Settantasette. Stessimo giocando a tombola, qualcuno aggiungerebbe, le gambe delle donne. Ma stiamo parlando di calcio e allora le gambe possono essere solo quelle di Edin Dzeko. Che, appunto, da quando è sbarcato da queste parti è arrivato a 77 gol in giallorosso, luogo di partenza Manchester, sponda City. Gambe da campione, quelle del bosniaco, dimensione che ha ribadito martedì sera contro il Viktoria Plzen, seconda tripletta ai cechi, la prima in Europa League due anni fa, la seconda in Champions con tanto di pallone portato a casa e fa pure un altro effetto. È stata la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la miglior Roma che possiamo sognare non può fare a meno del gigante bosniaco. Uno, giusto per ricordarlo, che nella sua prima stagione in giallorosso, fu preso ripetutamente a pernacchie nella convinzione che si stesse rivelando una bufala di mercato. Ecco, noi speriamo che la Roma continui a prendere queste bufale di mercato.

Numeri e giocate

Da quando è il centravanti della Roma, Dzeko è stato costretto a convivere quasi sempre con i gufi pronti a criticarlo nel migliore dei casi, insultarlo nel peggiore. Vero, la sua prima stagione non fu proprio un successo, ma il problema è che anche oggi, come non segna in qualche partita, gli uccelli del malaugurio gridano dal trespolo alla bufala. Dimenticando numeri che hanno già portato il bosniaco tra i primi dieci cannonieri della storia giallorossa quando ha appena cominciato la sua quarta stagione romanista. Vediamoli allora un po' di numeri di questo giocatore che ormai dovrebbe aver convinto un po' tutti. Dunque: come detto è arrivato a 77 reti complessive, 54 in campionato, 13 in Champions League (secondo solo a Totti che è a 17), 8 in Europa League di cui è stato anche capocannoniere (in Europa con 21 è secondo solo a Totti), due in coppa Italia. In Europa ha una media gol che dice 0,68 reti ogni novanta minuti, media che dice tutto sull'incidenza del giocatore nelle fortune giallorosse. Se non vi bastasse, aggiungiamo pure che nelle ultime sette partite di Champions ha realizzato otto reti. Tre al Viktoria martedì sera, ma lo scorso anno anche due al Barcellona e al Liverpool, uno allo Shakhtar peraltro decisivo per la qualificazione ai quarti di finale nella passata edizione della coppa con le grandi orecchie. Una macchina da gol, come lo era stato a Wolsburg, come pure a Manchester, due squadre con cui ha vinto scudetti storici.

L'uomo in più

Una delle accuse che più o meno ciclicamente sono state indirizzate nei confronti di Dzeko, è stata quella di non essere decisivo. Anche in questo caso i fatti hanno dimostrato l'esatto contrario e l'ultimo esempio c'è stato contro il Viktoria una squadra che evidentemente lo ispira come poche altre. Peraltro non c'era proprio bisogno di conferme. Basti pensare alla Champions della passata edizione quando il bosniaco fu straordinario protagonista sin dal girone di qualificazione, quello con Chelsea e Atletico Madrid, roba che al momento del sorteggio stavamo già tutti pensando al terzo posto e all'Europa League. Presente la doppietta a Londra contro il Chelsea?

La realtà è che se Dzeko fa Dzeko in campo, in senso positivo, c'è un'altra Roma, una squadra capace di giocarsela con tutti. Anche perché il bosniaco non è il centravanti che pensa soltanto a fare gol, ma è un nove tendente al dieci, capace di difendere il pallone, far salire la squadra, impostare, garantire ai compagni palloni di qualità. La sintesi di tutto questo è quello che risponde Schick alla stampa del suo paese quando gli chiedono come mai nella Roma lui, titolare in nazionale, giochi così poco. «C'è Dzeko» dice. A Praga capiscono.