Neppure l'eccezione che conferma la regola. La Roma è andata oltre. I big match, in Italia, erano indigesti, continuano a essere tali. E questo con il Napoli ha l'aggravante di aver forse allontanato in maniera quasi definitiva l'inseguimento a uno di quei quattro posti che vogliono dire i cinquanta milioni della qualificazione alla Champions. Certo, c'à ancora la strada dell'Europa League, dura, difficile, con ostacoli reali e possibili piuttosto complessi, ma il problema italiano resta. Nove partite contro le altre sei dell'alta classifica, tre pareggi (Milan a San Siro Inter e Juve all'Olimpico), sul resto meglio stendere un velo pietoso. Ne rimangono altri tre, almeno per confermare la regola che vuole ci sia sempre un'eccezione che confermi la regola: Atalanta e derby in casa, l'Inter a San Siro quando forse i nerazzurri potrebbero aver già festeggiato lo scudetto (se legge Antonio Conte ci querela).

Noi, però, da inguaribili ottimisti, restiamo convinti che la rosa giallorossa avrebbe potuto fare meglio negli scontri con le dirette rivali nella corsa ai soldi Champions. Anche se non va dimenticato che Fonseca in questa stagione, quasi come nella precedente, ha dovuto fare con una serie di infortuni ai confini dell'accettabile. Prendete pure la sfida contro il Napoli. A casa il leader difensivo, Smalling. Così come Mkhitaryan uomo imprescindibile per caratteristiche e qualità per la transizione offensiva dei giallorossi (soprattutto in una gara come quella contro la squdra di Gattuso, in cui nel primo tempo si è vista una Roma che aspettava per ripartire). Assente anche Veretout, cioè l'uomo insostituibile per il centrocampo. Senza dimenticare che in questa stagione, per il secondo anno consecutivo, Zaniolo ha potuto fare solo lo spettatore. Sono quattro titolari, e che titolari, che non si possono regalare a nessuno, figurarsi al Napoli. Eppure, consentiteci la polemica, negli ultimi due mesi abbiamo sempre sentito parlare dell'infermeria piena del MIlan, così come di quella del Napoli. Tutto vero, per carità, ma nei confronti della Roma questo tipo di attenuanti non sono state mai sottolineate, anzi sono state ignorate.

Sia chiaro non vogliamo che questo costituisca un'attenuante per la squadra di Fonseca. Ci sono carenze strutturali, per esempio è ricicciato quello del portiere, cioè il Pau Lopez visto contro il Napoli, tutto è stato meno che una garanzia. Ma c'è anche la mancanza di un'alternativa a Veretout e un centravanti bosniaco che in questa stagione si è acceso pochissime volte. E poi ci sono carenze di lettura delle partite e di strategia, parola molto cara all'allenatore portoghese. Non vuole essere un irreversibile capo d'accusa nei confronti di Fonseca, ma prendiamo la partita contro il Napoli. Quando è arrivata la formazione ufficiale dei giallorossi, chi scrive l'ha trovata condivisibile e improntata a quel coraggio pure tanto caro al portoghese. Pedro, El Sharaawy e Dzeko, Pellegrini in mezzo al campo. E allora, sempre chi scrive, ha pensato, vuoi vedere che la Roma mette palla al centro e si sistema nella metà campo avversaria, pressing alto, ricerca del pallone, obiettivo mettere in difficoltà il palleggio basso del Napoli? È successo il contrario. Giallorossi nella loro metà campo, linea difensiva bassa, i tre attaccanti che non ci pensavano proprio ad andare a pressare. Il risultato è che fino al primo gol di Mertens (a Pau Lopez devono aver detto che si stava giocando a nascondino), la Roma non è quasi mai uscita dalla sua metà campo consentendo a Insigne e compagni di fare tutto quello che avevano programmato.

La cosa, sempre per chi scrive, ancora più strana, è che poi nel secondo tempo abbiamo visto la Roma che ci aspettavamo nei primi quarantacinque minuti. Si dirà: certo, il Napoli si era costruito un doppio vantaggio ed è rientrato in campo per provare a gestire. Vero, ma resta il fatto, a nostro giudizio, che perdere per perdere allora sarebbe stato preferibile provare a mettere in campo quel coraggio a cui, nel dopo partita, si è di nuovo appellato anche Fonseca. Per questo, non possiamo credere che il portoghese ai suoi giocatori abbia detto di aspettare il Napoli. Magari, in considerazione della fatica in campo e logistica della trasferta in Ucraina, avrà consigliato di non cominciare subito a cento all'ora. Ma pure fosse stato così, perché allora schierare tre punte e Pellegrini in mezzo al campo? E così è andata in campo una formazione offensiva che si è trovata a giocare una gara difensiva. Il risultato non poteva essere che le due pappine incassate dal Napoli.
La Roma, in ogni caso, ora non deve pensare solo all'Europa League. Ci sono da onorare comunque altre dieci partite di campionato. Per la maglia e per noi tifosi. Si giochi con coraggio e, ne siamo convinti, si riuscirà a dare ragione alla regola che c'è sempre un'eccezione che conferma la regola.