campionato fino all'imminenza dello stop per la pandemia. Partendo proprio da gennaio quando - tutto il mondo è paese - le discussioni calcistiche sono monopolizzate dal mercato. I giornalisti chiedono in maniera incalzante a Mourinho che cosa intende fare il Tottenham, se per esempio vendono Eriksen: «Non ci sono offerte, difficile vendere un giocatore in mancanza di offerte». Il presidente riunisce lo staff finanziario, il capo degli scout del Tottenham è un po' preoccupato: «Cerchiamo di lavorare con i parametri che ci dà José, ma non sarà semplice. Poi gennaio è una finestra di mercato particolare perché non c'è spazio per fare adeguata programmazione».

La lite con Rose

La prima partita dell'anno del Tottenham è in programma il 18 gennaio, contro il Watford. Nelle ultime cinque trasferte il Tottenham ha segnato solo due reti, l'assenza di Kane si fa sentire. In difesa giocherà il giovane Tanganga. Dopo 70 minuti di stallo, con occasioni mancate da una parte dall'altra per un fallo di mano su tiro di Delofeu, il Watford si vede assegnare un calcio di rigore. Mou scuote la testa: lo salva Gazzaniga, portiere di riserva. Nel finale José mette Gedson, appena arrivato dal Benfica. Il Tottenham ha una grande occasione con Lamela, ma non riesce a segnare, finisce 0-0. A fine partita Mou dice «siamo stati bravi, specie nell'organizzazione, l'intensità è in aumento. Provate a pensare oggi con Kane in campo. Non dico che avremmo vinto, ma è il genere di partita adatta per un bomber, a chi ha fiuto per il gol».

Gli chiedono di Danny Rose, neanche convocato: «Sono scelte tecniche». Ma il problema c'è. Il terzino chiede al Boss un colloquio. Dice Rose: «Vorrei sapere qual è il problema». «Che cosa intendi?». «Boss, sa esattamente quello che intendo, di come vengo trattato. Io ero felicissimo quando è diventato il nostro allenatore, ma se non vuole che giochi me lo dica ora e me ne starò a casa, mi allenerò a casa». «Ok - dice Mourinho - voglio cercare di essere più sincero possibile con te perché credo che te lo meriti. Quando sono arrivato hai giocato alcune partite, in altre eri in panchina e in altre non sei stato convocato e questo non è ciò che vuole un giocatore perché il giocatore vuole sentire la fiducia sempre ad alto livello, ma non ti ho messo da parte come per dire che non giocherai più. La settimana prima del Liverpool sei stato bravissimo in allenamento e questo mi ha fatto decidere che per la partita forse più difficile contro gli avversari più forti tu dovessi giocare. Credo che tu non abbia giocato bene, nella partita successiva contro il Middlesbrough Tanganga ha giocato molto bene, è fortissimo in difesa, non fa errori di nessun genere perché è veloce e potente e non posso dire che tu possa essere ora la prima scelta e che giocherai ogni partita. Ma dipende da te». «Ok – risponde Rose - io rispetto quello che dice perché non ho giocato bene contro il Liverpool, quello è vero. Ma gioco una volta ogni quattro settimane, come faccio a trovare continuità se esco subito dopo aver sbagliato una partita? La difesa non ha concesso gol solo due volte, eppure anche chi sbaglia gioca sempre, è questo che non mi pare giusto. Anche altri hanno fatto schifo in allenamento e in partita eppure giocano». «Ma questo – replica Mourinho – è il tuo punto di vista». «No, questi sono fatti – insiste Rose – nello spogliatoio tutti sanno che è così. Ne andrò a parlare anche con Daniel (Levy, il presidente, ndr).

«La gioia di famiglia»

Questione mercato Eriksen, il giocatore ha chiesto di andar via, di andare all'Inter, il presidente gli ha risposto che per meno di 20 milioni non lo fanno uscire. Contro il Norwich Mou lo mette in campo nella ripresa quando stanno vincendo uno a zero, gol di Dele Alli. Poi c'è un rigore per il Norwich a pochi minuti dalla fine. Gol, pareggio. Oscuri presagi passano per la testa di Mourinho, ma poi c'è la svolta: su assist di Dele Alli, Son segna il gol della vittoria. Si torna al successo dopo cinque partite: «Per noi – dice Mou – è un risultato molto importante. È fantastico quello che è successo in un momento così difficile. Il ritorno di Hugo Lloris in porta? È una grande gioia perché è uno dei portieri più bravi del mondo. Ma nello stesso tempo è stata una decisione difficile da prendere perché lasciare fuori Paulo è stata una sofferenza. La cosa positiva è che essendo Paulo un ottimo membro della famiglia credo che condivida la nostra felicità per il ritorno di Hugo».

Una carezza di Mourinho a Lloris, uno dei leader dello spogliatoio degli Spurs

La vittoria su Guardiola

Si torna al sesto posto a soli sei punti dal Chelsea. Eriksen va all'Inter per i venti milioni richiesti dal Tottenham. Rose va al Newcastle. Il Tottenham prende Bergwjin, olandese del PSV. Il prossimo confronto è con il City di Guardiola. Così Mou prepara la partita: «Punto primo: li conoscete, sono una squadra molto pericolosa, non possiamo permetterci di perdere la palla facendo cazzate. Vale per tutti. Possiamo perdere la palla mentre cerchiamo di attaccare, perché non siamo perfetti, ma non perché facciamo delle cose alla cieca tipo giochetti stupidi, dobbiamo essere organizzati. Voglio vincere, dobbiamo attaccare anche correndo dei rischi, ma ci serve stabilità, organizzazione quando abbiamo la palla». Si gioca il 2 febbraio. Nel primo tempo il City domina, prende un rigore con il Var, ma Lloris para. Sulla respinta il City chiede un altro rigore, per un presunto tocco dello stesso Lloris su un avversario. Si va all'intervallo sullo 0-0. Mourinho: «Siamo in partita, li stiamo mettendo a dura prova. Potrebbe finire in qualsiasi modo, ma cercate di capire cosa intendo: quando hai parato il rigore hanno cercato di fare molta pressione per ottenere un altro rigore, questa è la differenza tra una squadra di bastardi e una squadra di bravi ragazzi, ma la storia del calcio dice che i bravi ragazzi non vincono mai. Quindi, cazzo! Siate dei bastardi! Ora loro sanno che Toby è ammonito, vi assicuro che lo sanno. Ma i loro ammonti sono Walker, Zinchenko e Sterling. Quindi non dovete essere bravi ragazzi... E ora? Come segniamo un gol?». Le telecamere stavolta non mostrano ciò che ha detto Mourinho. Ma al rientro delle squadre in campo si vede che Zinchenko commette un brutto fallo su Winks, rimedia il secondo giallo, è espulso. La partita prosegue con il Tottenham in superiorità numerica e proprio il nuovo arrivato, Bergwjin segna il gol del vantaggio. Poi Son fa il 2-0. Gli Spurs possono festeggiare. Negli spogliatoi si festeggia tutti insieme. Poi Mourinho va in sala stampa: «Quando giochi contro i campioni sai che sarà una partita difficile. Sai che devi impegnarti al massimo. È quello che abbiamo fatto». È uno dei momenti più alti di tutta l'avventura di Mourinho al Tottenham, ma non durerà molto.

L'esultanza di Son in ginocchio davanti a Mourinho dopo il gol al City di Guardiola

«Amo questo lavoro»

La situazione infortunati preoccupa molto Mourinho. «Io non posso parlare dei progressi della squadra perché non ho i giocatori che vorrei. Ne abbiamo persi tanti, prima Hugo poi Sissoko poi Kane, è molto difficile progredire se in una partita non hai giocatori ABC e quella successiva ti mancano D e F, si tratta piuttosto di costruire una squadra adeguata alla partita successiva. È come avere una coperta corta per il letto, se tiri la coperta senti freddo ai piedi, se ti copri i piedi metà del corpo rimane scoperta. Per fortuna il nostro morale è altissimo ed è una cosa che apprezzo sempre molto».

La vittoria sul City è considerata il capolavoro di Mourinho: due tiri, due gol. La vittoria porta il Tottenham al quinto posto, a soli quattro punti della zona Champions League: «Stiamo costruendo qualcosa di forte», dice Mourinho. Tre giorni dopo la sfida con il City c'è la ripetizione di FA Cup con il Southampton: il Tottenham è dal 2008 che non vince un titolo e questa è la chance per Mourinho e per la squadra. «Se un club viene sempre considerato un outsider - dice Mourinho - nessuno pensa che possa raggiungere grandi obiettivi, ma io voglio cercare di trasformare questa aspettativa, voglio che anche i giocatori reagiscono a queste aspettative perché altrimenti è probabile che non riescano a soddisfarle». Poi lo si vede trattare lo stesso tema a colloquio con la squadra: «A volte dopo una partita importante come quella di domenica si rischia di sentirsi un po' scarichi alla partita successiva. Avete una bella vittoria alle spalle, quella successiva diventa un po' più difficile. Ma noi dobbiamo reagire contro questa, affrontiamola con la mentalità giusta, non abbassiamo la guardia, la cosa più importante è la testa. Abbiamo due partite in casa per arrivare ai quarti di finale, su andiamo!».

Segna presto Ndombelé, pareggia Long, a fine primo tempo è 1-1. Ma la squadra è in difficoltà. Mourinho la incalza: «Per vincere la partita dobbiamo fare di più, dobbiamo migliorare, dobbiamo mettercela tutta, abbiamo ancora molto da dare, dobbiamo sentire di più la voglia di vincere, ogni partita va sentita, se non la senti, se non sei pronto, è meglio non giocare. Datevi più obiettivi, prendete decisioni più rapide, se avete un'idea mettetela in pratica, non siamo qui per perdere». Ad inizio ripresa segna Danny Ings, 2-1 per il Southampton. Mou si gioca la carta Dele Alli, Lucas Moura pareggia. A quattro minuti dalla fine c'è un rigore per il Tottenham, per fallo su Son. Va al tiro lo stesso Son e segna: finisce tre a due, l'avventura nella FA Cup continua. Negli spogliatoi entra Mourinho e dice a voce alta: «Ragazzi, fatevi sentire: vi do un altro giorno libero». La squadra esulta, lui sorride e va in sala stampa. Ancora le sue riflessioni: «Io non amo tanto definirlo lavoro il mio lavoro, se lo consideri solo un lavoro significa che non ne sei innamorato. E io invece credo che per una gran parte di noi la vita che facciamo sia una vera dipendenza». «È stata dura costruire la squadra - dice in conferenza stampa - perché la partita col City era terribile. Ho dovuto fare una partita a scacchi senza i pezzi. Niente alfieri, niente Re, niente Regina, è stata molto dura per i tanti infortuni e altri problemi. Ma i miei giocatori sono stati fenomenali. Hanno reagito magnificamente. Ci hanno messo l'anima, il cuore ed erano in sintonia con i tifosi e così ho preso una decisione e si sono guadagnati un giorno libero in più».

«L'infortunio? Deve giocare»

Il giorno dopo Mourinho si presenta con i capelli quasi a zero. Poi fa un appello alla squadra: «È la settimana più importante della stagione. Ora mi serve la vostra protezione e potete darmela con i risultati. Se battiamo l'Aston Villa abbiamo buone possibilità di arrivare tra le prime quattro, poi penseremo al Lipsia in casa che è importante per la Champions League». Battendo l'Aston Villa, il Tottenham potrebbe arrivare un punto dal Chelsea. Durante la partita Son prende una brutta botta, poi c'è un autogol di Alderweireld e le cose sembrano mettersi male prima che lo stesso Alderweireld pareggi. Poi arriva un rigore per gli Spurs, lo batte Son e segna, dopo la prima ribattuta del portiere. All'intervallo il Tottenham è sopra di un gol. «La partita - dice all'intervallo - è una guerra, stanno vincendo i duelli, dobbiamo migliorare, dovete essere più aggressivi, ma non prendete ammonizioni stupide. Avremo le occasioni per colpire, sfruttiamole». L'Aston Villa pareggia su calcio d'angolo, ma a quattro minuti dalla fine ancora Son segna, è il delirio, il 3-2 porta il Chelsea a un punto. E la prossima partita sarà proprio con i Blues. Ma per Mourinho le buone notizie sono finite qui. Son ha male al braccio, quello infortunato nel primo tempo. Il ragazzo è preoccupato, Mourinho ci parla e poi riferisce ai medici: «Fategli pure questa risonanza, ma lui deve giocare». E il medico, un po' imbarazzato: «Dipende dalla gravità, se non rischia nulla...». Mourinho odia gli infortuni: «Io vorrei giocare sempre con la squadra migliore, quello che succede con gli infortuni può distruggere il lavoro che si fa». E infatti il verdetto sarà drammatico: il braccio è fratturato, è necessario un intervento, sarà fuori fino alla fine della stagione.

Il difficile momento in cui il medico del Tottenham, Geoff Scott, dice a Mourinho (che si è appena tagliato i capelli quasi a zero) che bisogna fare accertamenti sul gomito di Son: il verdetto sarà terribile, il sudcoreano dovrà operarsi e starà fuori tre mesi.

Terapia d'urto dopo i ko

Ora c'è la Champions, arriva il Lipsia: «Ci mancherà Son ma dobbiamo tirarci su il morale. Andremo col sorriso e resteremo forti, non molliamo, forse gli avversari penseranno che ora sia il momento di farci fuori ma noi daremo il massimo e non credo che per il Lipsia sarà facile giocare contro di noi». Ma il Lipsia vincerà a Londra e nella gara successiva si perde in casa anche contro il Chelsea. Mou tenta la terapia d'urto: in tre giorni a causa di altri infortuni e delle due sconfitte la situazione è cambiata in maniera radicale. Sembra la Roma di marzo di quest'anno. Con lo staff decide di mandare a loop le immagini dei gol subiti su tutti gli schermi del centro sportivo: «Volevo farveli vedere e rivedere - dirà poi al gruppo - ma so che qualcuno ha spento gli schermi, magari lo ha trovato divertente, ma così si rifuggono le responsabilità. I risultati ci puniscono, non prendetela sul personale, è una responsabilità di tutti. Il rigore preso contro il Lipsia che ci dice? Guardate (e mostra il video, ndr): Dele lascia la zona di pericolo proprio dove si addensano tre avversari. Non biasimo solo lui, qui anche i centrali dovevano richiamare la sua attenzione. Io da giocatore facevo schifo, ero a un basso livello ma ti giuro che se io fossi stato lì non avrei lasciato andare via Dele da quella zona, l'avrei fermato. Invece Dele si allontana e l'azione del rigore nasce proprio da lì. È un errore banale, e ci costa un gol». Mou fa poi vedere tutti gli errori commessi, punta alla testa: «Bisogna raggiungere la massima condizione mentale, e la raggiungi solo quando la squadra difende bene e gioca per il puro piacere di non concedere gol». È il suo mantra.

3ª parte / segue

Le prime due sono uscite il 28 maggio e il 3 giugno