Con l'incomprensibile scelta di consegnarsi al Napoli per l'intero primo tempo, con Mertens che impacchetta i regali e se li porta a casa, la Roma ha perso lo spareggio delle outsider della Champions League ed è uscita così almeno virtualmente dal pacchetto delle pretendenti al podio, nel giorno in cui tutte le avversarie hanno conquistato tre punti, tranne la Juventus, battuta in casa dal Benevento. Ancora una volta, dunque, una big della serie A si dimostra fuori portata rispetto alle capacità tattiche di Fonseca (decima partita con le prime otto: sei sconfitte e quattro pareggi), molto più a suo agio sui campi meno tattici di mezza Europa. E sarà inevitabile adesso concentrare le energie migliori sull'Europa League, col rischio di restare a fine stagione con niente da stringere.

In serie A la strategie della gara contano ancora molto e Gattuso questa l'ha preparata con più tempo e molto meglio. La Roma invece l'ha proprio affrontata male sin dall'inizio, e va bene che non l'ha potuta studiare come probabilmente ha potuto fare il Napoli (e poi, visto che Fonseca non voleva alibi, non glielo concediamo), ma è sembrata proprio incapace di imbastire un vero e proprio piano gara. Sembrava aver preparato una partita d'attesa, ma poi in mezzo mancavano sempre i riferimenti per garantire quella densità necessaria quando si aspettano gli avversari a metà campo, poi a volte te la ritrovavi a pressare alta ma incerta e fuori tempo, col Napoli che andava a nozze nelle uscite in palleggio. Sembrava contemporaneamente un problema tattico e di condizione, e mano a mano che passavano i minuti il "doping mentale" ha fatto il resto, esaltando le qualità degli ospiti e inibendo le capacità dei padroni di casa.

A fine partita Fonseca ha negato di aver preparato la partita in questa maniera. Eppure la questione tattica è sembrata condannare la Roma per almeno 45 minuti: palla al Napoli, mancava la pressione alta, poi, una volta passata la trequarti, i movimenti incontro dei centrocampisti e a volte degli esterni d'attacco ingannavano i mediani giallorossi (Pellegrini, preferito a Villar per far posto davanti a Pedro, e Diawara), così c'era sempre un appoggio nel cuore del campo per gli azzurri, e la difesa era costretta a scappare sempre fino al limite della propria area, dove inevitabilmente ci si esponeva alla qualità delle soluzioni offensive degli uomini di Gattuso. Rispetto a Kiev Fonseca ne aveva cambiati quattro, inserendo Mancini, Pellegrini, Dzeko ed El Shaarawy, in un 3421 che con gli esterni bassi era più spesso un 5221 quasi inerme di fronte alle copiose avanzate avversarie, che venivano esternamente con i due terzini altissimi, dentro con Fabian Ruiz e Demme a cui garantiva sponde sempre geometriche Zielinski, con i due esterni Politano e Insigne pronti a venire incontro o ad allungare all'occorrenza, confidando spesso nello scarso dinamismo dei centrali romanisti.

La cosa curiosa è che fino al gol al 27', il Napoli non era mai stato realmente pericoloso, nonostante l'evidente dominio del palleggio, se non al 23' per un errore in impostazione di Cristante, con immediata verticalizzazione di Insigne per Zielinski, con diagonale fuori misura. La Roma invece al 17' aveva creato un'occasione propizia con lancio lungo di Cristante con i tempi giusti per Dzeko che, controllato il pallone alle spalle di Maksimovic, aveva approfittato della scivolata dell'avversario per girarsi e battere di sinistro dal limite, purtroppo senza la giusta potenza. Poi al 27' il gol che ha indirizzato la partita in maniera definitiva, favorito da un fallo di Ibanez proprio al limite su Zielinski (che con un bel controllo a seguire l'aveva superato e si preparava a una possibile conclusione vincente): sulla punizione Pau Lopez non si è fidato della sua barriera ed è stato a sua volta ingannato dalla mini barriera dei giocatori del Napoli, così il belga ha tirato a giro sul palo del portiere e lo spagnolo non ci è arrivato. La Roma, come troppo spesso le succede in questi casi, è andata in bambola dal punto di vista mentale e due minuti dopo Mancini e Cristante si sono addormentati su una palla a metà e hanno lasciato spazio per il tiro a Koulibaly, deviato con la punta in corner proprio da Cristante. E al 34' c'è stata un'altra imbarcata di reparto su gran palla di Insigne alle spalle della linea difensiva, raccolta di testa da Politano: torre per Mertens che, anche lui di testa, ha raddoppiato a porta vuota. Un guizzo di Cristante al 37' su cross di Karsdorp ha costretto Ospina a un grande intervento (anche per via della leggera deviazione di Maksimovic di schiena) e ha spinto la Roma a valutare l'opportunità di non considerare del tutto chiusa la questione.

Infatti nel secondo tempo è stata tutta un'altra squadra, un po' perché il Napoli ha pensato più a gestire, un po' perché il baricentro è stato spostato di 15 metri più avanti, così l'abbrivio della gara è stato ribaltato. Neanche trenta secondi dopo l'inizio della ripresa Spinazzola su una volata in fascia ha pescato Pellegrini in area da solo, ma la girata del capitano è finita dritta tra le braccia di Ospina. Al 13' un'altra buona azione con uscita dalle pressioni stavolta fuori tempo dei partenopei è culminata con un'incursione di Pedro che dopo un rimpallo si è ritrovato sul sinistro il pallone giusto per segnare, ma l'ha spedito nella curva sud, sempre troppo vuota. E ancora al 16' su pressione ben esercitata è stato El Shaarawy a recuperare un rinvio approssimativo di Ospina e a servire rapido Pellegrini che si è spostato il pallone sul destro e ha mirato a giro verso l'angolo lontano: ma sul palo colpito si è quasi spenta la speranza giallorossa.

Sei cambi hanno stravolto le squadre: dentro Perez, Mayoral e Villar per Pedro, Dzeko (dolorante a un flessore) e Diawara da una parte, Osimhen e poi Elmas e Lozano per Mertens, Zielinski e Politano dall'altra. Chiara l'indicazione di Gattuso di difendere ordinatamente e rilanciare davanti puntando sul dinamismo del nigeriano, mentre Fonseca ha provato a riprendere la partita col palleggio. Ma se la colpa dell'impostazione della partita è più sua che della squadra, negli errori tecnici della ripresa che hanno disperso una serie di potenziali occasioni vanno individuate anche le precise responsabilità dei calciatori. Fino al triplice fischio è stato pericoloso solo Karsdorp, peraltro con un cross sbagliato: troppo poco per vantare qualche recriminazione. Serata storta per tutti, per l'allenatore e per quasi tutti i giocatori, suggellata peraltro dai gialli che toglieranno Ibanez e Villar dalle disponibilità del tecnico per la ripresa del campionato, a Sassuolo. E bene è andata a Mancini che, già ammonito, ha litigato un paio di volte con Osimhen.