Sospeso tra la rabbia per l'ennesima umiliazione subita a Cagliari (3-2, decima sconfitta di campionato, quarta nelle ultime sette partite) e la speranza della gloria per l'appuntamento con la storia di giovedì in semifinale di Europa League, il tifoso della Roma è andato a dormire ieri con lo stomaco rivoltato e il cuore comunque in tumulto, da una parte pensando all'incredibile deterioramento della classifica della serie A dopo l'ennesima sconfitta (terzi a Natale, quarti l'8 marzo, settimi adesso con il Sassuolo arrivato ormai a tre punti, col rischio quindi di perdere pure l'ultimo bollo per il passaporto europeo della Conference League), dall'altra provando ad immaginare quali siano i punti deboli del Manchester United per esorcizzare il pensiero che ad Old Trafford possa andare male un'altra volta e il sogno tramutarsi in un incubo, restando con il pugno di mosche di un'altra stagione a zero titoli e pochissime ed effimere soddisfazioni. Resta inaccettabile preparare così la sfida europea, incassando altre tre reti, dopo quelle di Torino e le due di Parma, tre delle ultime cinque squadre della Serie A che hanno lasciato alla Roma zero punti su nove, dopo sei mesi di campionato in cui erano state battute tutte quelle della seconda metà della classifica. La costante è rimasta quella dell'incapacità di battere invece una delle prime e non è un dato consolante, considerando che tra le ultime cinque avversarie ci saranno anche Lazio e Inter (oltre a Sampdoria domenica, Crotone e Spezia). Insomma, la Roma ha trovato il modo peggiore per prepararsi alla sfida di Manchester perché perdere non aiuta mai a vincere e perché se dovesse andar male la semifinale il bilancio generale della stagione sarebbe decisamente insoddisfacente.

Certo è che energie, uomini, cambi e pensieri sono già canalizzati da tempo sull'Europa League. Non può essere causale il dato delle sfide intorno alle partite europee (in cui, non va dimenticato, la Roma ha totalizzato cinque vittorie e un pareggio nelle sei sfide ad eliminazione diretta contro squadre di assoluto valore): nelle dieci partite giocate prima, durante e dopo il doppio confronto dai sedicesimi in poi, la Roma ha perso cinque volte, due i pareggi, tre le vittorie (contro Udinese, Genoa e Bologna). E questo può avere a che fare con la capacità di concentrazione dei calciatori, e sarebbe grave per la capacità dell'allenatore di farsi seguire e per le valutazioni sulla forza mentale della squadra, oppure con le scelte tecniche di Fonseca, e allora bisognerebbe rivedere giudizi (e stipendi) più o meno di metà della rosa giallorossa. Ieri per esempio tutte le scelte sono state fatte in funzione della partita di coppa: della squadra schierata inizialmente ieri, a Manchester ne giocheranno probabilmente solo tre: Lopez e Pellegrini (ieri in campo anche per mancanza di alternative, con El Shaarawy appena tornato e Mirante infortunato) e Smalling (al rientro dopo una lunga assenza proprio per testarne la tenuta, ed ha retto abbastanza bene nell'ora in cui è rimasto in campo). Così Cristante, Mkhitaryan e Karsdorp sono stati mandati in campo nell'ultima mezz'ora, Dzeko è rimasto tutto il tempo in panchina e Veretout è entrato a un quarto d'ora dalla fine per far riposare Diawara (mentre Villar è rimasto in campo fino alla fine). Ieri sono stati schierati in difesa anche Mancini (che sarà squalificato e non ci sarà giovedì) e Fazio (prova discreta e anche a segno nel secondo tempo), sulla fasce Santon (che non giocava addirittura da ottobre) e Bruno Peres, davanti Perez (migliore in campo) e Borja Mayoral, volenteroso ma inoffensivo. Di fronte Semplici ha avuto il merito di saper stramotivare i suoi uomini tanto da metterli in campo con una formazione più offensiva del solito, con Simeone al fianco di Pavoletti e Joao Pedro a trequarti, un centrocampo a quattro con Nandez, Marin, Deiola e Lykogiannis, e Ceppitelli, Godin e Carboni in difesa. E dopo quattro minuti si è ritrovato in vantaggio, con la solita palla persa male in uscita (Diawara, con un servizio suicida a Pellegrini), immediata transizione su Nandez (malamente seguito dallo stesso Diawara e infatti facilmente saltato), cross basso nella difesa romanista impanicata, tocco di Joao Pedro di tacco a spostare ulteriormente la traiettoria e deviazione finale di Lykogiannis, ovviamente ignorato da tutti in area. Ma il gol forse ha inibito il Cagliari e liberato la Roma che a poco a poco si è insediata nella metà campo avversaria e, trascinata da un imprendibile Perez, ha prima sfiorato il gol con una discesa impressionante dello spagnolo di 40 metri seminando gli avversari e poi trovato il pareggio (al 27°) grazie a una bella infilata di Pellegrini per lo stesso Perez che ha prima colto il palo e poi, raccolta la respinta, ha piazzato la palla all'angolino. Un altro paio di occasioni estemporanee (Joao Pedro al 33° e Fazio al 35°) prima del fischio di fine primo tempo non hanno cambiato l'equilibrio dell'incontro.

Le cose sono cambiate invece assai presto nella ripresa, con la Roma che si era presentata con Spinazzola al posto di Peres, sempre nell'ottica Old Trafford. Al 5° Pavoletti ha provato ad impietosire l'arbitro andando giù in uno spalla a spalla con Smalling, e sulla carambola la palla è finita verso Simeone su cui Pau Lopez è stato bravissimo ad intervenire; al 6° un altro duetto tra Perez e Mayoral è stato neutralizzato da Vicario (il secondo portiere del Cagliari che sembra più dotato di tutti quelli della Roma messi insieme), poi al 12° la partita è definitivamente cambiata, con l'ennesima palla buttata in uscita (stavolta Mancini), immediata transizione da Deiola a Simeone a Marin che senza opposizione (solo Fazio ci ha provato, ma poco convinto) ha calciato da fuori area giusto all'angolino, battendo Perez. Dopo i tre cambi di Fonseca qualcosa forse è saltato nell'organizzazione dei calci d'angolo avversari, così quando al 19° il Cagliari ha avuto il suo terzo corner, Joao Pedro è andato a saltare in splendida solitudine nella zona del primo palo (con quattro romanisti intorno, nessuno addosso) beffando Lopez. Ma poco dopo, al 24°, Fazio ha restituito lo sgarbo incornando l'angolo di Perez, per il 3-2 finale. La Roma ha costruito poi un altro paio di palle gol per trovare almeno il pareggio, ma Vicario ha salvato su Mancini e Godin sbrogliato su Perez. E alla fine sono stati più attenti tutti a non farsi male che a prendere d'assalto il Cagliari, che con i tre punti ha preso il Benevento e dato finalmente corpo alle speranze di salvezza. Il giudizio sulla Roma è meglio sospenderlo: sospesi tra rabbia e speranza, con lo stomaco rivoltato e il cuore in tumulto.