Doveva, poteva essere solo la sfida tra due allenatori brillanti e due squadre tra le più divertenti e spettacolari del calcio italiano, ma non è questo il tempo delle iperboli, e comunque mai in chiave positiva. Il coronavirus ha contagiato probabilmente anche le nostre anime e non permette più agli appassionati di calcio di godersi le sensazioni positive garantite dalle rispettive squadre del cuore. Prendete i due allenatori che oggi si fronteggeranno dalle due panchine: guardate le loro espressioni, misurate i sottintesi, le frasi non dette quando si esprimono pubblicamente, gli stati d'animo. Sembrano due persone felici? E come potrebbero esserlo se mentre propongono il loro calcio moderno, aperto, fiero, di spessore internazionale, sono costretti il più delle volte a giustificare il fatto che magari non riescano ad infilare solo prodigi nel cammino delle rispettive squadre e, addirittura, perdono qualche partita?

Prandelli ha mollato, in questo calcio non si riconosce più. De Zerbi qualche sera fa, chiacchierando con Adani, Cassano, Vieri e Ventola, ha confessato di avere la sensazione che il suo ciclo al Sassuolo sia arrivato a un bivio: o cambierà l'allenatore o dovranno cambiare diversi giocatori. Ed è sembrato piuttosto stanco. Di Fonseca non si fa altro che sottolinearne la precarietà, e se è lui che se ne vuole andare o se è la Roma che lo vuole cacciare e nel frattempo si fa un nome diverso al giorno per il futuro, tanto per tenere eccitata la platea che osserva e legge. Eppure uno, De Zerbi, è in lotta per vincere il campionato degli altri, quello che ha in palio l'ottavo posto, visto che le prime sette giocano un torneo a parte. L'altro, Fonseca, giovedì affronterà l'Ajax nei quarti di finale di Europa League, traguardo che da quando esiste questa competizione non è stato mai raggiunto nella storia della Roma ed è in corsa per il quarto posto finale. Eppure se oggi affermi che la Roma potrebbe anche vincere l'Europa League ti guardano strano, non più solo come si guardavano prima i tifosi ottimisti: ora devi essere per forza complice di qualche nefandezza, di qualche convenienza intellettuale.

Così la partita di oggi, piombata in un clima già difficile per via delle numerosissime defezioni delle due squadre, e dalla curiosa decisione del Sassuolo di rinunciare precauzionalmente ai reduci della Nazionale, sarà giocata all'insegna del terrore: chi perde sarà contestato. Poco conterà per il malcapitato allenatore aver senza 5,6 o anche 8 titolari.

In questo clima la Roma deve provare a dare un senso alla stagione, affrontando in rapida successione due squadre che giocano un calcio molto simile: da una parte il Sassuolo, che con De Zerbi ha ricalcato e per certi versi migliorato il progetto avviato da Di Francesco, giovedì l'Ajax, da sempre fabbrica di campioni e di bel gioco che periodicamente è in grado anche di affacciarsi vicino ai posti migliori delle competizioni internazionali. Due squadre che praticano un calcio totale, nel solco di una tradizione partita proprio in Olanda cinquant'anni fa quando qualche mente brillante capì che a calcio si poteva giocare in maniera diversa da quella imperante. Quella di oggi al Mapei, sarà insomma una prova una sorta di prova generale per la partita di giovedì. Ma ciò che conterà di più in questo doppio confronto saranno le condizioni fisiche e mentali della squadra giallorossa. Fonseca conta di recuperare per l'Olanda anche Smalling e Mkhitaryan oltre agli squalificati Villar e Ibanez. Ciò che è certo e che per rimanere vicino al treno che porterà alla Champions in campionato bisognerà vincerle praticamente tutte. A cominciare da oggi.