La domanda è: cosa è successo nell'intervallo dell'Old Trafford? Ci possono essere mille risposte, ma nessuna garantita. Il primo tempo si era chiuso con un risultato che poteva legittimare un sogno più sogno di quanto si potesse immaginare. Era finito due a uno per noi, nonostante il calvario di tre infortuni tre, roba da pazzi: Veretout dopo pochissimi minuti ha accusato un nuovo problema muscolare; dopo poco Pau Lopez ricadendo a terra è stato costretto a fare i conti con una spalla andata ko; infine pure Spinazzola che ogni volta che si era acceso li aveva messi in difficoltà, ha alzato bandiera bianca per un nuovo risentimento muscolare. Mai accaduto nella storia del calcio che nel corso dei primi quarantacinque minuti, un allenatore fosse costretto a utilizzare tre cambi, utilizzando peraltro tutti e tre gli slot consentiti dal regolamento. E, quindi, sapendo che dal momento dell'ingresso in campo di Bruno Peres, non avrebbe più potuto fare neppure una sostituzione.

Eppure stavamo in vantaggio sul campo dell'United, c'era la sensazione che ogni volta che i giallorossi ripartivano potevano arrivare in porta, il fattore psicologico pendeva dalla nostra parte. Invece nella ripresa è stata una grandinata. Cinque pappine al passivo, sei in totale e c'è davvero poco da consolarsi ripensando che da quelle parti qualche anno fa ne avevamo beccati sette segnandone soltanto uno. Ora sperare di arrivare a Danzica per la finale è molto di più di un'utopia. Soprattutto perché i Red Devils hanno dimostrato di essere decisamente più forti quando possono ripartire, piuttosto che attaccare contro una squadra schierata. E all'Olimpico, per ovvi motivi, potranno fare la stessa partita giocata nel secondo tempo all'Old Trafford.

Ripresa dove si è materializzato un grave errore tattico che è andato a trasformare la serata inglese in un nuovo incubo nel teatro dei sogni. Forse è stato il risultato del primo tempo a spingere i giallorossi a disputare pure nella ripresa una gara addirittura troppo coraggiosa. Ma così facendo hanno messo la sfida sul piano preferito dagli inglesi, spazi larghi, ripartenze, qualità tecnica e buonanotte ai suonatori. Decisivo, oltretutto, è stato il gol del tre a due di Cavani, con Mirante, peraltro pure lui appena recuperato dall'ennesimo infortunio, che parando a terra ma non trattenendo ha consegnato l'assist a Cavani per ribaltare la partita. E lì, probabilmente, Fonseca e i suoi superstiti in campo, avrebbero dovuto capire che sarebbe stato il caso di fare un'altra partita, brutta, sporca e cattiva, pensando soprattutto a non lasciare spazi a un Bruno Fernandes che a Novara, Genova (Samp) e Udine si stanno chiedendo se è lo stesso che ha vestito le loro maglie. Il Manchester ogni volta che riconquistava palla ripartiva facile, trovando gli spazi che gli sono necessari per mettere in mostra una qualità tecnica che non si può certo discutere. Il gol del due a due di Cavani è stato emblematico in questo senso. Ma non è stato sufficiente a far capire a tutta la Roma il pericolo che stava correndo, quello cioè di giocare la partita preferita dal Manchester United.

Se poi a tutto questo si aggiunge che il quarto gol subito su calcio di rigore (inesistente) assegnato da un arbitro che evidentemente deve essere tifoso della Superleague, il risultato non poteva che essere la nuova frittata europea a cui è andata incontro la nostra Roma. Una squadra che, purtroppo, ancora una volta è stata per quarantacinque minuti il dottor Jekyll per poi trasformarsi nel signor Hyde nella ripresa. Nessuno, peraltro, qui vuole contestare il fatto che il Manchester sia complessivamente più forte, del resto tutti i pronostici indicavano i Red Devils come i favoriti per vincere la partita e per la qualificazione alla finale di Danzica. Ma la Roma del secondo tempo che ha incassato cinque pappine, la differenza di forze in campo l'ha esasperata in maniera colpevole. Soprattutto perché non ha capito quello che stava succedendo. Non lo ha capito dopo il gol del pareggio di Cavani, ha continuato a non capirlo dopo il doppio vantaggio degli inglesi, continuando a giocare nella maniera migliore per Pogba e compagni. E non si è fatto nulla o quasi per ridimensionare la sconfitta. Nessuno in panchina che sia stato in grado di ridisegnare la squadra, magari consigliando un atteggiamento più prudente, senza lasciare mai scoperta la nostra metà campo. In più c'era anche la consapevolezza che non sarebbe stato possibile fare nessun cambio. E questo ha inciso nella parte finale della gara dove Diawara avrebbe avuto bisogno di essere sostituito perché pure lui alle prese con un problema all'inguine. Ma su questa storia degli infortuni sarà il caso di intervenire. Troppi e con recuperi esagerati. Sarà il caso di pensarci su. Anche se ormai la frittata è fatta.